Me sa che ci ha azzeccato…

Alla fine di una riunione dei Ministri Europei tenutasi a Berlino, alcuni di loro decidono di rilassarsi andando a visitare lo Staatliche Museen. Fermandosi ad ammirare il dipinto “Adamo ed Eva in Paradiso” di Lucas Cranach…..

Angela Merkel commenta: “Ma che perfezione quei corpi: alti, snelli, atletici e con l’aria determinata. Queste sono caratteristiche decisamente tedesche…“.
Emmanuel Macron replica: “Non sono affatto d’accordo! Osservate piuttosto l’erotismo che traspare dagli sguardi e dai corpi: lui così aitante e lei così femminile… Ambedue sembrano rendersi conto che la tentazione è in agguato… Non possono essere che francesi!“.
Theresa May scrolla il capo e dice: ” Ma cosa dite! Né tedeschi, né francesi! Fatemi la cortesia di notare la serenità dei loro volti, lo stile dell’atteggiamento, la finezza della posa, la sobrietà dei gesti … Possono essere solo inglesi“.
Paolo Gentiloni sbotta: “Ma guardateli bene: sono senzatetto, non hanno vestiti e neppure le scarpe, gli resta solo una mela da mangiare in due, non protestano e si illudono di essere in paradiso. Non possono essere che italiani!“.

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Pubblicato in Scherzi da Prete

La coda del satanasso

Mi trovavo al supermercato, quando sentii una frase illuminante. Un uomo diceva alla moglie: «Le spese per i cuccioli stanno arrivando alle stelle». Così, data la mia curiosità, mi sono andato a informare. Risulta che, in Italia, i proprietari di animali domestici spendono più di 2miliardi di euro l’anno. Di questi, poco più di 500 milioni di euro vanno per cure e medicine, il resto per cibo e giocattoli. Questa cifra proviene da un sondaggio di un noto quotidiano, in data 2013.
Intanto, a Tokyo, New York e Londra (forse anche altrove) sono stati creati alberghi che dispongono di camere – o gabbie per chi non può spendere molto – per sistemare i propri animali. Tutte le stanze hanno condizionatori e purificatori d’aria. La tariffa varia da circa 28 euro (per la gabbia), fino ai 145 euro giornalieri (per una deluxe). Non vorrei sbagliarmi, ma è quasi il doppio di quanto pagherebbe una persona, per sé, rivolgendosi a un albergo di medio livello. Ovviamente, dal prezzo sono esclusi i servizi veterinari e, attenzione, di acconciatura. Mentre il personale, è a disposizione degli animali a tempo pieno.
Negli USA, una delle industrie specializzate in prodotti per animali domestici (ce ne sono già diverse), la Petco, ha già aperto quasi mille negozi, con 18.000 dipendenti.
Secondo il New York Times, negli Stati Uniti, tutto ciò che si muove al servizio degli animali domestici, produce circa 35 miliardi di euro annui. Sempre negli USA, la vendita di prodotti per animali (esclusi mangimi e servizi) risulta di 9,8 miliardi di euro (nel 2015), rispetto ai 6,2 miliardi di euro spesi per prodotti per la cura dei bambini. Inoltre, le vendite di prodotti per animali da “compagnia”, aumentano del 7% annuo, mentre le vendite di prodotti per bambini diminuiscono.
Insomma, stiamo allegri! Per gli animali si spende tanto e si riserva loro tanta cura e conforto, da fare invidia ai nostri anziani parcheggiati negli ospizi. Allora, ho pensato: «Quanti bambini nel mondo ricevono cure così attente?». In questo caso non c’è bisogno di curiosare per capire che le cose non vanno altrettanto bene.  In un recente un rapporto dell’UNICEF, il direttore esecutivo, ha detto: «Non può esservi un progresso duraturo se continuiamo a trascurare i bambini più bisognosi, i più poveri e vulnerabili, quelli sfruttati e abusati». Sì, proprio così: i bambini rappresentano un’altissima percentuale della popolazione povera. Anche perché i Paesi meno sviluppati sono quelli che hanno la popolazione più giovane. Tutti questi bambini rischiano di non ricevere nessuna istruzione, perciò, non saranno in grado di produrre un reddito che gli consenta, in prospettiva futura, di uscire dallo stato di povertà.
Lo stesso rapporto, afferma che 1.200.000.000 (Unmiliardoduecentomilioni) di bambini soffrono per la mancanza di un’adeguata alimentazione, di acqua potabile, di fognature decenti, di servizi sanitari, di abitazioni, d’istruzione e d’informazione. È il caso di dirlo abbiamo creato un mondo di cuccioli viziati, al margine di un’immensità di bambini affamati. Allora, lasciatemelo dire: «Anche qui, il satanasso ci ha messo la coda».
Allora, stavolta per informazione, mi sono andato a rileggere il nostro Catechismo, quello della Chiesa cattolica. Così, ho scoperto che al n. 2416 si afferma: «Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura. Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro». Tuttavia, al n. 2418 avverte che: «È indegno dell’uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini. Si possono amare gli animali, ma non si devono far oggetto di quell’affetto che è dovuto soltanto alle persone». Per la Chiesa, dunque, è chiaro: non soltanto gli animali “non vanno viziati”, ma prima di tutto è necessario salvare gli uomini, in questo caso i “cuccioli” di uomo, cioè i bambini.

Pubblicato in Peperoncino | 1 commento

Presentazione della categoria

Carissimi.
Ho pensato di aggiungere una pagina al mio Blog, volendo offrire le mie opinioni su argomenti che normalmente non tratto.
Siccome sono argomenti, per così dire “piccanti” (come il peperoncino), e le mie opinioni in merito bruceranno (come il peperoncino), l’ho voluta chiamare: “Peperoncino”.

Pubblicato in Peperoncino

Vivere la Messa

Dopo le ultime catechesi sulla Messa, mi sono giunte due domande:
1. spiegare in che modo la Messa coinvolge la vita quotidiana;
2. in che modo si santifica la domenica.

1. Come ho già ampiamente detto, la Messa, è il centro (potrei dire il cuore) dell’intera vita del credente, inteso nell’insieme della comunità ecclesiale o come singolo fedele.
Dobbiamo considerare la Messa il culmine dell’azione con cui Dio Padre, nel Figlio, per lo Spirito Santo santifica tutto il creato. Allo stesso tempo considerarla momento privilegiato in cui gli uomini offrono al Padre il vero culto.
La Messa, dunque, è vertice di tutta la vita cristiana, in cui veramente si unisce il cielo e la terra e, per questo, la grazia santificante si diffonde su tutto il creato.
Ogni attività della comunità dei fedeli e del singolo credente trova il suo punto di arrivo e di partenza nella Messa. Infatti, il senso del tradizionale congedo al termine della Messa: «Ite Missa Est» significa questo, «la Messa è compiuta, andiamo verso il mondo, verso la nostra vita e attività quotidiana». A questo deve seguire l’impegno di vivere ciò che abbiamo celebrato, in attesa di tornare alla Messa, colmi del nostro lavoro, da offrire in lode per tutto ciò che abbiamo fatto per mezzo di Cristo.
Dunque, nella vita quotidiana, noi prepariamo la mensa eucaristica, sulla quale porremo ogni preghiera della Chiesa e del singolo cristiano, raccolte quotidianamente. Prepariamo l’appuntamento d’amore con l’Uomo-Dio che ha dato tutto se stesso per noi.
Non dimentichiamo che è nella vita quotidiana che il sacramento del mistero di Cristo e della Chiesa, esprime e realizza il nostro pellegrinaggio terreno suscitando e alimentando il nostro desiderio di vita eterna: il paradiso.
Non esiste una preghiera che sia uguale o superi la Messa, nessun’altra azione della Chiesa può equipararsi alla sua efficacia. Per questo celebrare la Messa e portarne i frutti ogni giorno, ci fa assaporare quanto di più prezioso la Chiesa possiede nel suo cammino storico. In essa è presente ogni grazia e bene spirituale. La Messa, dunque, è «una questione d’identità», un bisogno, una necessità vitale, dalla quale non si può fuggire.

2. La domenica si santifica: partecipando alla Santa Messa; dedicandosi ad attività che rendono culto a Dio (tempo dedicato alle preghiere personale, alla lettura). Dare spazio alla propria vita coniugale e familiare. Dare al corpo, anima e spirito il giusto e doveroso riposo. Dedicarsi a opere di carità soprattutto a servizio dei malati, degli anziani, dei poveri.

Pubblicato in A domanda rispondo

Sapere e Sapore

L’origine della parola «sapere» trova la sua radice nel termine «sapore», con il quale intendiamo esprimere il gusto di qualcosa. Anticamente, al sapere si associava la parola «conoscenza», il più delle volte nel significato di «saggezza», cioè, la capacità che ha la conoscenza di formulare un giudizio esatto. Perciò, era sapiente colui che aveva imparato a conoscere (soprattutto a livello esperienziale) persone e cose. Dove esiste questo tipo di sapere, se applicato alla propria vita, vi è benessere psico-fisico.
Oggi, però, viviamo nell’era tecnologica in cui la saggezza ha perso il suo tratto distintivo e il progresso ha trasformato il sapere in «apprendimento massificato d’informazioni» da archiviare (proprio come fa il computer).
Il cambiamento culturale è dovuto al declino dell’Istituzione scolastica. La Scuola, infatti, è passata dall’essere “maestra di vita” al ruolo di distributrice di nozioni. Questo è frutto di un “pensiero debole” che propone l’insegnamento “oggettivo” indirizzato al bene di tutti che finisce, però, per rinunciare alla trasmissione degli strumenti utili alla formulazione di un giudizio esatto. Giudizio necessario per dare alle persone, l’autonomia verso le scadenti proposte della cultura contemporanea che, spesso, equivalgono al modo di pensare, più basso, della massa.
La scuola, dunque, “fornisce” dati, serie di nozioni che conducono alla moltiplicazione del sapere. Basti vedere la vastità dei percorsi di studio offerte dalle Università. La moltiplicazione del sapere, però, in realtà, né provoca la «frammentazione». Si entra necessariamente nell’ambito delle specializzazioni, la cui conseguenza è visibile nel mondo del lavoro. Abbiamo, infatti, “specialisti di specialità” che mancando di un sapere generale (universale), si trovano in evidente difficoltà qualora subentri un fattore d’incognita. Pensiamo ai problemi in campo medico.
La frammentazione del sapere, dunque, toglie autonomia al soggetto e lo porta all’impossibilità di sviluppare quella conoscenza universale che, da sola, può far apprezzare le situazioni, grazie alla maturità del proprio pensiero. In altre parole, il sapere contemporaneo ha perso la caratteristica di «saggezza» in favore della «conoscenza». Oggi ci si avvale di diverse tipologie d’intelligenza, utili ad accumulare un enorme patrimonio di nozioni e dati, ma incapace d’interpretarli, di collegarli e, soprattutto, di trasmetterli ad altri soggetti.
A risentire di questa nuova frontiera del sapere sono le relazioni interpersonali. Gli uomini hanno bisogno di saggezza, per vivere insieme, non di nozioni. Altrimenti, i dati (che sono interpretabili) saranno capiti da ciascuno attraverso competenze che, lontani dal sapere e dall’esperienza, porteranno alla formazione di diverse “verità”. La conseguenza di ciò, è lo sganciamento dal reale che confluisce nella solitudine. Infatti, se non c’è una Verità assoluta a garanzia delle interpretazioni dei dati ricevuti dai singoli individui, esisteranno diverse verità che senza un garante, allontanano piuttosto che unire le persone.
Essere saggi dunque, può essere la nuova frontiera in cui sviluppare sane relazioni e risolvere i problemi dell’umanità futura.

Pubblicato in Luce e Sale