Peccato e Riconciliazione (prima parte)

the-framework-478150_1920Premessa

Con questa prima pubblicazione, inizia un ciclo di catechesi sul «peccato» che confluirà sul tema della «confessione» (più esatto dire «riconciliazione», risposta che Gesù dà al peccato).
Sul primo dei due argomenti c’è da dire che i fedeli, spesso, fanno fatica a manifestare una chiara conoscenza. A volte esprimono concetti elevati sforzandosi d’inserire aspetti teologici; reminiscenze di catechismo giovanile. Altre volte ripetono definizioni classiche della Dottrina, abbozzando risposte più o meno appropriate, spesso però, incomplete. In ogni caso, noto che ad avere le idee chiare sono in pochi. Insomma, il peccato sembra essere un perfetto sconosciuto mentre, in realtà, è la “compagnia” più assidua nella vita di ogni uomo.
Per capire l’argomento, bisogna andare al “dunque” della questione. Imbottirla di concetti che, in realtà, sono secondari finisce per proporre un piatto, sì appetitoso, ma dal gusto indefinito e confuso. Per evitare questo rischio, inizieremo la serie di catechesi trattando il tema del peccato partendo dalle sue origini. Successivamente guarderemo al peccato sociale per giungere a capire quello personale. Allora, sarà chiaro che la fede insegnata da Gesù, è distante da quella che siamo abituati a vivere, o veder vivere, nella Chiesa, dalla maggior parte dei cristiani, che – come il resto del mondo – vive le conseguenze di una terribile scelta (consapevoli o no, questo non posso saperlo): preferire il peccato alla grazia.
Prima di cominciare, sento di dover dare un consiglio: poiché i temi trattati sono molto importanti, non proseguite nella lettura, fintanto che non avrete compreso il concetto stiamo approfondendo. In questo potremmo giungere ad avere un quadro ben definito e chiaro.

Parte introduttiva

L’inizio “ufficiale” della missione terrena di Gesù, si ha con il Battesimo ricevuto da Giovanni nel Giordano. Il giorno dopo, il Battista, rivolto ai suoi discepoli, indica l’uomo che si allontana all’orizzonte con un “titolo”: «Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Il titolo di «Agnello di Dio», è da considerarsi la caratteristica principale del mandato che Gesù ha ricevuto da suo Padre. Cristo, è il Redentore, il Salvatore dell’intero genere umano (nella sua natura), l’agnello (sacrificale) di Dio che toglie «il peccato del mondo». Attenti, Gesù non è venuto per «i» peccati del mondo, ma per «il» peccato del mondo.
Chi è avvezzo alla liturgia eucaristica, sa che a un certo punto, nei riti di comunione il sacerdote dice: «Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo». Non considero errata la formula, ma certamente cambia tutto il concetto che Giovanni Battista ha espresso in quella meravigliosa frase, nella consapevolezza che Gesù è venuto per il peccato.
Ecco dunque il punto di partenza: la missione di Gesù non è quella di salvarci “dai peccati”, ma di liberarci «dal peccato».
 
Cos’è il peccato, così inteso?

Per ora diciamo che il peccato (del mondo), è il peccato originale. Agli inizi della propria storia, l’umanità dovette fare delle scelte. Tra di esse, decidere se l’alleanza che Dio (il Creatore) aveva stipulata con lei fosse necessaria o marginale. La scelta fu quella di rompere l’alleanza ritenendo di non aver bisogno di Dio per regnare sul mondo.

Perché era necessario esserne liberati?

Gesù, è venuto a liberarci, perché il peccato originale, ha generato una frattura tra Dio e la natura umana, insanabile da parte dell’uomo.
Tutta la storia ha avuto origine da questo evento e fintanto che non lo si comprende, è difficile capire appieno perfino il significato della drammaticità della vita umana.

A questo punto, per capire meglio, sarà opportuno inquadrare un tema importante per il popolo di Israele che torna utile al nostro discorso: l’alleanza.
Ci troviamo dinanzi a un concetto importante che definirei in questo modo: «Patto – nel nostro caso anche «unione» tra due soggetti –, in vista del raggiungimento di un obiettivo – nel nostro caso, lo sviluppo del Progetto Creativo». L’alleanza serve a mantenere una pacifica convivenza tra due soggetti. Mancando la giusta cooperazione, vi saranno delle ripercussioni. Ad esempio: nella seconda guerra mondiale, l’Italia fece un’alleanza con la Germania. Quando il nostro Paese ruppe l’alleanza, le ripercussioni tedesche furono terribili. Dall’alto della sua potenza militare, la Germania mise in ginocchio l’ex alleato. Si tratta della legge del più forte che detta le condizioni al più debole, qualora si rompesse il patto.
Il contenuto del patto tra Dio e l’uomo (maschio e femmina, creato da Dio), lo si evince in due momenti del racconto della Creazione. Nel primo, Dio stabilisce un’alleanza con l’uomo, perché amministri come suo rappresentante, tutto il creato: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate [sulle creature, n.d.a.]» (Gn 1,28).
Il secondo momento, strettamente legato al primo, fu il divieto di accedere alla conoscenza divina. Divieto, non dettato dall’invidia (come suggerito da satana alla donna), ma proposto per amore: «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente morirai”» (Cf. Gn 2,15-17).
Per ora fermiamoci qui, ma torneremo sui contenuti dell’alleanza per far luce su alcuni temi molto importanti, per conoscere meglio il nostro argomento.

Un altro tema da trattare è quello di «storia», secondo questo concetto: «Tutto ciò che accade nella storia umana, se letto alla luce della ragione illuminata dalla fede, rivela il rapporto tra Dio e gli uomini (tutti). Infatti, la nostra storia non è fatta delle chiacchiere televisive di tanti opinionisti che, senza titolo, si mettono a parlare di cose che non conoscono. La storia non può essere interpretata con i criteri degli storiografi che partendo dalla sociologia attuale tentano di leggere il presente come il naturale punto di arrivo di un passato che si svolge su un unico filo.
Il filo della storia non è neanche l’intreccio di eventi basati sulla politica o la tecnologia. Lo scorrere del tempo, è l’insieme dell’azione umana, corretta dall’intervento divino. Perché la storia umana, essenzialmente, ha un valore eterno. Fintanto, che noi c’impegniamo ad approfondire i testi biblici al fine d’illuminare la storia dell’uomo, a livello universale, siamo attratti da un fascino unico, connaturale alla comprensione (sempre più e sempre meglio) dell’azione di Dio in favore dell’umanità e della creazione. Usando altri metodi di approccio, anche il credente rischia di cadere nell’opinionismo che tratta la fede attraverso concetti scientifici, razionali e filosofici, frutto della mente dell’uomo. Tutto questo è buono, se elevato dalla luce della fede, altrimenti si rimane ancorati al concetto di Dio, tipico di culture o persone che il Dio di Gesù Cristo, non lo conoscono affatto.
Detto questo, se vogliamo conoscere l’attuale condizione dell’uomo, dobbiamo rileggere tutta la storia dal suo inizio. Ovviamente, in queste catechesi non tratterò approfonditamente il tema della storia umana. D’altra parte, ai fini dell’argomento a noi interessano solo alcuni momenti e di quelli parliamo, iniziando come sempre si dovrebbe fare: dalla genesi.

Perché Dio crea?

Noi sappiamo che la creazione è opera di Dio, ma spesso ci dimentichiamo che Dio ha creato l’universo per dare una casa a una creatura speciale, un essere che gli sta di fronte, cioè, responsabile: l’uomo.

Cosa significa responsabile?

Il riferimento è all’azione del rispondere, ma si risponde quando c’è qualcuno che chiama. Ebbene Dio, nella creazione ha posto la sua attenzione, sull’unica creatura capace di una relazione personale, responsabile. Questo era l’uomo, agli inizi della sua storia; l’unico capace di comunicare e condividere con Dio l’immagine e somiglianza. Tuttavia, noi non riusciamo ad andare oltre questo dato, poiché la Bibbia non ci dice “come” Dio ha creato l’universo (incluso l’uomo). Non lo dice, perché non è un libro scientifico. La Bibbia, è un libro metastorico. Il significato di questo termine, indica che si tratta di un testo che supera la storia, va al dì sopra della storia ma, allo stesso tempo, la comprende. In altre parole, si può dire che la storia biblica non sta all’interno della storia umana, altrimenti sarebbe un libro come tanti e la storia contenuta più o meno obiettiva, a seconda della comprensione dello storico che la scrive esprimendo fatti e dati che già conosce.
La Bibbia, invece, ci pone essenzialmente in una situazione di centralità. L’uomo sta al centro di tutto e il contenuto della sua storia non è pienamente rivelato. Ecco perché il testo biblico è sempre attuale. Un libro di storia, deve essere aggiornato periodicamente, perché bisogna inserire fatti nuovi, oppure rileggere avvenimenti antichi alla luce delle conoscenze attuali. La Bibbia no! La Bibbia parla all’uomo, dicendo qualcosa dell’oggi, rileggendo ciò che è stato ieri, in funzione del domani. Mettiamo i cristiani del 2100. Essi leggeranno la Bibbia, secondo lo stesso principio, come se fosse un testo che parla dell’allora in funzione del nostro tempo in previsione del loro futuro. Questa è la differenza tra storia e metastoria.
All’interno della Bibbia, dunque, c’è tutto quello che è necessario conoscere, niente di meno niente di più. Tutte le altre conoscenze umane sono accessorie e dipendono dalla conoscenza che la Bibbia ci offre. Approfondire il testo sacro significa mettersi dinanzi alla luce dello Spirito Santo, che né è l’Autore, per comprendere la storia d’amore tra Dio e l’uomo in funzione di una conoscenza che, a mano a mano, diventa profonda e ci svela i misteri di Dio. Per questo non si finisce mai di comprendere la Bibbia, perché i misteri di Dio sono infiniti.

Tuttavia, c’è un’avvertenza da fare. La riferisco a quanto afferma l’apostolo Pietro: «Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio (2Pt 1,20-21)». In altre parole, non tutti hanno gli strumenti necessari per comprendere la Bibbia e a leggerla (o interpretarla) da soli si rischia di cadere in alcuni errori, tipici di chi si avvicina al testo sacro con presunzione e lo interpreta in maniera sbagliata.

Tornando al nostro tema. Nella Bibbia, Dio svela qualcosa della storia di tutta l’umanità in funzione del suo progetto, sottolineo del suo progetto, non dei progetti umani. Con il decadimento della natura umana a causa del peccato originale, Dio non sa che farsene dei progetti umani; sono tutti falsati e infettati da satana. Nel XVII secolo il vescovo francese Jacques Bossuet, coniò questa frase: «Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini». Ho sentito più volte pronunciare questa frase con compiacimento, penso invece che l’umanità dovrebbe vergognarsi. Se Dio è costretto a scrivere diritto, sulle nostre righe storte, è perché noi non siamo così bravi come pensiamo. Anzi, questo significa che Dio è costretto a sistemare quello che noi facciamo male, ma torniamo al progetto di Dio. In funzione di questo, noi sue creature, siamo chiamati (su questa terra) a raggiungere il massimo obiettivo possibile. Non quello di avere più lauree, un lavoro, una famiglia, una casa. Queste sono cose (o persone che Dio ci affianca) in funzione dell’obiettivo da raggiungere. Ad esempio: chi in questo mondo, sente in cuor suo di voler vivere l’esperienza familiare, avrà una moglie/marito con cui gli sarà più facile compiere (insieme) la strada. Amandosi ci si appoggia l’un l’altro; se uno cade l’altro lo rialza, ma l’obiettivo per l’uomo non è la famiglia, altrimenti Gesù parlando della vita eterna non avrebbe detto: «Quando risorgeranno dai morti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli» (Mt 12,25). Dunque, le cose terrene non sono l’obiettivo finale dell’uomo, Gesù afferma: «Datevi da fare non per il cibo che non dura (tutto ciò che è terreno), ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà» (Gv 6,27). Perciò, nel caso del nostro esempio l’obiettivo non è la famiglia, ma, attraverso di essa, conoscere Dio. Questo è il vero e unico «scopo» (obiettivo) di ogni essere umano, cui si associa il credere in Gesù, in funzione della vita eterna. Dissero a Gesù «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio? Gesù rispose: Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6, 28-29). Infine, riguardo alla vita eterna, aggiunse: «Questa è la vita eterna: che conoscano te (Padre), l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17,3).

Questo è ciò che Dio chiede all’uomo, non vuole altro. Tutto quello che ci permette di fare nella nostra vita, nella storia, è in funzione di questo scopo.

Perché tanti cristiani non trovano uno stimolo per andare avanti tra le difficoltà della vita? Perché non hanno chiaro l’obiettivo da raggiungere. Perciò, famiglia, lavoro, ecc., diventano un peso non un trampolino di lancio. Queste persone finiscono per mettersi al servizio dei desideri del momento presente come se non esistesse il futuro, né la vita eterna. Ecco, allora, che diventano vuote: se l’uomo nel cuore non ha il desiderio di Dio sarà sempre vuoto.

continua

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Pubblicato in Catechesi

Il prete agli occhi della gente

priest-1713035_1280Il prete sbaglia sempre

Se il prete ha un carattere gioviale: «è un ingenuo».
Se è una persona riflessiva o pensierosa: «è insoddisfatto».
Se è bello: «ma perché non si è sposato».
Se è brutto: «Si è fatto prete, perché nessuna l’ha voluto».
Se va al Bar: «è un bevitore».
Se sta in casa: «è un’eremita asociale».

Se veste “borghese”: «è uomo di mondo».
Se veste la “tonaca”: «per carità, è un conservatore!».
Se il prete parla con i ricchi: «è un capitalista».
Se parla con i poveri: «è comunista».
Se il prete è grasso: «ma quanto mangia!».
Se è in linea: «che vanitoso!».

Se il prete parla del Concilio Vaticano II: «è moderno».
Se parla di norme: «è medievale».
Se predica a lungo: «è noioso!».
Se è breve: «non ha niente da dire».
Se nella predica alza la voce: «…e che si urla!».
Se parla normale: «non si capisce niente!».

Se parla terra terra: «non ha studiato».
Se parla raffinato: «non si capisce niente».
Se possiede una macchina: «è ricco».
Se non la possiede: è avaro, «quanto scoccia, sta sempre a chiedere passaggi».
Se il prete visita i parrocchiani: «ficca il naso nelle loro cose».
Se sta in canonica: «non va mai a visitare i suoi parrocchiani!».

Se chiede offerte per la Parrocchia: «è bramoso di denaro!».
Se non le chiede: «non aggiusta mai niente».
Se il prete non organizza feste: «la parrocchia è morta».
Se organizza feste: «tutti soldi sprecati!».
Se in confessionale trattiene i penitenti: «da scandalo».
Se, invece, è rapido: «non ascolta i penitenti!».

Se il prete incomincia la Messa puntuale: «il suo orologio è avanti».
Se incomincia un tantino più tardi: «ecco, ora ci fa fare tardi».
Se fa restauri alla chiesa: «spreca denaro, poteva darlo ai poveri!».
Se da soldi ai poveri: «con tutti i lavori da fare in chiesa, butta così i soldi».
Se il prete è giovane: «è inesperto».
Se è vecchio: «è ora che si tolga dai piedi».

Ma…..
……. sé il prete va altrove? Sé va lontano in missione, sé muore.
Oggi non ci sono più tanti preti: siamo sicuri che c’è chi potrà sostituirlo?
Se nessuno celebrerà, con te e per te, l’Eucaristia; ti assolverà; ti consolerà; ti aiuterà nel momento del bisogno; ti trasmetterà la grazia del Signore Gesù Cristo, da chi andrai?

Facile giudicare il prete, ma quanti l’accolgono, l’aiutano, lo consolano o pregano per lui, ogni giorno?

«Beato chi non si scandalizza di me» (Mt 11,6).

Pubblicato in Peperoncino | 1 commento

Rapporti sessuali prima del matrimonio?

pexels-photo-2540691.jpeg«Fare sesso prima del matrimonio è peccato? Il mio ragazzo ed io abbiamo avuto di queste relazioni e non mi sembra di aver offeso nessuno. Inoltre, da più voci sento dire che i rapporti prematrimoniali aiutano i futuri sposi a conoscersi ed armonizzare meglio. Tuttavia, quando rifletto con calma ho dei dubbi e mi sento confusa sul fatto che, in fondo, sia una cosa buona».

 Nella risposta ho rivisitato e ampliato un articolo di P. Miguel Angel Fuentes, I.V.E.

 Rispondo con il seguente brano che prendo testualmente dal libro del gesuita Padre Jorge Loring dal titolo Per salvarti: «C’è chi dice che le esperienze sessuali prima del matrimonio hanno la loro convenienza. Si afferma che conviene abituarsi prima delle nozze. Questo è falso! Le relazioni sessuali prematrimoniali, non sono necessarie, non sono convenienti e non sono lecite. Anzi, a livello di fede, sono proibite da Dio».
Il famoso Neuropsichiatra spagnolo López Ibor afferma: «Le relazioni sessuali prematrimoniali non sono affatto necessarie per la futura armonia matrimoniale».1
Se questo tipo di esperienze fossero buone, Dio non le avrebbe proibite e se le ha proibite, è perché non sono buone, né necessarie.
La cosa più naturale sarebbe che i coniugi imparassero l’uso della sessualità, dopo le nozze, a poco a poco. Infatti, non c’è alcuna necessità nel precipitarsi, anzi non è nemmeno conveniente. E poi, tranquilli! Nessun problema se all’inizio non tutto riesce alla perfezione. Piuttosto, a dire il vero, in molte coppie sposate se uno dei due sin dal primo giorno dimostra molta esperienza, rischia di suscitare una cattiva impressione nell’altro.

Un’affermazione frequente recita così: «Ci amiamo e ci sposeremo, se ancora non siamo sposati è solo un fatto di circostanze. Dunque, perché non possiamo fare ciò che il nostro amore richiede?». La risposta è semplice. Intanto, fondamentalmente, on è assolutamente vero che l’amore richieda, “sempre” l’esercizio della sessualità. Il tema, poi, rientra nella questione sacramentale: «Non si può esercitare l’uso della sessualità, perché manca il sacramento che dà diritto all’uso del corpo, cioè il matrimonio».
Faccio un esempio. Come uomo chiamato al ministero sacerdotale, anch’io, prima di essere ordinato sacerdote, desideravo celebrare la Messa: però non potevo farlo! Questo, perché non avevo ricevuto il sacramento che mi conferiva la facoltà di farlo. Se avessi celebrato la Messa prima dell’Ordine, sarebbe stata un’azione illecita e la Messa invalida. Poi, c’è da aggiungere questo: se, tra non sposati, l’atto sessuale non è lecito, non sono leciti neanche gli atti che conducono ad esso. Per questo chi non è sposato deve evitare tutte quelle azioni che portano ad eccitare l’apparato genitale.

Certo, nel contesto super erotizzato in cui viviamo, ove la cultura continua ad affermare la “necessaria liberazione”, molti giovani sono spinti al disordine sessuale con dannose conseguenze per loro stessi. C’è poi, chi assegna un valore dispregiativo al dominio di sé, affermando che non bisogna reprimersi sessualmente.
Non possiamo accettare questo concetto, poiché dominare gli istinti è una caratteristica specifica dell’uomo. Infatti, quanto più ci dominiamo, tanto più mostriamo la nostra umanità. Quanto meno lo facciamo, tanto più dimostriamo la nostra animalità. Trasformare l’uomo in animale, significa degradarlo. Ciononostante, oggi, c’è anche chi presenta come naturale ogni tipo di eccesso sessuale, attaccando l’etichetta dispregiativa di “repressione sessuale” al dominio sulla sessualità. Tutto questo viene giustificato con l’affermazione che reprimersi sessualmente è innaturale ed è causa di mali per la salute. Questa è una menzogna! Anzi, è vero proprio il contrario. La storia conferma che «la decadenza sessuale, è stata preludio a una generale degenerazione sociale insieme a gravi attentati alla libertà e alla giustizia. Che dire poi, delle epidemie di malattie a trasmissione sessuale?».2 Qui subentra, poi, il tema della coscienza. Tra la gente c’è chi afferma che il bene e il male dipende dalla coscienza di ciascun individuo, ma questo è assolutamente falso! Tutti abbiamo il dovere di adeguare la nostra coscienza alla verità oggettiva, sia in ambito morale che in altri ambiti.

Facciamo questo ragionamento. Pensiamo alla matematica e al valore dei numeri; pensiamo alla formula chimica dell’acqua; al valore fisso del “pì greco”, alla distanza della terra dalla luna, ecc. Tutte queste cose, non sono quello che pare e piace alla mia coscienza, ma sono ciò che, obiettivamente, esse sono in se stesse. Questo è quello che definiamo «verità oggettiva». Trasferendo il ragionamento alla coscienza umana possiamo dire che non basta essere sinceri per essere nella verità oggettiva; si può anche essere sinceramente in torto. In altre parole, posso essere sinceramente convinto che i rapporti prematrimoniali siano giusti, ma se mi confronto con la verità oggettiva, mi accorgo di essere sinceramente in torto. Il pensiero soggettivo, dunque, dev’essere in pieno accordo con la verità oggettiva.

C’è chi afferma che la libertà sessuale rende più maturi i giovani, ma anche questa è una menzogna. Anzi, al contrario, li animalizza rendendoli schiavi della sensualità. Dice Tony Anatrella, affermatissimo psicanalista e Professore di Psicologia Clinica negli USA: «Le esperienze sessuali non facilitano affatto la maturità sessuale, al contrario, frequentemente la ritardano».3
Vi è poi un altro grande problema che molti giovani non conoscono: le esperienze sessuali prematrimoniali causano frustrazioni psicologiche. Infatti, un giovane può essere maturo fisiologicamente nei suoi organi genitali, ma si può dire che allo stesso tempo sia maturo psicologicamente? Il sesso abbisogna di un completamento psicologico, per l’esercizio naturale in condizioni naturali. L’attività sessuale prematura, invece, ritarda la maturità affettiva e questo segna – a volte irrimediabilmente – il futuro dei giovani. Inoltre, è provato che le esperienze sessuali precoci impediscono lo sviluppo di quella virilità e femminilità vera, falsando la coscienza sessuale e l’amore.

In conclusione, ridurre il sesso e, soprattutto, l’amore a pura genitalità significa impoverire l’uomo e svilire il grande sentimento che lo contraddistingue dagli altri esseri, cioè l’amore.
Un noto specialista in sessuologia, il Dottor Gregorio Marañón, affermava che il maschio donnaiolo è un “femminoide“.4 Questo significa che mentre la maturità maschile rende l’uomo monogamico – uomo di una sola donna – il donnaiolo è colui che non ha raggiunto il culmine della sua virilità; peggio ancora se è “play-boy” – aggiunge il Dottor José Botella – poiché in questo caso si trasforma in bimbo-giocattolo delle donne.
Circa l’affermazione sulla convenienza delle relazioni prematrimoniali, occorre dire che sono inutili. Infatti, contrariamente a quanto pensano in molti, esse non garantiscono il buon esito del matrimonio. Questo, perché il matrimonio è molto di più che sola armonia sessuale. Lo prova il fatto che la maggioranza dei coniugi, con alle spalle matrimoni falliti, rivolgendosi allo psichiatra hanno affermato di aver avuto frequenti relazioni sessuali prima di sposarsi.
In una trasmissione radiofonica spagnola dal titolo: “Noi protagonisti”, il Dottor Carlos Soler, del Tribunale per le cause di Divorzio di Barcellona affermò quanto segue: «La maggior parte dei coniugi i cui matrimoni sono falliti,5 una volta giunti in tribunale, per sciogliere il legame matrimoniale, nell’interrogatorio, hanno ammesso di aver praticato il sesso prima di sposarsi ritenendo che esso servisse a vincolare la loro relazione in modo più stretto. Tuttavia, hanno ammesso che, dopo il matrimonio, l’atto sessuale non è stato affatto utile a tenere unito il vincolo».6
Continuando sulla stessa linea, uno studio condotto da sociologi dell’Università del Wisconsin (USA), su un campione di 13.000 individui di entrambi i sessi, ha rivelato questo: «le coppie che hanno avuto relazioni sessuali prematrimoniali, una volta sposati, sono giunte al fallimento della loro relazione in percentuale 80 a 10 in confronto a coppie che, prima del matrimonio, non hanno avuto relazioni di tipo sessuale».

Dove inserire, poi, il problema della cultura mediatica. Anche se nei film – ed è una caratteristica della fiction – vediamo continuamente coppie che fanno sesso senza alcun problema, nella vita reale non è affatto così. Anzi, la cosa crea altro che problemi, problemoni. Ad esempio nelle fiction non c’è nessun riferimento alle malattie a trasmissione sessuale, né al fatto che le donne possano rimanere incinte. Nella realtà è diverso. In molte coppie, la donna che non vuole restare incinta, evita con diversi stratagemmi le relazioni sessuali, creando anche incomprensioni nel rapporto col marito, da cui partono attriti e contrasti che finiscono per mettere in crisi il matrimonio. Nei giovani, invece, c’è una sorta d’ingenuità. Essi sono convinti che, nei loro rapporti sessuali, la possibilità di concepire sia molto remota. Ovviamente, è una stupidaggine, basta vedere le statistiche di minorenni che abortiscono per rendersene conto.
Inoltre, il tema della gravidanza, in chi ha esperienze sessuali prematrimoniali, crea moltissime inibizioni. La paura di restare incinte, il conseguente rimorso, producono inibizioni che trasformano l’atto sessuale in qualcosa di totalmente differente. Dal massimo dono che si realizza, per amore, nel matrimonio – compreso il fatto che esso nel matrimonio diventa un atto di virtù: «L’allegria della serenità della coscienza sublima la felicità degli atti umani»7 –, si passa a un atto prematrimoniale, pieno di ansia e angoscia. ***

La morale cattolica, tradizionalmente, ha riconosciuto il periodo di fidanzamento come una condizione speciale in cui si legittimano certi comportamenti che al di fuori di una prospettiva matrimoniale sono da considerarsi disordinati. Ad ogni modo, l’uso della sessualità genitale è considerato sempre come un diritto esclusivo degli sposi, è un «uso matrimoniale». Per questo, l’uso deliberato della facoltà generativa è proibito ai non sposati: «L’uso della funzione sessuale, ha la sua rettitudine morale solo nel matrimonio legittimo», affermò il Concilio Vaticano II. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, afferma: «L’atto sessuale deve aver luogo esclusivamente nel matrimonio; fuori di esso, costituisce sempre un peccato grave, ed esclude dalla comunione sacramentale».8
L’uso dei genitali è un diritto esclusivo di chi è sposato, perché solo in questo caso si può rispondere alle responsabilità che l’uso porta con sé. Per questo, trasformare la sessualità in gioco, è un atto gravemente immorale e significa degradare la missione più sublime dell’uomo.
Ciò che riempie il cuore dell’uomo è l’amore. Pensiamo a quale grande abisso esiste tra ciò che offre una donna che vende il proprio corpo e quello che dona la sposa amata! Per questo, la sessualità senza amore non può essere soddisfacente. Infatti, l’esperienza dimostra che l’unione sessuale fuggevole e molto meno soddisfacente di quella realizzata da una coppia stabile che si ama. La libertà sessuale, l’unione episodica, al principio può essere (in certo senso) gratificante, ma alla lunga lascia l’anima triste. Anche per questo, coloro che passano “da corpo a corpo”, cercando la pura soddisfazione epidermica, finiscono per essere stufi di tutto; persone senza più alcun desiderio; stanchi di vivere; incapaci di amare e rassegnati a non incontrare quella felicità duratura che ogni persona sogna.
La continenza nel fidanzamento, è uno splendido cammino di maturazione. È molto importante, per la felicità del matrimonio, dimostrare concretamente che la necessità di possedersi mutuamente resta subordinata alla presenza dell’amore. Se, poi, si afferma che, poiché si ama una persona non si può prescindere dall’uso del corpo, esistono seri motivi per chiedersi se, nel rapporto, il predominio appartiene all’affetto o al sesso. Chi non è capace di amare nella continenza, da motivi di dubitare che sia in grado di farlo nell’incontro matrimoniale. Dire, poi, come spesso succede: «Se mi ami devi concedermi il tuo corpo», è una sottile forma di ricatto, perché la sollecitazione sessuale non è amore. Se una coppia vuole usare l’atto sessuale per sapere se si ama, bisognerà insegnare loro: «Che aver bisogno di questa prova d’amore significa proprio: mancanza di amore».
L’essere umano è una persona non una cosa. L’amore integra il rispetto alla persona, altrimenti non è amore anche se ci sono manifestazioni erotiche. Infatti, l’amore non consiste nell’eccitazione dei sensi.
L’autentico amore non si dirige solo al corpo, ma a tutta la persona. Ridurre l’amore a piacere genitale significa degradarlo. L’amore è innanzitutto, unione di anime e cuori. Il sesso può entrare nell’amore, ma non è l’essenziale e neanche la cosa più importante. Non sono la stessa cosa, l’avidità erotica e l’amore personale. Soddisfare un istinto o amare donandosi a una persona.

Desiderare di saziare una pulsione istintiva, con una persona, vuol dire strumentalizzarla, non amarla. Chi si lascia schiavizzare dall’appetito sessuale si degrada, si avvilisce, finisce per rendersi incapace di amare. A forza di strumentalizzare l’altro, cercando solo la propria egoistica soddisfazione, si finisce per non riuscire ad amare nessuno, neanche si trattasse di una persona eccezionale della quale si desidererebbe innamorarsi con tutta l’anima. La difficoltà nasce dal fatto che il cuore è diventato arido. Le avventure sessuali di cui ha goduto, un cuore arido, l’hanno reso incapace di una maggiore felicità naturale che, nel mondo, è l’amore coniugale e i figli che danno alla persona una speranza per la vita. Per cui, la sete di piacere sessuale lascia delusi e questa delusione va minando la psicologia producendo una noia per la vita che giunge fino a perdere l’illusione di vivere. Eppure, c’è sempre qualcuno che per giustificare la propria condotta, afferma che il sesso è una cosa naturale e che lo fanno tutte le coppie che si amano. Che il sesso sia naturale nella natura umana e che tanti lo fanno, può essere un dato di fatto, ma questo non fa di esso la verità. Le coppie che si amano, specie se sono cattoliche, non fanno sesso, prima di sposarsi. D’altra parte, lo fanno molte coppie che non si amano e lo fanno per appetito e per vizio. Ma la felicità dell’uomo non può ridursi a piacevoli sensazioni corporali che sono iscritte nell’ordine animale.

Lo specifico dell’uomo, è la sua parte spirituale in conseguenza della quale, l’uomo, gioisce e soffre. Se ti schiaffeggiano in mezzo alla strada, ti fa più male l’umiliazione che lo schiaffo produce, piuttosto che il dolore sulla guancia. Così l’amore spirituale dà molta più felicità all’uomo che il godimento di sensazioni corporali.
Non sono affatto la stessa cosa piacere e felicità. Il dottor Rodríguez Delgado, Neurobiologo – da 22 anni Professore all’Università statunitense di Yale e dal 1972 a capo del Dipartimento di ricerca Ramón y Cajal, che dirige il Centro di Studi Neurobiologici – afferma che piacere e felicità non sono la stessa cosa. Il piacere sta nei sensi, ma è qualcosa in comune con gli animali, mentre la felicità è qualcosa di molto differente. Il piacere è una gioia sensibile; la felicità un godimento spirituale. Il piacere è un godimento a livello animale; la felicità è un godimento a livello umano, e all’essere umano non può bastare la sola parte inferiore (animale). Così si può essere molto felici prescindendo del godimento fisico, come si può godere di molti piaceri fisici, ma sentire un gran vuoto nell’anima.
La persona umana non può prescindere dal suo essere spirituale per essere felice; l’amore vero eleva l’uomo, mentre la sessualità senza amore lo degrada. In questo sono d’accordo tutti quelli che non hanno interesse a forzare la sessualità umana.

Erich Fromm che ha analizzato scientificamente – forse come nessuno al nostro tempo – la problematica, afferma: «Fatti clinici, ovvi, mostrano che uomini e donne che dedicano la propria vita alla soddisfazione sessuale senza restrizioni, non sono felici, e spesso soffrono gravi sintomi e conflitti neurologici».
Ossessionati dalla propaganda pornografica, nell’uomo, si danno casi di autentici maniaci sessuali, che nel proprio desiderio di sperimentare nuove e maggiori sensazioni di piacere, giungono ad aberrazioni tali come fare sesso in tre (o più) simultaneamente. Questo dimostra una totale assenza di amore, sostituendolo con il godimento epidermico, ma l’amore non è epidermide. Impossibile che possa realizzarsi nella vita, chi degrada l’essenza dell’uomo: l’uomo non si realizza degradandosi.
Ci sono anche casi di adulti lussuriosi e malvagi che godono nel pervertire gli adolescenti insegnando loro, e incoraggiandoli, a pratiche lussuriose. I giovani che si lasciano ingannare, è facile che un giorno piangeranno nel vedersi schiavizzati da un vizio che li ossessiona. Quanto, invece, più felici e tranquilli vivono coloro che si trovano liberi da questa ossessione! Purtroppo, è frequente trovare giovani che hanno vissuto così velocemente che hanno consumato la propria vita e sono giunti ad essere vecchi prima ancora di diventare giovani. Vivono senza illusioni per nulla, perché già hanno provato tutto e tutto gli dà noia, li stanca. Vivono tristi, in preda all’alcolismo e alla droga. Sazi di tutto, finiti aridi per mancanza di spiritualità.

Le esperienze sessuali precoci, abbiamo detto, sono illegittime. Bisogna aggiungere che impediscono all’adolescente di maturare nella sua normale personalità psicologica, etica e sociale, infettandola di materialismo scettico ed edonismo irresponsabile. Lo stesso Freud riconosce che la libertà sessuale (dissolutezza sessuale), è la morte dell’amore: «La libertà sessuale illimitata non conduce a migliori risultati. Non costa nulla verificare che il valore psichico della necessità sessuale cala dal momento in cui la soddisfazione risulta facile. Affinché la libido cresca c’è bisogno di ostacoli… nelle epoche in cui la soddisfazione amorosa non ha incontrato difficoltà, l’amore ha perso ogni valore e c’è stato bisogno di forti reazioni per ristabilire i valori affettivi indispensabili. Da questo punto di vista è necessario affermare che l’ascetismo cristiano ha creato per l’amore tutto un insieme di valori psichici che l’antichità pagana non aveva saputo conferirgli».9
Purtroppo la psicanalisi non fu ben assimilata e trascinò molti alla sfrenatezza sessuale. Si confuse l’auto-dominio e la castità con “repressione”, così, volendo evitare i pericoli della castità e cercando di liberarsi da vecchi tabù, l’uomo moderno cadde in una maggiore dissolutezza. Non dobbiamo lasciarci intimorire da quelli che confondono virilità con animalità. Il valore dell’uomo si misura dal carattere e dalla forza di volontà, non dall’istinto sessuale, come avviene in un allevamento di stalloni.
Lo specialista in questioni sessuali, dottor D. Gregorio Marañón, ebbe l’opportunità di denunciare pubblicamente un fatto: «È necessario dire ai giovani – e siano i medici a dirlo, non i preti – che la castità non solo non pregiudica la salute, ma è anche un risparmio di energie per una maggior vitalità futura; la condizione dell’uomo non si misura per la finezza con cui esegue l’atto sessuale. Al contrario, se c’è una virtù specifica di questa condizione umana, è la virtù della rinuncia».10 L’autocontrollo, la forza di volontà, il sapersi dominare sono caratteristiche dell’uomo. Non riuscire a dominarsi è tipico dell’animale. L’animale segue invariabilmente il più forte dei suoi stimoli cosa che attirano il suo istinto. Al contrario, l’uomo può dominare il suo istinto con la volontà. Colui che fa solo ciò che brama, agisce come un’animale. Colui che fa ciò che deve fare – lo desideri oppure no – agisce da persona umana. Tanto l’uomo è persona umana, quanto più si domina. Quanto meno si domina, tanto più è animale. Per questo, aggiunge Alexis Carrel, Premio Nobel di Medicina: «I santi sono state persone fortemente sessuate».11
Innegabile, dunque, il bisogno di una vera virilità per vincere l’istinto, piuttosto che per lasciarsi guidare da esso. Sul tema il Dottor Marañón aggiunge che il desiderio del donnaiolo-femminoide è quello di conquistare le donne per ostentare la propria virilità. Avendo il complesso d’inferiorità maschile, vuole compensare la propria auto-coscienza mascolina carente, con conquiste femminili per dimostrare, a se stesso e agli altri, che egli è veramente un uomo. In questo modo centrando tutto su se stesso, perde interesse per la donna conquistata e ricerca nuove conquiste che suppongano nuovi successi. La stessa cosa succede ad alcune donne che si mostrano frivole, stuzzicanti e seducenti, per convincere se stesse che sono in grado di suscitare attrazione negli uomini. Quando qualcuno cade nella seduzione e cerca il contatto fisico, la donna gli dà lo stop. Spesso frasi come: «Con chi credi di aver a che fare con una qualunque? Io sono una donna dignitosa!», sono la naturale conclusione del “gioco”. Per queste donne, è sufficiente dimostrare a se stessa di essere desiderabile; spessissimo non si vuole ottenere di più. In entrambi i casi, però, si «usa» l’altra persona per affermare se stessi.
Su altri versanti, si sente dire spesso che l’uomo non può controllare le sue passioni e pertanto deve sfogarle. Tuttavia, questo, oltre che essere una sciocchezza, è un insulto a Dio che ci ha creati intelligenti e razionali. Se Dio ci comanda di reprimere la lussuria, vuol dire che è possibile farlo, altrimenti, se comandasse cose impossibili, sarebbe un dio crudele. Sant’Agostino dice: «Dio non comanda l’impossibile, ma ciò che si è in grado di fare. Se pensi di non farcela, domanda a Lui ciò che non puoi e Lui ti aiuterà affinché tu riesca in ciò che devi fare».12

Importanti Congressi internazionali di medicina, hanno dimostrato che la castità non solo è possibile, ma è anche un bene per la salute. Di risposta alcuni dicono che la masturbazione e la libertà sessuale sono buone, ma questo è affermato da coloro per i quali il sesso è un prodotto di consumo. La loro concezione edonistica della vita, è completamente fuori dalla legge di Dio, il quale non può vietare ciò che è bene, né comandare ciò che è male. Per questo la maggior parte degli psicologi sostengono che l’auto-controllo, motivato da un ideale, è utile per la maturazione della persona umana. E poi, nessuno si è mai ammalato per il fatto di essere casto. Mentre invece ci sono molte malattie causate dalla lussuria. La prova risiede nel fatto che nessun medico ha mai messo sulla propria porta un cartello che indica: “Specialista in malattie della castità”. Mentre molti medici hanno una targa alla porta che dice: “Specialista in malattie veneree a trasmissione sessuale”, a conferma del fatto che non ci sono malattie causate dalla castità.
Il Dottor Surbled ha affermato: «I mali della lussuria sono noti e indiscutibili, mentre i mali della castità sono ipotesi solo immaginarie. Lo prova il fatto che molti lavori scientifici e molti volumi sono stati dedicati ad esporre i mali della lussuria, mentre storicamente non è mai esistito un rapporto scientifico che tratti di malattie dovute alla castità». Aggiunge il Dottor Juan José López Ibor, Professore di Psichiatria alla Facoltà di Medicina dell’Università di Madrid e membro dell’Accademia Reale di Medicina, nonché Presidente della Federazione Mondiale di Psichiatria: «Dopo trent’anni di esperienza medica, posso dire che non sono a conoscenza di nessun caso di nevrosi la cui causa è il controllo della sessualità. Ci può essere il casi di un nevrotico casti, ma non significa che la castità sia causa della nevrosi. Ad esempio, anche un uomo casto può essere colpito dal cancro, ma non possiamo dire che la causa del cancro sia la castità».13
Kraff-Ebing, nel suo libro “Psicopatologia sessuale”, scrive: «Molti uomini, in piena salute e di buona costituzione, possono frenare le proprie passione senza neanche il minimo risentimento per questa continenza». Ciò che occorre affermare con forza, è il fatto che si può accettare e vivere la castità volontariamente e con naturalezza. La castità volontariamente accettata per un’ideale non è una repressione ma un dominio di sé (autocontrollo) e l’autocontrollo è necessario per la formazione della volontà. La mia personale opinione, frutto di una lunga esperienza, è questa: “Una continenza liberamente accettata non avrà alcuna conseguenza dannosa per la gioventù”. Non è intelligente eccitare l’istinto sessuale con l’immaginazione, desideri, tatto, ecc., e poi pretendere di frenare il processo fisiologico. Arrestare la fiamma sprigionata in un fascio di paglia, dopo aver acceso il fuoco è difficile. Più utile sarebbe non accenderlo. Per questo, se fin dall’inizio si pongono i mezzi per evitare questa pulsione, il dominio dell’istinto sessuale, può essere una cosa naturale che non presenta problemi. Per questo la morale cattolica insegna ad allontanare i pericoli di eccitazione sessuale.

In una conferenza, un equipe di medici francesi ha ultimamente affermato la falsità nel dire che l’esercizio della sessualità sia essenziale per la salute e l’equilibrio umano. Semmai, è veramente necessario che i meccanismi psicologici funzionino normalmente, integrando armoniosamente l’istinto sessuale nell’insieme della personalità. Pertanto, dire che il dominio della sessualità produce nevrosi, è una fesseria, istigata da pornocrati che fanno affari sfruttando l’appetito sessuale delle persone. Lo prova il fatto che migliaia e migliaia di uomini e donne che hanno consacrato la verginità a Dio vivono con grande pace, felicità e salute del corpo e della mente.
Quando c’è dominio dell’istinto sessuale, sublimato dall’ideale del servizio a Dio nel compimento della sua volontà, allora nella castità, non solo non c’è niente di dannoso, ma c’è un arricchimento della persona umana. Lo prova il gran numero di persone fisicamente e mentalmente molto sane che hanno conservato la castità secondo l’ideale cristiano.

Abbiamo detto che la persona si realizza nell’amore, ma non necessariamente nell’amore sessuale. Mentre sacrificare l’aspetto sessuale dell’amore umano, non risulta una repressione quando è sublimata dal desiderio di vivere un grande ideale. Per realizzarsi come persona, non è il sesso la cosa più importante. La persona umana ha dei valori spirituali, ideali e sogni ben oltre superiori alle soddisfazioni di tipo sessuale, ma i pornocrati che fanno un grande business con la pornografia, hanno lanciato una campagna di ridicolizzazione della morale cattolica, appiccicando l’etichetta peggiorativa di “represso” a chiunque tende a padroneggiare il proprio appetito sessuale. Tuttavia, ancora molti medici consigliano il dominio della sessualità. Al Secondo Congresso Generale della profilassi sanitaria internazionale celebrato a Bruxelles, 102 membri medici specializzati in questo settore, provenienti da tutto il mondo, hanno votato all’unanimità la seguente dichiarazione: «Dobbiamo, soprattutto, insegnare alla gioventù maschile che la castità e la continenza non solo non sono dannose, ma queste, che possiamo definire virtù, sono le più raccomandabili dal punto di vista puramente medico». Di conseguenza bisogna considerare erronea l’opinione, abbastanza diffusa tra i profani, e talvolta tra i medici, secondo cui il mancato esercizio di attività sessuale porterebbe ad un indebolimento progressivo della capacità generativa. Anche dal punto di vista neuropsichico la continenza sessuale non causa alcun danno in un soggetto in buona salute, soprattutto se deriva da un orientamento ideologico che si traduce in concreto con la castità della vita e del pensiero.

Nell’uomo che conserva la castità, gli ormoni prodotti dalle secrezioni ghiandolari sono riassorbite dall’organismo per il quale sono di grande beneficio. Qualora il corpo non ne avesse bisogno fuoriescono all’estero, in modo naturale e fisiologico, in quella che è detta “polluzione notturna” che si verifica durante il sonno e che essendo un atto involontario, moralmente non può ascriversi come un peccato.14

Infine, il sesso prematrimoniale è proibito dalla legge divina, perché l’atto sessuale deve restare aperto alla vita, e il figlio (frutto dell’amore di una coppia), ha maggiori possibilità di una sana maturazione psicologica, vivendo la propria vita in una casa e una famiglia propria (ambiente utile e fondamentale per una sana educazione della prole).
Purtroppo, secondo Armando Palacio Valdés – scrittore e critico letterario spagnolo – «quando il cuore vuole una cosa, l’intelletto inventa una teoria». Quando si desidera qualcosa, è molto facile trovare ragioni per giustificare le proprie azioni e finirà che questa mia fatica nell’esposizione non servirà a cambiare molte idee. Tuttavia, di fronte alle ragioni di coloro che vogliono giustificare le relazioni sessuali prematrimoniali, c’è la Parola di Dio nella Scrittura che dice: «Il corpo non è per la fornicazione» (1Cor 6,13). «Fuggite la fornicazione» (1Cor 6,18). «Astenetevi dalla fornicazione» (At 15,29). «Questa è la volontà di Dio, che voi vi asteniate dalla fornicazione» (Ts 4,3). «I fornicatori non entreranno nel regno dei cieli» (1Cor 6,9 e ss.). «Dio condanna i fornicatori e gli adulteri» (Eb 13,4). In tutte queste citazioni, il termine «fornicazione», significa proprio l’unione sessuale tra un uomo e una donna al di fuori del matrimonio.

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  1. Siamo Protagonisti: trasmissione della RNS (Radio Nazionale Spagnola), del 13 novembre l981, ore 11.30.
  2. Rafael Perez Gomez, Problemi morali dell’umana esistenza. Ed. Insegnare, Madrid 1981, Vol. 4°, § 7 di pag. 4.
  3. Anatrella Tony, Sesso dimenticato, IIIa, Ed. Sal Terrae, Santander 1994, pag. 5.
  4. Il termine femminoide, indica il maschio che non ha una chiara identità sessuale e che, quindi, ricorre a continue relazioni con l’atro sesso per dimostrare a se stesso di essere virile. Tuttavia, a livello psicologico, questo è un circolo vizioso, poiché, più ha relazioni e meno maschio si sente.
  5. Nella stessa trasmissione, il Dottor Soler faceva notare come negli ultimi anni sia aumentato il numero delle separazione di coppie sposate da meno di un anno.
  6. Siamo Protagonisti: trasmissione della RNS (Radio Nazionale Spagnola), del 13 novembre l981, ore 11.30.
  7. Lo psicologo universitario, Barnaba Tierno, afferma: «Molte coppie pensano che, poiché hanno rapporti sessuali più o meno soddisfacenti, già sono preparati al matrimonio. Questo è un grande errore. Le condizioni interne ed esterne, prima del matrimonio sono molto differenti da quelle che si verificano al suo interno».
  8. CCC, n ° 2390.
  9. Sigmund Freud, La vie sexuelle. Paris 1969, pag. 63.
  10. Gregorio Marañón, Vocazione e etica. Madrid 1936, pag. 173.
  11. Alexis Carrel, Il mistero dell’uomo, IV, 7. Ed Iberia, Barcellona, 1952.
  12. S. Agostino: De natura et gratia. C. XLIII, N. 50. Migne, Patrologia Latina, 44, 271.
  13. Salvador Paniker: Conversazioni a Madrid, IV. Ed. Kairos, Barcellona, 1969.
  14. Ciò che avviene durante il sonno infatti non è materia di peccato.
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