Bisogni ingannevoli


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Ormai non si parla più della illiceità dei rapporti pre-matrimoniali nelle coppie di fidanzati; si danno per scontati!
Un certo tipo di cultura (che forse è riuscita a sopraffare il pensiero cattolico sul tema) li fa passare come necessità.
Ascoltando una giovane e venuta fuori questa domanda: «Il mio fidanzato dice, che “fisicamente”, ha proprio bisogno di avere relazioni sessuali con me. Può esserci questa necessità?».

Primo punto

«Può esserci questa necessità? No! Certo che no!».
La scelta che si fa dinanzi a questo tema/problema farà dipendere la felicità del matrimonio.
Nel matrimonio il sesso è molto importante; però non è la cosa «più importante!». Non è l’unica cosa importante.
Per questo, tra le altre cose, il fidanzamento è ordinato a insegnare una realtà con cui farà i conti la coppia, una volta sposati. Ci si può (ci si deve) voler bene e amare anche quando non si può fare sesso. Questo accade, non di rado, in alcuni momenti della vita dei coniugi. Sì, perché – soprattutto i giovani – mica ci pensano (e nessuno glielo dice) che nel matrimonio vi sono molte circostanze in cui non si possono avere relazioni sessuali. Ad esempio: uno dei due non può, perché è in un certo periodo della gravidanza; dopo il parto; in caso di alcune malattie, ecc. Si chiedano, i fidanzati, se saranno capaci di amarsi effettivamente: affettivamente e spiritualmente, senza mancare alla fedeltà. Sarà l’unica donna, l’unico uomo della sua vita anche se non potranno avere relazioni in molti momenti? A queste e altre domande bisogna rispondere nel fidanzamento, dimostrando che ci si ama senza esigere ciò che non può ancora darsi, non essendo sposati.
Tutto ciò non è qualcosa che i fidanzati possano ignorare. Da come ci si educa nel fidanzamento, dipende in gran parte il comportamento, dell’uno o dell’altra, quando si è sposati.
Cari giovani, non abbiate paura a conservarvi casti per il matrimonio. Siate virtuosi ed esigete virtù dal vostro ragazzo, dalla vostra ragazza. Se fate così non potrà mancarvi un bravo sposo, una brava sposa.

Secondo punto

Non esiste nessun uomo, nessuna donna, che abbia tale prorompente necessità di esercitare la propria sessualità in modo da non potersi contenere. Solo una persona psichicamente malata può pensare ad “impulsi irresistibili”.
Nel fidanzamento occorre dimostrare che si è capaci di mantenere la castità (che poi è la normalità). Al contrario, quando i due saranno sposati, sorgeranno seri problemi. L’inganno sarà sempre davanti casa, per non dire dentro.
Chi non è abituato a vivere il fidanzamento nella castità, vive come se fosse già sposato/a. Questa è la più evidente “tecnica” proposta dalla cultura moderna, che toglie valore e magia al matrimonio. Si crede (ed è un inganno) che una volta che ci si ama tutto è concesso. Nel rapporto di chi la pensa così, non ci sono due momenti (fidanzamento e dopo, matrimonio), ma un unico tempo. Questo atteggiamento finisce per togliere sacralità al dono del corpo. Esso, cioè (il dono) diventa pura materialità, oggettualità, cosificazione. Allora, la sessualità ad occasione, può viversi con altri/e (anche dopo sposati). D’altra parte cosa cambia? In fondo si sta soddisfacendo un bisogno del momento; tale nel fidanzamento, tale nel matrimonio, tale nell’adulterio.
Chi si ama offre ed esige rispetto e non gl’importa di quello che pensano o fanno gli altri.

Infine, voglio ribadire che la Chiesa non permette il sesso fuori dal matrimonio né per i maschi, né per le femmine. Fuori dal matrimonio ogni atto sessuale è illecito come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2348-2349): «Ogni battezzato è chiamato alla castità. Il cristiano si è rivestito di Cristo (Gal 3,27), modello di ogni castità. Tutti i fedeli di Cristo sono chiamati a una vita casta secondo il proprio stato particolare. Nel momento del suo Battesimo, il cristiano s’impegna a dirigere la sua affettività nella castità. La castità deve qualificare le persone secondo i differenti stati di vita: per alcuni nella verginità o nel celibato consacrato, modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio con cuore indiviso; per altri nel modo che determina la legge morale, a seconda si è celibi o sposati. Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; gli altri praticano la castità nella continenza. Esistono tre forme della virtù della castità: una è quella degli sposi, un’altra è quella delle vedove, la terza è la verginità. Non lodiamo una escludendo le altre, perché in questo e “nella disciplina della Chiesa che le regola vi è la sua ricchezza” (Sant’Ambrogio)».

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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