Peccato e Riconciliazione (quinta parte)


1541938954496_M5_widthNell’ultima catechesi sul tema, vi ho detto che il male è possibile solo lontano da Dio. Dunque, se l’umanità ha conosciuto il male, ciò è dovuto all’allontanamento da Dio (si è «staccata»).
Chi vive, l’esperienza di lontananza da Dio, sprofonda nel dramma, poiché subentra lo sconforto (ad esempio, rileggi la parabola in Lc 15,13 e ss.). Per i nostri progenitori lo sconforto sopraggiunse davanti al “destino” legato alla loro scelta e dalla quale non si poteva più tornare indietro. Chi si allontana volontariamente da Dio (a meno che Egli stesso per sua iniziativa, conceda la grazia del ritorno), non ha più la possibilità di raggiungerlo. Come se, a un certo punto, agli astronauti togliamo lo Shuttle: in che modo potranno tornare sulla Terra? Non c’è modo!

Quale scelta per l’uomo?

Questa creatura, immagine e somiglianza di Dio, da lui stesso posta al vertice dell’intera Creazione, deve scegliere sé vivere per sempre nella dimensione divina avendo la possibilità di attingere all’albero che sta “al centro” in Eden (albero della vita) – inizialmente l’uomo attingeva liberamente alla vita. Infatti, Dio non comanda di non mangiare dall’albero della vita, ma da quello della coscienza del bene e del male –, oppure iniziare a costruire la propria storia lontano da Eden.
L’uomo, sapeva di poter attingere alla vita finché sarebbe rimasto immortale (divinizzato); sapeva anche che disobbedendo a Dio, ci sarebbero stati esiti negativi; ciò che non conosceva era proprio l’entità della conseguenza.
Cosa fare? Restare ancorati alla parola di Dio, fidarsi di Lui, oppure non fidarsi e costruire una storia per conto proprio?
Dalle precedenti catechesi, sappiamo già come sono andate le cose. Staccandosi da Dio l’uomo precipita nella condizione di non ritorno. Sappiamo, però, che il Signore gli offre la possibilità di riallacciare il rapporto con Lui: perché?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo far luce, sinteticamente, su un tema poco conosciuto, ma non per questo poco importante.
Le creature superiori, sono divise in angeli ed esseri umani. Le due categorie sono state sottoposte a una prova di fede, fiducia e fedeltà. Entrambe (almeno in parte gli angeli) hanno fallito. Tuttavia, Dio promette la salvezza all’uomo, ma non dà alcuna possibilità agli spiriti angelici che si sono pervertiti, perché? Sembra quasi un privilegio, ma non lo è affatto. Vediamo come sono andate le cose.
Gli angeli sono stati creati da Dio come «spiriti puri». Nell’essere spirituale degli angeli risiede la capacità di conoscere Dio in modo diretto e chiaro. All’essere che possiede queste capacità, non può sfuggire la grandezza, la potenza, l’essenza di Dio. Perciò, valutando l’opzione, è certo che la scelta angelica fu consapevole, libera e volontaria. In altre parole, è come se lo spirito angelico – comprendendo perfettamente e chiaramente la gloria di Dio – avesse detto: «Nonostante tutto, non m’interessi; non voglio vivere per te, né in te, né con te». La conseguenza di questo rifiuto, è l’immediato e definitivo allontanamento da Dio, perché ogni rinuncia volontaria e consapevole, al bene assoluto (Dio), è sempre definitiva.
Per l’uomo è diverso. Egli non è spirito puro, ma (nonostante la sua essenza risieda nell’anima e nello spirito) un corpo (sommariamente corpo), ostacolo immenso alla visione beatifica di Dio. L’uomo a causa di questo limite, nonostante la grazia preternaturale, non riusciva a vedere con chiarezza e consapevolezza l’essenza di Dio. Quindi, mentre gli spiriti angelici vedono faccia a faccia Dio e lo servono. L’uomo, non potendolo vedere, né conoscere in pienezza, aveva solo un modo per servirlo, entrare in relazione con Lui, deve: «fidarsi della Sua Parola». Questa esperienza parziale che la creatura ha del suo Creatore, è narrata dalla Bibbia con l’immagine di Dio che passeggia in Eden nel meriggio; momento che indica le ore nelle quali il sole è più alto all’orizzonte e la temperatura più calda. Momento che, nei paesi da cui proviene la Scrittura, fa elevare dal mare e dalla terra una sorta di vapore che rende offuscata la visione delle cose. Nell’uomo, poi, la visione è sempre mediata dai sensi, cioè dal corpo che è di ostacolo alle cose spirituali e sopranaturali. Pertanto, egli non è mai stato pienamente consapevole della realtà divina (anche se ne sapeva molto più di noi, oggi, nonostante la Rivelazione). Questo è il limite della creatura umana!
Dunque, gli spiriti angelici furono chiamati a servire Dio nell’uomo, ma non per tutti fu semplice scegliere. Immagino Lucifero che rifiutandosi abbia detto: «sono sottomesso a Te, ti servo perché sei Dio, ma l’uomo no! Non ci sto, egli è a me inferiore e io non mi sottometto a lui». Conoscendo Dio e rifiutando la sua autorevole richiesta, Lucifero e tanti angeli che aderirono a lui si condannarono. Dal canto suo l’uomo, non possedendo la visione beatifica di Dio, fu chiamato a una prova diversa. Non potendo comprendere con chiarezza le cose, gli fu chiesto di servire il Signore fidandosi della sua Parola.
Credo che Dio soffrì molto per la scelta d’origine, dovuta alla mancanza di fiducia dell’uomo che preferì dar credito al serpente. Di conseguenza, per aver posto la fiducia in un essere inferiore, il destino degli spiriti pervertiti è anche il suo: decadenza. Dunque, non è la conoscenza del bene e del male a staccare l’uomo da Dio, ma la mancanza di fiducia in Dio. Immagino il suo pensiero: «Tu sai che sono Dio, il tuo creatore; sai che ti amo profondamente, per il tuo bene ti chiedo di fare qualcosa e tu, figlio mio, metti in dubbio la mia Parola, fidandoti di una creatura, volti le spalle a me? Hai pensato che volessi ingannarti chiedendoti di non conoscere il bene e il male? Te l’ho detto per amore, per non farti soffrire!».
Insomma, il peccato originale diventa sorgente del più grande disastro, mai esistito e il genere umano perde la natura divina. La Bibbia illustrata le conseguenze attraverso la narrazione del futuro dell’uomo da parte di Dio. Ci consola, almeno, che al termine della Storia della Salvezza il serpente sarà distrutto proprio da coloro che voleva distruggere: i figli di dio. Nel frattempo ci gloriamo della «Donna» che lo ha già vinto.

Risposte ad alcune domande.

Che rapporto si stabilisce tra Dio è uomo dopo il peccato originale?
È possibile capire il peccato originale a partire dal peccato personale?

Con la scelta originale, l’uomo entra in uno stato di avversione a Dio. C’è una bella espressione di Sant’Agostino che definisce il peccato personale come «aversio a Deo», cioè avversione verso Dio (anche nel significato di voltare le spalle a Dio). Infatti, poiché l’uomo, per natura, è chiamato a camminare verso Dio guardando a lui come al suo orizzonte, voltandosi si pone in una posizione contraria, luogo in cui vede le creature, si entusiasma per esse e perde la via. Sant’Agostino spiega così questo tema: «Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature che non esisterebbero se non esistessero in te» (Confessioni). Il peccato è proprio questo voltare le spalle a Dio. In questo senso possiamo dire che la scelta originale è peccato.

Che destino per l’uomo fuori da Eden?

Sofferenza, malattia e morte, sono conseguenza del peccato originale. Sono conseguenze, perché l’uomo dovrà abbandonare l’Eden, luogo al cui centro (nel senso di «cuore di tutta l’esistenza»), c’è l’albero della vita. Di fatto, se l’uomo non può mangiare più dall’albero della vita perde la sua immortalità e la sua vita diventa precaria. Da quel momento Eden è sigillato. Affinché nessuna creatura possa più attingere liberamente da Eden, Dio lo mette sotto la custodia dei Cherubini che con “spade di fuoco” non permettono più a nessuno di avvicinarsi: «…ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. Tra quegli esseri si vedevano come dei carboni ardenti simili a torce, che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano come una saetta» (Cf. Ez 1,4-14).

Dopo Eden?

L’uomo decade in una natura inferiore; cacciato da Eden è introdotto in un mondo nuovo: la terra. In essa, egli è costretto a vivere in una sorta di caos, una guerra senza quartiere contro Lucifero che, cacciato dal cielo – «Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli» (Ap 12,7-9) –, divenne il principe del mondo e, avendo perso la sua natura iniziale, perde anche il suo nome simbolico acquistando un nuovo appellativo: satana.
Nel mondo non c’è più pace, da quel momento l’uomo è sottomesso ai capricci degli spiriti del male che lo trasformano in lupo vorace per i propri simili: «homo homini lupus»; pesce grosso mangia pesce piccolo. Il più forte regna gli altri sono sudditi: il caos.

Perché la donna partorisce con dolore?

Nel progetto iniziale la femmina, insieme al suo maschio era chiamata da Dio a generargli figli: i discendenti dei nostri progenitori dovevano essere «figli di Dio», creature divine. Dal momento che la natura umana decade l’uomo genererà figli suoi: l’umanità. Non avendo più l’assistenza della grazia preternaturale, il parto rientra nella categoria della sofferenza, una delle conseguenze del peccato originale.

Peccato originale e peccato personale sono simili?

Attenzione a non confondere le due cose. Si rischia di non comprendere il dramma del distacco. Un esempio: è vero che per noi (oggi) grazie all’Incarnazione di Gesù, si apre la speranza di tornare a Dio ogni qual volta che (dopo aver peccato), con sincero pentimento, ci accostiamo al sacramento della Riconciliazione, ma è anche vero che il peccato personale non agisce a livello «ontologico» come il peccato originale. In altre parole, mentre il peccato personale spezza la relazione (personale) con Dio, il peccato originale tocca l’essere in generale (la natura umana), le sue strutture immutabili, oggettive, intime e reali. In pratica, significa che per i nostri progenitori si è trattato di fare una scelta di vita, una scelta che avrebbe condizionato tutto il loro essere ed agire; in fondo la loro stessa esistenza (e quindi anche noi). È stato così per i diavoli che però, successivamente alla loro scelta non sono più voluti (potuti) tornare indietro, è stato così per l’umanità che, invece, ha ricevuto una possibilità di salvezza.

Continua…

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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