FAMIGLIA ED EDUCAZIONE (ultima parte)


baby-22194_1280Strada da percorrere

In quest’ultimo articolo, sottolineiamo ancora qualche aspetto che ci aiuti a condurre l’educazione al suo valore originario.
Partiamo da una frase illuminante di San Giovanni Paolo II, contenuta nel documento Familiaris Consortio: «L’uomo rimane un essere incomprensibile se non s’incontra con l’amore, se non lo sperimenta, se non lo fa proprio, se non vi partecipa veramente». Questo principio generale trova un’applicazione specifica nel rapporto di coppia. Non sfugga, dunque, che la centralità dell’amore coniugale, è il fondamento anche per l’amore ai figli, quando questo rapporto di coppia sia cristiano, perché solo allora, è un fatto privilegiato dalla grazia di Dio.
Vero anche che l’attuale proposta culturale, pur riconoscendo il legame coi figli come sentimento indissolubile, afferma però, che quello coniugale può facilmente sciogliersi. Questo pensiero comune non tiene conto che il figlio, per crescere e maturare adeguatamente, ha bisogno di vedere e sperimentare, un buon legame tra suo padre e sua madre. Non è un caso se questa, è considerata la prima esperienza psicologica che dà consistenza allo sviluppo del bambino. Da questa esperienza egli imparerà convenientemente il bisogno di legami affidabili. A dimostrazione che dietro una sana educazione vi è (sempre) un legame coniugale forte, in grado di affrontare le prove con coraggio, determinazione e unità cristiana.
L’amore coniugale si alimenta di prove superate insieme e diventa risorsa sé costruito quotidianamente nel rinnovo dei doni (tra i coniugi): comprensione, riconciliazione e spirito di sacrificio rendono la coppia capace di affrontare ogni crisi, anche quella educativa. Di fatto, è importante che i figli conoscano l’amore tenace di genitori che sappiano rilanciare fiducia e speranza. Su questa base sicura la famiglia, pur nella sua fragilità, deve contare.
Un altro punto fermo è questo: «Educare significa percorrere il sentiero della sapienza». I genitori, devono imparare a rendere attraente e bella la vita e la cultura da trasmettere a partire dal matrimonio, dove la vita spirituale non è un accessorio, perché solo la comunione nell’amore «donato, ricevuto e ridonato a sua volta», è il punto stabile di un amore sempre vivo. Per questi e altri motivi, il sacramento del matrimonio, è il sacramento dell’amore che rivendica a sé il vero diritto all’educazione. Tutto il resto, se non è radicato in questo fondamento, diventa solo moralismo e indottrinamento, cioè: «violenza culturale».
Infine, attenzione alla trappola educativa basata sulle forme. L’educazione vera non si occupa della forma ma, innanzitutto, si interessa di trasmettere l’essenziale della vita (la sostanza) e accompagnare nelle prove. Così si profila l’unicità irripetibile della persona, la sua creativa forza vitale e la sua capacità di sacrificio. Questo è il modo con cui si motivano i giovani.

Allora, quale direzione bisogna percorrere per uscire dall’attuale emergenza educativa? Sicuramente occorre che gli adulti (genitori, insegnanti, educatori) prendano coscienza della comune responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. Se ciascuno porta avanti una propria proposta, si rischia d’indebolire la trasmissione dei valori con una ricaduta sul soggetto umano in crescita. La posta in gioco non è il successo personale del genitore o altro soggetto educante, ma il futuro delle nuove generazioni.
Pertanto, tutti dobbiamo impiegare le nostre migliori energie per costruire un nuovo “patto educativo”, da proporre alle nuove generazioni. In tal senso, le famiglie devono pazientemente ricreare tra loro vere pratiche di vita, spazi sani e vitali, perché come dicevano i saggi: «I bambini crescono sani nel sacro focolare domestico».

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Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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