Famiglia ed educazione (quarta parte)


planning-3536758_1280Educazione o Edificazione?

A partire dalla conoscenza acquisita, facciamo un passo in avanti: dirigendo la nostra attenzione su di un metodo educativo che trovo molto equilibrato e in grado di risolvere tante situazioni problematiche.
La proposta ci viene dalla Sacra Scrittura ed è racchiusa nel metodo che possiamo definire «responsabile-valoriale». Vediamo innanzitutto il significato dei termini.

«Responsabile». Si tratta di una parola complessa la cui caratteristica è riferita alla disposizione che accompagna l’uomo nell’atto del rispondere. In altre parole, è la reazione che abbiamo davanti a una determinata (o indeterminata) situazione della vita (in uno specifico momento), in cui è richiesta una nostra risposta che non sia semplicemente affermativa/negativa, ma un impegno a edificare (donandosi e compiendo la propria parte senza riserve) la soluzione a ogni sollecitudine educativa. Essere responsabile, non è un sentimento astratto, ma una vera scelta di vita; è la consapevolezza che ad ogni situazione particolare deve seguire, immediatamente, una chiara e sicura risposta.

«Valoriale». In questo caso il termine, associato a responsabile, indica la capacità di «rispondere nella verità». In altre parole, significa sperimentare una visione del mondo a partire dalla prospettiva dell’Altro (dove l’Altro è Dio). Chi parte da questa prospettiva è in grado di dare un valore alla profondità del prossimo, alla natura, all’ambiente per giungere a comprendere, in modo immediato, i pensieri e gli stati d’animo di un’altra persona. Come esperienza personale, il concetto include la capacità di saper partecipare alle gioie e dolori altrui. Tutto questo significa «impegno nella cura delle relazioni».

L’uso del metodo «responsabile-valoriale» rende capaci di valutare le situazioni, valorizzando quelle che sono degne di diventare risposte di vita, scartando tutto ciò che non è edificante, poiché le risposte alle domande sul senso della vita, devono essere sempre: buone, giuste, oneste.
Ora possiamo approfondire il concetto.
Innanzitutto, il metodo «responsabile-valoriale» non è una scoperta della scienza dell’educazione, ma – a buon diritto – è il metodo pedagogico con cui Dio si è (da sempre) relazionato con la creatura umana che, tra tutte, ha amato e che con atteggiamento paterno e materno ha «edificato». Ecco un’altra parola chiave: Dio non educa l’uomo, ma lo «edifica». Qual è la differenza tra «educazione» e «edificazione»; quale concetto è più funzionale al nostro discorso?
La moderna pedagogia fa riferimento all’educazione partendo dall’origine dal verbo «educere». Questo termine significa «trarre fuori» (far uscire, ex-ducere) dal soggetto, il carattere e le qualità necessarie per vivere nella società. Forse ci aiuta a capire meglio una sintetica divagazione storica.
Nella civiltà romana, l’educazione coincide con l’istruzione. Finito l’impero, finisce anche il sistema educativo romano. Nel tempo, il concetto di educazione fu sostituito con quello di «allevare» (vedi ad esempio: “allievo”, colui che impara qualcosa da chi glielo insegna). Occorre aspettare il XV secolo e l’umanesimo rinascimentale per ritrovare il tema educativo. Il significato mantiene gli elementi tradizionali e indica il processo di formazione intellettuale di una persona affinché sia capace di adeguarsi a determinate regole e modelli sociali. Oggi, questo tipo di formazione avviene nelle scuole (purtroppo raramente in famiglia). Tuttavia, ciò avviene in un ambiente in cui è presente un’enorme lacuna in campo morale. La scuola (per scelta laica), evita di fornire i mezzi per una morale che punti a far crescere in sano equilibrio i giovani, realizzando i presupposti per un buon inserimento nella società. Cosicché, l’educazione diventa la trasmissione di competenze tecniche e regole di vita (“azioni”) a dei soggetti su cui s’interviene per trarre fuori la personalità e il carattere.
Al contrario, il metodo divino non “e-duce” (non trae fuori dal soggetto, poiché quest’azione crea una situazione d’indebolimento), piuttosto tende a mettere qualcosa dentro il soggetto. Azione, questa, che ben lega con il concetto di «edificazione», il cui significato è quello di porre fondamenta solide (sulla roccia) affinché la costruzione si elevi forte e indistruttibile; tanto che in ambito morale edificare significa: indurre (introdurre) al bene, rafforzare la vita spirituale e psico-fisica. In altri termini, edificare ha un valore originario che si riferisce all’interiorità dell’individuo. Per cui, il vero edificatore è colui che, prima ancora che all’intelligenza, sa parlare al cuore di coloro che vuole far crescere. Capace di mettere nel cuore umano (non nella sua mente) valori che responsabilizzano. L’esempio lasciato da Don Milani è illuminante: «L’obiettivo fondamentale dell’educazione (edificazione) non è quello di trasmettere nozioni, ma di formare uomini. Educare, dunque, è un termine parziale e inefficiente. Parziale, perché non è l’unico. Inefficiente, perché la storia dell’educazione ha dimostrato il fallimento di questo metodo negli ultimi settant’anni. Non è un caso se davanti agli occhi abbiamo i risultati di un’educazione divenuta “emergenza” perché ha sbagliato gran parte dei suoi presupposti nell’affrontare il tema giovanile a partire dagli anni ’60.
Il metodo divino di edificare l’uomo (che è metodo responsabile-valoriale) ci permette di edificare correttamente la futura umanità. Dobbiamo, perciò, comprendere ed imparare il modo con cui Dio, intervenendo nella storia umana, si è preso cura per le sue creature.

Continua…

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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Una risposta a Famiglia ed educazione (quarta parte)

  1. Eufemia Carlucci ha detto:

    Spero di riuscire a parlare al cuore di coloro che vorrò far crescere e cercherò di fare del mio meglio x essere una brava edificatrice…grazie x i tuoi ottimi consigli!

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