Peccato e Riconciliazione (prima parte)


the-framework-478150_1920Premessa

Con questa prima pubblicazione, inizia un ciclo di catechesi sul «peccato» che confluirà sul tema della «confessione» (più esatto dire «riconciliazione», risposta che Gesù dà al peccato).
Sul primo dei due argomenti c’è da dire che i fedeli, spesso, fanno fatica a manifestare una chiara conoscenza. A volte esprimono concetti elevati sforzandosi d’inserire aspetti teologici; reminiscenze di catechismo giovanile. Altre volte ripetono definizioni classiche della Dottrina, abbozzando risposte più o meno appropriate, spesso però, incomplete. In ogni caso, noto che ad avere le idee chiare sono in pochi. Insomma, il peccato sembra essere un perfetto sconosciuto mentre, in realtà, è la “compagnia” più assidua nella vita di ogni uomo.
Per capire l’argomento, bisogna andare al “dunque” della questione. Imbottirla di concetti che, in realtà, sono secondari finisce per proporre un piatto, sì appetitoso, ma dal gusto indefinito e confuso. Per evitare questo rischio, inizieremo la serie di catechesi trattando il tema del peccato partendo dalle sue origini. Successivamente guarderemo al peccato sociale per giungere a capire quello personale. Allora, sarà chiaro che la fede insegnata da Gesù, è distante da quella che siamo abituati a vivere, o veder vivere, nella Chiesa, dalla maggior parte dei cristiani, che – come il resto del mondo – vive le conseguenze di una terribile scelta (consapevoli o no, questo non posso saperlo): preferire il peccato alla grazia.
Prima di cominciare, sento di dover dare un consiglio: poiché i temi trattati sono molto importanti, non proseguite nella lettura, fintanto che non avrete compreso il concetto stiamo approfondendo. In questo potremmo giungere ad avere un quadro ben definito e chiaro.

Parte introduttiva

L’inizio “ufficiale” della missione terrena di Gesù, si ha con il Battesimo ricevuto da Giovanni nel Giordano. Il giorno dopo, il Battista, rivolto ai suoi discepoli, indica l’uomo che si allontana all’orizzonte con un “titolo”: «Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Il titolo di «Agnello di Dio», è da considerarsi la caratteristica principale del mandato che Gesù ha ricevuto da suo Padre. Cristo, è il Redentore, il Salvatore dell’intero genere umano (nella sua natura), l’agnello (sacrificale) di Dio che toglie «il peccato del mondo». Attenti, Gesù non è venuto per «i» peccati del mondo, ma per «il» peccato del mondo.
Chi è avvezzo alla liturgia eucaristica, sa che a un certo punto, nei riti di comunione il sacerdote dice: «Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo». Non considero errata la formula, ma certamente cambia tutto il concetto che Giovanni Battista ha espresso in quella meravigliosa frase, nella consapevolezza che Gesù è venuto per il peccato.
Ecco dunque il punto di partenza: la missione di Gesù non è quella di salvarci “dai peccati”, ma di liberarci «dal peccato».
 
Cos’è il peccato, così inteso?

Per ora diciamo che il peccato (del mondo), è il peccato originale. Agli inizi della propria storia, l’umanità dovette fare delle scelte. Tra di esse, decidere se l’alleanza che Dio (il Creatore) aveva stipulata con lei fosse necessaria o marginale. La scelta fu quella di rompere l’alleanza ritenendo di non aver bisogno di Dio per regnare sul mondo.

Perché era necessario esserne liberati?

Gesù, è venuto a liberarci, perché il peccato originale, ha generato una frattura tra Dio e la natura umana, insanabile da parte dell’uomo.
Tutta la storia ha avuto origine da questo evento e fintanto che non lo si comprende, è difficile capire appieno perfino il significato della drammaticità della vita umana.

A questo punto, per capire meglio, sarà opportuno inquadrare un tema importante per il popolo di Israele che torna utile al nostro discorso: l’alleanza.
Ci troviamo dinanzi a un concetto importante che definirei in questo modo: «Patto – nel nostro caso anche «unione» tra due soggetti –, in vista del raggiungimento di un obiettivo – nel nostro caso, lo sviluppo del Progetto Creativo». L’alleanza serve a mantenere una pacifica convivenza tra due soggetti. Mancando la giusta cooperazione, vi saranno delle ripercussioni. Ad esempio: nella seconda guerra mondiale, l’Italia fece un’alleanza con la Germania. Quando il nostro Paese ruppe l’alleanza, le ripercussioni tedesche furono terribili. Dall’alto della sua potenza militare, la Germania mise in ginocchio l’ex alleato. Si tratta della legge del più forte che detta le condizioni al più debole, qualora si rompesse il patto.
Il contenuto del patto tra Dio e l’uomo (maschio e femmina, creato da Dio), lo si evince in due momenti del racconto della Creazione. Nel primo, Dio stabilisce un’alleanza con l’uomo, perché amministri come suo rappresentante, tutto il creato: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate [sulle creature, n.d.a.]» (Gn 1,28).
Il secondo momento, strettamente legato al primo, fu il divieto di accedere alla conoscenza divina. Divieto, non dettato dall’invidia (come suggerito da satana alla donna), ma proposto per amore: «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente morirai”» (Cf. Gn 2,15-17).
Per ora fermiamoci qui, ma torneremo sui contenuti dell’alleanza per far luce su alcuni temi molto importanti, per conoscere meglio il nostro argomento.

Un altro tema da trattare è quello di «storia», secondo questo concetto: «Tutto ciò che accade nella storia umana, se letto alla luce della ragione illuminata dalla fede, rivela il rapporto tra Dio e gli uomini (tutti). Infatti, la nostra storia non è fatta delle chiacchiere televisive di tanti opinionisti che, senza titolo, si mettono a parlare di cose che non conoscono. La storia non può essere interpretata con i criteri degli storiografi che partendo dalla sociologia attuale tentano di leggere il presente come il naturale punto di arrivo di un passato che si svolge su un unico filo.
Il filo della storia non è neanche l’intreccio di eventi basati sulla politica o la tecnologia. Lo scorrere del tempo, è l’insieme dell’azione umana, corretta dall’intervento divino. Perché la storia umana, essenzialmente, ha un valore eterno. Fintanto, che noi c’impegniamo ad approfondire i testi biblici al fine d’illuminare la storia dell’uomo, a livello universale, siamo attratti da un fascino unico, connaturale alla comprensione (sempre più e sempre meglio) dell’azione di Dio in favore dell’umanità e della creazione. Usando altri metodi di approccio, anche il credente rischia di cadere nell’opinionismo che tratta la fede attraverso concetti scientifici, razionali e filosofici, frutto della mente dell’uomo. Tutto questo è buono, se elevato dalla luce della fede, altrimenti si rimane ancorati al concetto di Dio, tipico di culture o persone che il Dio di Gesù Cristo, non lo conoscono affatto.
Detto questo, se vogliamo conoscere l’attuale condizione dell’uomo, dobbiamo rileggere tutta la storia dal suo inizio. Ovviamente, in queste catechesi non tratterò approfonditamente il tema della storia umana. D’altra parte, ai fini dell’argomento a noi interessano solo alcuni momenti e di quelli parliamo, iniziando come sempre si dovrebbe fare: dalla genesi.

Perché Dio crea?

Noi sappiamo che la creazione è opera di Dio, ma spesso ci dimentichiamo che Dio ha creato l’universo per dare una casa a una creatura speciale, un essere che gli sta di fronte, cioè, responsabile: l’uomo.

Cosa significa responsabile?

Il riferimento è all’azione del rispondere, ma si risponde quando c’è qualcuno che chiama. Ebbene Dio, nella creazione ha posto la sua attenzione, sull’unica creatura capace di una relazione personale, responsabile. Questo era l’uomo, agli inizi della sua storia; l’unico capace di comunicare e condividere con Dio l’immagine e somiglianza. Tuttavia, noi non riusciamo ad andare oltre questo dato, poiché la Bibbia non ci dice “come” Dio ha creato l’universo (incluso l’uomo). Non lo dice, perché non è un libro scientifico. La Bibbia, è un libro metastorico. Il significato di questo termine, indica che si tratta di un testo che supera la storia, va al dì sopra della storia ma, allo stesso tempo, la comprende. In altre parole, si può dire che la storia biblica non sta all’interno della storia umana, altrimenti sarebbe un libro come tanti e la storia contenuta più o meno obiettiva, a seconda della comprensione dello storico che la scrive esprimendo fatti e dati che già conosce.
La Bibbia, invece, ci pone essenzialmente in una situazione di centralità. L’uomo sta al centro di tutto e il contenuto della sua storia non è pienamente rivelato. Ecco perché il testo biblico è sempre attuale. Un libro di storia, deve essere aggiornato periodicamente, perché bisogna inserire fatti nuovi, oppure rileggere avvenimenti antichi alla luce delle conoscenze attuali. La Bibbia no! La Bibbia parla all’uomo, dicendo qualcosa dell’oggi, rileggendo ciò che è stato ieri, in funzione del domani. Mettiamo i cristiani del 2100. Essi leggeranno la Bibbia, secondo lo stesso principio, come se fosse un testo che parla dell’allora in funzione del nostro tempo in previsione del loro futuro. Questa è la differenza tra storia e metastoria.
All’interno della Bibbia, dunque, c’è tutto quello che è necessario conoscere, niente di meno niente di più. Tutte le altre conoscenze umane sono accessorie e dipendono dalla conoscenza che la Bibbia ci offre. Approfondire il testo sacro significa mettersi dinanzi alla luce dello Spirito Santo, che né è l’Autore, per comprendere la storia d’amore tra Dio e l’uomo in funzione di una conoscenza che, a mano a mano, diventa profonda e ci svela i misteri di Dio. Per questo non si finisce mai di comprendere la Bibbia, perché i misteri di Dio sono infiniti.

Tuttavia, c’è un’avvertenza da fare. La riferisco a quanto afferma l’apostolo Pietro: «Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio (2Pt 1,20-21)». In altre parole, non tutti hanno gli strumenti necessari per comprendere la Bibbia e a leggerla (o interpretarla) da soli si rischia di cadere in alcuni errori, tipici di chi si avvicina al testo sacro con presunzione e lo interpreta in maniera sbagliata.

Tornando al nostro tema. Nella Bibbia, Dio svela qualcosa della storia di tutta l’umanità in funzione del suo progetto, sottolineo del suo progetto, non dei progetti umani. Con il decadimento della natura umana a causa del peccato originale, Dio non sa che farsene dei progetti umani; sono tutti falsati e infettati da satana. Nel XVII secolo il vescovo francese Jacques Bossuet, coniò questa frase: «Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini». Ho sentito più volte pronunciare questa frase con compiacimento, penso invece che l’umanità dovrebbe vergognarsi. Se Dio è costretto a scrivere diritto, sulle nostre righe storte, è perché noi non siamo così bravi come pensiamo. Anzi, questo significa che Dio è costretto a sistemare quello che noi facciamo male, ma torniamo al progetto di Dio. In funzione di questo, noi sue creature, siamo chiamati (su questa terra) a raggiungere il massimo obiettivo possibile. Non quello di avere più lauree, un lavoro, una famiglia, una casa. Queste sono cose (o persone che Dio ci affianca) in funzione dell’obiettivo da raggiungere. Ad esempio: chi in questo mondo, sente in cuor suo di voler vivere l’esperienza familiare, avrà una moglie/marito con cui gli sarà più facile compiere (insieme) la strada. Amandosi ci si appoggia l’un l’altro; se uno cade l’altro lo rialza, ma l’obiettivo per l’uomo non è la famiglia, altrimenti Gesù parlando della vita eterna non avrebbe detto: «Quando risorgeranno dai morti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli» (Mt 12,25). Dunque, le cose terrene non sono l’obiettivo finale dell’uomo, Gesù afferma: «Datevi da fare non per il cibo che non dura (tutto ciò che è terreno), ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà» (Gv 6,27). Perciò, nel caso del nostro esempio l’obiettivo non è la famiglia, ma, attraverso di essa, conoscere Dio. Questo è il vero e unico «scopo» (obiettivo) di ogni essere umano, cui si associa il credere in Gesù, in funzione della vita eterna. Dissero a Gesù «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio? Gesù rispose: Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6, 28-29). Infine, riguardo alla vita eterna, aggiunse: «Questa è la vita eterna: che conoscano te (Padre), l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17,3).

Questo è ciò che Dio chiede all’uomo, non vuole altro. Tutto quello che ci permette di fare nella nostra vita, nella storia, è in funzione di questo scopo.

Perché tanti cristiani non trovano uno stimolo per andare avanti tra le difficoltà della vita? Perché non hanno chiaro l’obiettivo da raggiungere. Perciò, famiglia, lavoro, ecc., diventano un peso non un trampolino di lancio. Queste persone finiscono per mettersi al servizio dei desideri del momento presente come se non esistesse il futuro, né la vita eterna. Ecco, allora, che diventano vuote: se l’uomo nel cuore non ha il desiderio di Dio sarà sempre vuoto.

continua

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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