Politica e politicanti


Etimologicamente, il termine deriva dal greco polis e vuol dire «città». Questo suggerisce il significato generale di “politica”, mettendo in evidenza il concetto che essa riguarda la vita pubblica di una determinata società, città o stato che sia, circa l’attività di governo. In questa parola è incluso il senso della convivenza tra gli esseri umani. Dal piccolo e fondamentale nucleo della famiglia (prima cellula della società) alla comunità sociale di un paese. Ancor di più, le città e le regioni che convergono nello Stato, dove la politica serve a coordinare il progetto generale e i singoli elementi come: scuola, lavoro, sanità, previdenza, fisco, trasporti, dai quali risulta il benessere sociale.
Per tutti, è questo il senso della politica?
Se prendiamo un insieme di persone eterogenee e chiediamo di esprimere cos’è per loro la “politica” noteremmo che non tutti hanno un concetto univoco del tema. Questo dipende non dall’idea che ciascuno ha della politica ma dall’idea che ciascuno ha della persona umana. Ad esempio, se uno pensa che l’uomo non ha bisogno di Dio e che basta a se stesso, per lui la politica non ha bisogno di regolarsi secondo una legge morale superiore. Mentre per i credenti che riflettono sulla politica, con la visione positiva della persona, essa non può fare a meno di un “fondamento etico”. Questo dipende dal fatto che la politica è al servizio della persona umana con le sue leggi morali impresse nella coscienza dei singoli e nella società, cioè nella coscienza comune. In questo sta la ricchezza dell’antropologia cristiana. Per il cristianesimo la politica è illuminata dalla sua ragione d’essere e dal suo fine. Esse risiedono nel servire l’uomo in quanto persona che vive in società. Difatti, a causa dei suoi limiti, egli, ha bisogno dei suoi simili per raggiungere il pieno sviluppo. Allo stesso modo anche lui può offrire aiuto ai suoi simili.
L’uomo dev’essere sempre il vero protagonista della politica. Solo chi conosce la dignità della persona può stare al timone della nave sociale e valutare la bontà morale delle iniziative che vengono prese in favore di altri uomini. In altre parole, per capire cosa realizzare in politica bisogna avere ben chiaro chi è l’uomo, quali diritti abbia, quale sia il suo destino. Ad esempio, se si pensa che la crescita del consumo di beni materiali sia il fine della convivenza sociale, è chiaro che non stiamo parlando dell’uomo ma d’industria, la quale tende a strumentalizzare la persona con la logica del profitto di una parte della società. Pertanto, il credente deve riuscire a vedere i limiti di questa concezione e quindi rifiutare questa logica disumana. Per questo motivo la Chiesa riconosce come “vera” politica, quella che si può definire «politica umana» che nasce dall’uomo e ha come fine l’uomo e il suo vero bene. Questo significa avere riguardo per l’uomo, cioè rispetto per la persona umana creata da Dio. Sbagliano quei credenti che non hanno stima della politica. Certo, a guardare il nostro panorama stiamo molto, molto lontani, dalla «politica umana». Per questo i credenti che hanno la capacità devono impegnarsi «prendendo sul serio la politica, perché essa è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri» (Paolo VI, Octogesima adveniens, 1971).
Il cristiano, dunque, deve anche occuparsi di politica. San Giovanni Paolo II, nel 1988 scrisse un’Esortazione dal titolo Christifideles Laici, un documento che si rivolge direttamente ai laici. Al titolo: «Tutti destinatari e protagonisti della politica», il numero 42 afferma: «I fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla “politica”, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune» (CL, n° 42).
Contro questa affermazione c’è un’obiezione ricorrente nei “politicanti”: «i cristiani non sono in grado d’impegnarsi nelle cose del mondo, perché hanno la testa (si spera anche il cuore) altrove, nella vita futura. Perciò, le “cose” terrene (laiche) non sono da loro comprese».
Vorrei poter chiedere a questi “politicanti”, se sono al corrente che la cultura occidentale è stata costruita, quasi esclusivamente, solo dai cristiani.
Il Vangelo, poi, sottolinea che il credente deve trovare il suo tesoro (anche se eterno), proprio nel pezzo di terra che Dio gli ha affidato. Il servo è chiamato dal padrone a far rendere i suoi talenti, ricavando da pochi spiccioli (di anni terreni) la massima rendita.
Proprio il cristiano, dunque, sa (più di altri) quanto vale quest’unica vita terrena, questo pezzo di terra, che nasconde un tesoro eterno meritevole di tutto l’impegno possibile.
Insomma, in quest’epoca che spinge all’esasperazione il progresso (ormai quasi solo in senso tecnologico) e, soprattutto, l’economia a discapito della dignità umana, il credente diventa il custode di un’idea geniale nata dalla speranza che non inganna.
Per questo chi ha una personalità cristiana e ha ricevuto da Dio la capacità d’impegnarsi coerentemente per il bene comune, deve vivere tra impegno spirituale e temporale. Si occupi di politica contro l’illusione dei rimedi facili, e degli espedienti da palcoscenico, per uscire dalla perenne crisi laicista. Sostenga con audacia la comunità dei credenti in quel “disagio sociale” che i nostri “politicanti” ci stanno imponendo. Difendano la fede per cui la società attuale ci fa sentire diversi in un ambiente che sta invadendo la nostra libertà esaltando costumi e facili libertinismi. Portino la luce dove si fa “politica” per ottenebrare la mente e convincere che la maggioranza ha ragione.
Forza, dunque, che i cristiani comincino a fare veramente «politica umana», prendano le distanze dai “falsi cristiani” che non ci hanno mai rappresentato nei governi. Ci aiutino ad affrontare il contrasto e la disapprovazione sociale, soprattutto quando sono in gioco i valori che la nostra fede non può tradire.
«Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10, 26.32-33).

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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