Prevenzione dall’Aids all’interno del matrimonio


In un dialogo mi è stata posta questa domanda: «Cosa dice la Chiesa sull’uso del preservativo come mezzo anti-Aids in un matrimonio cattolico con l’unica intenzione di evitare il contagio dall’Aids, quando uno dei coniugi è certamente infettato dal virus?». Rispondo, utilizzando un vecchio articolo, sempre molto attuale, di un Professore di morale Padre Miguel Ángel Fuentes, I.V.E. che traduco dallo spagnolo.

Su questa domanda mi vedo obbligato a rispondere a due livelli:

  1. Dal punto di vista scientifico

Dal punto di vista medico, credere di combattere l’Aids attraverso l’uso del preservativo, è una sciocchezza. In una conferenza, tenuta a Sidney, il Dottor J. Billings, specialista nei metodi di regolazione delle nascite, ha detto: “Il profilattico non è una garanzia sufficiente per prevenire il contagio da Aids. Gli esperti si rendano conto, una volta di più, che sul tema la verità già è stata detta“. Infatti, è ormai certo che gli spermatozoi possono passare dai microscopici buchi del preservativo (la loro misura è quella di 5 micron). Ragione, questa, che dimostra il margine di inefficacia del preservativo anche quando è usato per evitare la gravidanza. Nel 15,7 % dei casi, infatti, non si riesce a prevenirla. Questi dati fanno riferimento a un’indagine tenuta, nell’arco di un anno, su coppie stabili. L’inefficacia giunge al 36,3% quando si tratta di giovani, single o coppie casuali. Se questo accade per le gravidanze, si tenga conto che:

  1. l’inefficacia contraccettiva (dal 15,7 al 36,3%) si produce nonostante nella donna l’ovulazione avvenga una sola volta durante il suo ciclo e che, pertanto, il tempo fertile in ogni ciclo è molto limitato, mentre nel caso dell’Aids la persona può contagiarsi in qualsiasi momento della vita (1).
  2. Gli spermatozoi possono risultare inefficaci a causa dell’alta o bassa temperatura che si crea nello stoccaggio e immagazzinamento dei preservativi e nella loro distribuzione.
  3. I pori di lattice dei preservativi di miglior qualità, sono disegnati per impedire il passaggio degli spermatozoi, ma il virus che trasmette l’Aids è, secondo dati scientifici, 3 volte più piccolo del virus che trasmette l’herpes; 6 volte più piccolo della spiralina che causa la sifilide; e (leggi bene) 450 volte più piccolo dello spermatozoo. Altri studiosi, senza giungere a questi estremi affermano che “è stabilito che il lattice contiene normali difetti delle pareti che sono almeno 50 volte più grandi del virus dell’Aids” (2).
  4. I preservativi vengono venduti molto spesso con difetti, per cui si rompono durante l’uso, ecc… (3).
  5. Anche se un preservativo di ottima qualità impedisse il passaggio del virus, è possibile che, nel metterlo, l’uomo o la donna, lo tocchino con mani inumidite di secrezioni uretrali e bulbo uretrali pre-eiaculatorie (segmenti che appaiono molto prima dell’erezione), perciò la parete esterna del preservativo può contaminarsi con questi fluidi. E se consideriamo che ogni secrezione pre-eiaculatoria (dell’ordine di 0,2/0,5 ml) di un portatore contiene il virus dell’Aids, identico a quello che s’incontra nello sperma, il soggetto sieropositivo potrebbe contagiare la/il sua/o compagna/o anche quando il preservativo non lasciasse passare niente (4).
  6. Il bollettino dell’ONU-AIDS (principale diffusore di preservativi per combattere l’Aids) ha dichiarato, nella propria analisi del 1998 che: “…pur distribuendo, o vendendo, preservativi allo scopo di controllare il contagio da Aids; pur inviando materiale educativo, non vi sono considerevoli variazioni nel contagio da HIV nella popolazione” (5), ciò significa che distribuire preservativi non diminuisce la quantità di infetti. Nel 1998 il numero delle persone infette è aumentato del 10% (quasi 6 milioni di persone) (6); proprio per questo il Dottor Peter Piot, Direttore di ONU-AIDS, ha recentemente affermato che l’epidemia di Aids è fuori controllo: “D’accordo con le evidenze scientifiche attuali, non c’è dubbio che le raccomandazioni sul ‘sesso sicuro’ o ‘a minor rischio’ hanno contribuito alla sua espansione“. Per questa ragione nessuno degli 800 sessuologi che hanno assistito al National Conference on HIV (Washington DC, 15-18 del Novembre del 1991), alzò la mano quando si chiese chi di loro affiderebbe la propria vita a un preservativo durante la relazione sessuale con qualcuno, sapendo che è un portatore di Aids (7). 
  1. Dal punto di vista morale

Dal punto di vista morale si consideri questa notizia dell’ANFA (Servizio Internazionale Informativo sulla Vita umana), riportato sul Bollettino “Lega per la Decenza” n° 134, maggio 1988: “Ponendo fine a un’interminabile controversia nell’episcopato statunitense, l’Osservatore Romano afferma che l’uso dei preservativi come mezzo per combattere l’Aids, è moralmente inaccettabile“.
La Chiesa Cattolica, in un articolo titolato: Prevenzione dall’Aids, aspetti dell’etica cristiana, sottolineò che: “Cercare la soluzione al problema del contagio promovendo l’uso del preservativo, significa prendere una direzione che non solo non è molto efficace dal punto di vista tecnico, bensì e soprattutto, è inaccettabile dal punto di vista morale“. Aggiunge: “La proposizione che una sessualità di questo tipo sia sicura, ignora le cause reali del problema, come la permissività che, nella sfera sessuale corrode la fibra morale della gente. L’unica maniera effettiva di prevenzione è – nel 95% dei casi – astenersi dalla pratica sessuale fuori dal matrimonio e del consumo di droghe“.

Vediamo i principi che si usano per giustificare l’uso del preservativo nel matrimonio.

  • Principio Di intenzionalità: “È lecito usare il preservativo quando l’intenzione non è quella di ricorrere a mezzi contraccettivi, ma solo per evitare il contagio?“. Bisogna rispondere che le fonti della moralità sono tre: oggetto, fine e circostanze. Per rigore scientifico la prima che si analizza è l’oggetto (ossia, la moralità dell’atto stesso scelto dalla volontà), mai l’intenzione (che è la seconda nell’analisi, anche se talvolta non è la più importante). Ebbene, in questo caso, il dubbio ricade precisamente sull’oggetto dell’atto e non sull’intenzione dell’agente.
  • Principio terapeutico. Si pretende applicare quello che dice la Humanae vitae, 15: “La Chiesa, invece, non ritiene in alcun modo illecito l’uso di mezzi terapeutici veramente necessari alla cura di malattie dell’organismo, anche se ne derivasse un impedimento, anche previsto, alla procreazione, certamente nel caso che quest’impedimento non sia, per qualsiasi motivo direttamente voluto“. Questo principio non può applicarsi al caso in questione perché:
    1. L’uso del preservativo non costituisce alcuna terapia.
    2. Non è un’autentica prevenzione.
    3. Anche nel caso lo si voglia considerare terapeutico non può applicarsi in questo caso perché il principio terapeutico esige che il mezzo impiegato sia “veramente necessario” (HV 15), e questo la morale lo intende quando: non c’è nessun’altra alternativa più sicura per evitare il male; qui, precisamente, c’è un’altra alternativa più sicura: l’astinenza sessuale (8). 
  • Principio del doppio effetto. Si afferma che dall’uso del preservativo seguono due effetti: uno cattivo (la contraccezione) e uno buono (l’amore coniugale senza mettere a rischio la vita del coniuge). Ma anche questo principio ha un vizio di forma, perché nel compiere la prima delle condizioni, per la lecita applicazione del principio, si dovrebbe trattare di un atto in quanto posto come buono o al limite indifferente, però l’uso del preservativo non è indifferente nella suo primo effetto, infatti, separa in sé le due dimensioni dell’atto coniugale che sono l’aspetto unitivo e quello procreativo (9). 
  • Principio del male minore. C’è chi dice che “…si può permettere e persino consigliare quando i coniugi sono disposti a fare qualcosa di peggiore (come separarsi, ricorrere a relazioni extramatrimoniali)“. Il principio non si applica in questo caso perché bisogna tener in conto:
    1. Il principio del male minore è un principio ristretto a un campo particolare dell’agire umano, quello che versa sugli atti indifferenti e sui mali puramente fisici.
    2. Non vale mai quando una delle alternative è un atto intrinsecamente cattivo, cioè, un peccato formale. Non si applica, quindi, al caso in cui si deve scegliere tra due peccati (prendere contraccettivi o abortire?), giacché non si può scegliere nessuno dei due; oppure tra un peccato e un male puramente fisico (usare il preservativo o tollerare che il marito abbandoni sua moglie?). Perché davanti al male morale regge il principio anteriore e superiore: “Bisogna fare il bene ed evitare il male” e sui primi principi non c’è nessuna possibilità di eccezioni. Giammai, può scegliersi il male morale, per quanto sia il minore di due mali morali: ciò che è immorale nel suo oggetto, non diventa buono perché esiste la possibilità che avvengano mali peggiori. E mentre continua ad essere male, mai potrà essere oggetto di scelta di un atto buono e lecito (10).
    3. Quando si tratta di atti intrinsecamente cattivi, il principio del male minore autorizza a “tollerare”, a volte, il male che altri fanno o ci fanno. In altre parole, non c’è sempre l’obbligo d’impedire che altri facciano il male. Ma questo non è altro che “consentire che la volontà altrui agisca in una forma determinata, cadendo solo su lui ogni responsabilità della cattiva azione” (11). Questo vale anche per la cooperazione formale oggettiva e materiale immediata.
    4. Non è questo il caso. Infatti, non è sicuro che la contraccezione sia il male minore tra i due esempi dati. In realtà, tra alterare volontariamente il piano di Dio sull’atto matrimoniale e tollerare il male di entrambi (per esempio, che il marito abbandoni la famiglia), il male maggiore è sempre il peccato personale di chi si pone il problema (in questo caso, quello della sposa che si chiede se deve cooperare con il marito).

Quanto a consigliare il male minore:

1° Mai si può consigliare positivamente di compiere un male minore, perché oltre ad essere una cattiva intelligenza del principio, si incorre in uno scandalo teologico. “Trattandosi di un male, anche se minore, il consiglio o la persuasione mai saranno buoni, quindi, essendo essenzialmente una causa motrice dell’azione, si qualifica, per necessità, secondo il fine obiettivo a cui è ordinato, è questo è cattivo” (12).
2° Non si può tentare di “dissuadere” chi è convinto nel fare il male morale, consigliandogli di farlo solo in parte.

———————————————
(1). Cfr. Family Planning Perspectives (21). Maggio/giugno 1989, 103, 105.
(2). C.M. Roland, United States Naval Research Laboratory, Rubber World, citato da John Kelly, Ostetrico consultore e Ginecologo del Birmingham Maternity Hospital (Inghilterra), in The Tablet, 16/12/1995, p. 1620.
(3). Cfr. Questi dati in: Nature 335, 01/9/1988; American Journal of Nursing, 10/1987; Social Science and Medicine, Vol. 36, nº 113, 06/1993.
(4). Cfr. Dott.ssa María Isabel Pérez de Pío, El preservativo masculino no es seguro para la mujer, in: Boletín de Noticias dell’ONU, nº 99, 16/99. Buenos Aires, 22/03/1999. Si basa su dati del Prof. Henri Lestradet, membro della Accademia di Medicina di Francia. Cfr. Le Figaro, 22/06/1994.
(5). Cfr. ONU-AIDS, Analisi dell’efficacia del costo e VIH/AIDS: Attuazione tecnica dell’ONU-AIDS, 08/1998, p. 5.
(6). Sono dati dell’ONU-AIDS.
(7). Citato da Theresa Crenshaw, in Defense of a Little Virginity, USA Today, 04/1992.
(8). Cfr. E. Sgreccia, Manuale di Bioetica, Vita e Pensiero, Milano 1991, Tomo II, p. 265.
(9). Ibid.
(10). Cfr. HV, n° 14.
(11). Peinador, Moral Profesional, nº 385.
(12). Ibid., nº 258.

Annunci

Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
Questa voce è stata pubblicata in Questioni Teologiche. Contrassegna il permalink.