Catechesi: La Messa (seconda parte)


Al termine della precedente catechesi ci siamo lasciati con questa domanda: «In che modo i battezzati esercitano il proprio sacerdozio?».
La risposta è abbastanza articolata. Intanto c’è da precisare che, nel Battesimo, oltre a essere consacrati sacerdoti a somiglianza di Cristo, riceviamo anche la partecipazione alla sua regalità e alla sua profezia. Cosa significa questo in termini di cambiamento ontologico, cioè a livello del nostro essere?
Innanzitutto, significa che per mezzo del nostro sacerdozio riceviamo, da Dio, la missione di “sacrificare” (fare sacri) noi stessi; ma non solo. Infatti, poiché nel progetto di Dio tutto deve essere ricentrato in Cristo, il nostro compito è quello di sacrificare tutte le istituzioni e le attività umane cui partecipiamo. In altre parole, le dobbiamo fare sacre, sottomettendole al Regno di Cristo.
Cosa significa sottomettere?
Consiste nella possibilità che riceviamo – per grazia – di sacrificare le cose e le attività umane, attraverso la regalità partecipata.
Cos’è la regalità? Pilato davanti all’accusa portata dai capi del popolo di Gerusalemme contro Gesù, gli chiese: «”Dunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (GV 18,37). Dunque, si dà testimonianza alla verità, riconoscendo e affermando che il potere appartiene a Dio. Perciò, esercitando la regalità, noi restituiamo al creato la dignità originaria, affinché, il creato stesso, giunga al suo fine che è «la gloria di Dio». Un terzo atteggiamento è quello profetico. Infatti, attraverso la profezia, la forza dello Spirito Santo ci rende idonei a testimoniare al mondo che siamo veri discepoli di Cristo, attraverso l’evangelizzazione, la preghiera e la vita.
In virtù di tutto questo, i cristiani sono abilitati a rendere a Dio un culto spirituale. Dice San Paolo: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare (Conversione), per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12, 1-2). Da parte sua il Concilio Vaticano II, ci ha insegnato che: “Tutte le opere, le preghiere, le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, eccetera, sono compiute nello spirito. Persino tutto quello che viene sopportato con pazienza diventa sacrificio spirituale gradito a Dio per Gesù Cristo” (LG n. 10). Non di meno, allo stesso modo in cui Cristo ha fatto del Mistero pasquale il centro della propria vita, anche noi siamo chiamati a esercitare il nostro sacerdozio partecipando alla Messa. Proprio in essa, infatti, è possibile offrire, in unione al Sacrificio Eucaristico di Gesù, tutti i nostri sacrifici spirituali, in funzione di due scopi principali. Il primo, affinché Dio sia glorificato. Il secondo, perché gli uomini siano salvati.

Ora possiamo stabilire due parole chiavi che ci riguardano da vicino nella celebrazione della Messa. La prima parola è: Partecipazione.
Il significato del termine è questo: “prendere parte, fare propri, immedesimarsi nei sentimenti di un’altra persona”. Nel nostro caso significa: partecipare (fare nostri) ai sentimenti di Cristo. San Paolo ce lo ricorda: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo» (Fil 2,5). Nell’avere tali sentimenti, s’intende che stiamo parlando di un atto interno. Tuttavia, poiché possediamo un corpo sensibile, i nostri atti interni – nella celebrazione della Messa – diventano gesti (atti esterni), come: postura, parole, canti.
Riferita alla Messa, cosa significa per noi partecipare?
Dovendo fare nostri i sentimenti di Cristo, innanzitutto, occorre capire quali sono i sentimenti che lo spinsero a offrire la propria vita al Padre. Sinteticamente possiamo inquadrarli in due scopi precisi, Gesù:

  • Rende a suo Padre l’onore e la gloria che gli sono dovute, riparando al peccato dell’uomo che le aveva calpestate.
  • Viene a salvare gli uomini.

Questi due scopi esprimono i sentimenti di Cristo. Li esplicitano in quell’atto d’amore per il Padre in favore degli uomini, compiutosi con l’offerta della vita sul Calvario, ieri, e con l’offerta sull’altare (nella Messa), oggi.
Partecipare alla Messa facendo nostri i sentimenti di Cristo, dunque, significa:

  • Ricambiare, il suo amore con il nostro amore. Imparare a vivere, come lui, da figli di Dio.
  • Offrire al Padre onnipotente, il Figlio suo, unica vittima a lui gradita.
  • Associare all’offerta di Cristo la nostra offerta. In pratica, aderire al piano d’amore e alla volontà del Padre. Se qualcuno si domanda come: innanzitutto, combattendo il peccato e siccome non ci dà tregua, dobbiamo lottare con insistenza, attraverso una continua conversione, fino a desiderare di trasformarci in Cristo.

La seconda parola è: Necessaria.
Facciamoci questa domanda: la nostra partecipazione alla Messa è proprio necessaria?

  • Essendo, come abbiamo detto, attori e sacerdoti insieme a Cristo, evidentemente è più che necessaria.
  • Una ragione più profonda ce la offre San Paolo, affermando che le sue sofferenze completano ciò che manca ai patimenti di Cristo in favore del suo corpo che è la Chiesa ( Col 1,24). Per molti questa frase risulta ermetica. In realtà San paolo non intende dire che alla Passione di Cristo manchi qualcosa, ma vuol sottolineare che nel corpo mistico di Cristo che è la Chiesa, non sono esaurite tutte le sofferenze. In altre parole, Gesù continua a salvare il mondo e per farlo ha bisogno anche di noi e delle nostre sofferenze associate alla sua. Pertanto, se all’offerta di Cristo nella Messa, non corrisponde la nostra offerta e il nostro sacrificio, la nostra partecipazione è vuota.

Partecipare alla Messa è, dunque, necessario, perché è segno della nostra redenzione. La redenzione, però, ha un duplice aspetto: oggettivo e soggettivo.
Oggettivo, poiché i meriti del sacrificio della Croce sono infiniti, immensi, per questo a essere redenti sono, tutti. Ciò nonostante, la redenzione ha anche il suo valore soggettivo. Infatti, mentre il peccato originale è trasmesso per natura e, quindi, tutti gli uomini – per il fatto che partecipano della stessa natura umana – nascono con la macchia della colpa di Adamo ed Eva. La redenzione ottenuta da Cristo la si ottiene pervenendo in contatto vitale col sacrificio della Croce. Per capire meglio, vale interpretare un passo evangelico: «A Gerusalemme, vi era una piscina ai cui bordi giacevano gli infermi. Gesù, vedendolo uno di essi gli disse: “Vuoi guarire?”. Gli rispose il malato: “Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita» (Cf. Gv 5, 2-7). Ebbene, nella redenzione, sul Calvario, Cristo ha costruito una piscina per la salvezza dell’uomo, ricolma del suo sangue versato. Però, chi non s’immerge nelle sue onde e non si lava dalle macchie dell’iniquità, non sarà redento.
Com’è possibile immergersi in questa piscina di salvezza?
Celebrando la Messa nel modo che finora abbiamo cercato di spiegare. Infatti, i frutti della celebrazione della Messa, possono essere sintetizzati in:

  1. frutto universale. Gesù l’ottiene sempre, indipendentemente dalla nostra partecipazione. Dio, infatti, è glorificato; la Chiesa santificata; il mondo redento. Per l’infinito amore di Dio Padre, questo frutto è riversato anche sugli assenti alla Messa.
  2. Frutto particolare. Essendo un sacrificio di comunione e di ringraziamento, nel momento in cui facciamo della Messa il centro della nostra vita, come figli di Dio vivremo in perenne rendimento di grazie. Questo fa scaturire in noi la salvezza?

Se non celebri bene la Messa, in qualche modo supplisce la grazia di Dio. Se però, non la celebri affatto, è segno che non ti senti più Figlio di Dio e reputi la salvezza conquistata da Cristo – con la sua morte in croce e la sua risurrezione –, senza valore. Quest’autosufficienza nei confronti di Dio, prima o poi, porterà il tuo spirito a morire.

La Chiesa consigliandoti di celebrare la Messa ti ricorda il giorno in cui sei stato salvato e ti conduce a gustare la gioia di essere figlio di Dio, tuo Padre.

Annunci

Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
Questa voce è stata pubblicata in Catechesi. Contrassegna il permalink.