Catechesi: La Messa (prima parte)


Cominciamo subito con una constatazione.
Dagli Atti dei Martiri della prima Chiesa, risulta che molti cristiani si sono fatti uccidere per poter celebrare la Messa. Scegliendo la storia forse più rappresentativa, è bene ricordate i Martiri di Abitene.
Abitene ormai non esiste più, ma è stata una città della provincia romana dell’Impero, nell’attuale Tunisia.
Nel 303, Diocleziano scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani e ad Abitene, quarantanove credenti – sorpresi durante la celebrazione della Messa domenicale – furono condotti a Cartagine davanti al proconsole Anulino per essere interrogati. Uno di essi, interrogato afferma: “Sine dominico non possumus”, cioè senza la celebrazione della Messa domenicale non possiamo: né essere, né vivere da cristiani.
Questi martiri di Abitene hanno affrontato coraggiosamente la morte, pur di non rinnegare la loro fede in Cristo nell’incontro comunionale della celebrazione eucaristica.
Lungo l’arco della storia della Chiesa, Teologi, scrittori, Magistero, non sono riusciti a esprimere con le parole, la grandezza e l’efficacia del Sacrificio Eucaristico. Resta, però, interessante l’interpretazione offerta dal Concilio Vaticano II che afferma: «la Messa, è fonte e culmine di tutta la vita cristiana». Fonte da cui scaturisce ogni esperienza religiosa e spirituale del credente e culmine di tutta la sua esistenza.
Se questo è vero:
1) come mai tanti cristiani non vanno mai a Messa?
2) Perché molti trovano sempre una scusa per non andarci?
3) Come mai quelli che ci vanno, spesso, sono più freddi del ghiaccio?

La scienza antropologica insegna che, nell’uomo, ciò che fa scattare la volontà, che spinge a fare qualcosa, è l’interesse. Nel nostro caso, se non c’è interesse verso la Messa, è chiaro che non c’è la volontà (voglia) di partecipare.
Ci domandiamo, allora, qual è la possibilità di suscitare questo interesse? Dato che tutto ha bisogno di un suo fondamento, quello pertinente all’interesse, è la conoscenza. Più noi conosciamo qualcosa, più siamo interessati o disinteressati. Tuttavia, se conoscendo qualcosa riusciamo a percepirne il valore, la qualità, l’aiuto per la nostra maturazione, ecco che scatta la molla dell’interesse che, a sua volta, sospinge la volontà ad agire. Attenzione, però, la Messa è anche il Mistero di fede per eccellenza e la fede lo sappiamo, possiamo ottenerla solo con la preghiera.
Per questo una giusta premessa richiede l’azione su due ambiti:

  • approfondire la nostra conoscenza sulla Messa;
  • chiedere a Dio la fede necessaria, affinché sappiamo ben celebrarla.

Ora possiamo iniziare col dare una definizione teologica della Messa. Essa, «è il sacrificio di Cristo e della Chiesa; il più elevato atto di religione».
Eccoci davanti a due parole poco conosciute. Cosa significa religione e cosa vuol dire sacrificio?
Dopo la scelta originale e originaria dell’uomo nei confronti di Dio, l’umanità fu costretta ad allontanarsi dalla dimensione “paradisiaca” per vagare sulla terra, come alla ricerca di se stessa. In questo periodo storico, in tutti i popoli si trovano tracce di qualcosa che, in una forma rituale, intende rendere culto a qualcuno/qualcosa che è ritenuto superiore alle leggi naturali e alla natura umana. Tutto questo indica che nel cuore dell’uomo c’è un’innata esigenza del divino. Il desiderio di riallacciare (il termine deriva dal latino religio dalla radice di re-ligare) la propria vita a quella di Dio; Cicerone la chiamava «il senso, l’istinto, di Dio».
La religione, è perciò «una disposizione dell’animo» per mezzo della quale l’uomo è spinto ad “unirsi” a Dio. Per questo gli rende il culto dovuto, riconoscendolo come Essere Supremo. L’effetto del culto reso alla divinità rende l’uomo cosciente del suo nulla dinanzi a Dio e quindi della sua totale dipendenza da Lui.
Tutto questo, attraverso i secoli, è passato all’interno della liturgia cristiana. Per questo, nella Messa, l’atto di religione che compiamo richiama al nostro cuore la dimensione Eucaristica, il cui significato c’immerge nella dimensione divina, dov’è fondamentale l’esperienza del ringraziamento. Nell’esperienza della dipendenza da Dio, si comprende anche la richiesta di aiuto e il desiderio di entrare in comunione con Lui.
Un altro fondamento dell’esperienza religiosa, è il peccato e il bisogno di essere perdonati.
Quanto detto nell’ambito della religione, possiamo situarlo nella definizione di culto interno all’uomo, manifestato dal culto esterno, detto sacrificio.
Nella nostra cultura, diciamo sacrificio per esprimere: fatica, dovere gravoso, privazione. In realtà, il suo significato originario è meraviglioso e completamente diverso dal nostro. Esso, è riconducibile all’unione dell’aggettivo “sacer” e del verbo “facio” e letteralmente significa: “rendere sacro“.
Anticamente, per onorare Dio ed espiare i peccati, gli uomini prendevano cose profane, ad esempio i prodotti dalla terra: frutta, pane, animali da sacrificare. Dunque, le “facevano sacre”, alla divinità. Ebbene, quando noi andiamo alla Messa, dovremmo essere spinti da questo senso di Dio. Essere penetrati dalla coscienza del nostro nulla, dalla nostra assoluta dipendenza da Dio, il quale nonostante tutte le nostre fragilità, continua a crearci istante, dopo istante. Ed è questo che ci mantiene vivi.
Veniamo a un’esposizione esauriente della Messa.
Il concetto da acquisire è quello di Memoriale. Per noi, memoria significa rievocare un avvenimento passato. Tuttavia, non è questo che accade nella Messa. Di fatto, noi non celebriamo la memoria, ma il memoriale che, nella sostanza, è diverso dalla memoria. Infatti, memoriale, pur indicando un avvenimento accaduto nel tempo, sta a significare che quell’avvenimento, nel momento in cui lo rievochiamo è reso presente, cioè diventa realtà mentre si celebra. Infatti, alle parole del sacerdote, Gesù:
1) si rende presente in mezzo a noi, sotto i segni del pane e del vino;
2) rinnova la sua offerta al Padre e si immola sacramentalmente per noi;
3) contrae con la Chiesa, il suo patto d’amore, cioè: la Nuova ed Eterna Alleanza.

Tuttavia, il Mistero si fa più profondo, perché la Messa non è soltanto il memoriale dell’evento pasquale – Morte, Risurrezione, Ascensione e Pentecoste –, ma include il sacrificio totale di Cristo.
Abbiamo parlato di sacrificio, ma è necessario distinguere bene alcune cose:
a) l’atto interno col quale si compie, cioè la volontà che, stimolata dall’amore, si offre a Dio;
b) l’atto esterno con il quale si esprime la nostra immolazione. Qualora l’atto esterno è secondo la natura delle cose (Gesù che versa il suo sangue) si dice sacrificio naturale. Invece (come nella Messa), se è espresso sotto il segno di una Sacra Cena (la consacrazione del pane e del vino) allora si chiama sacrificio sacramentale.  Naturalmente il vero sacrificio sta tutto nell’atto interno.

Perché Gesù ha scelto questa forma sacramentale?
1) Per stimolare la nostra fede.
2) Per farci conoscere Il sacrificio naturale che sta nel tempo. Ciò che è accaduto sul Calvario più di duemila fa.
3) Per farci vivere il sacrificio sacramentale che, invece, sta fuori dal tempo ed è sempre presente, perché collocato nell’eternità.
Ora, mentre nella Cena e sulla Croce, Gesù è stato l’unico attore del dramma divino della Redenzione del mondo. Nella Messa, anche noi siamo attori insieme con Gesù. Questo è possibile grazie al sacerdozio dei fedeli, una verità rimessa in piena luce dal Concilio Vaticano II: il fondamento del sacerdozio dei fedeli risiede nel Battesimo.
Di conseguenza la Messa non è più il sacrificio del solo Gesù, ma il suo sacrificio più il nostro, cioè il sacrificio di tutta la Chiesa.
Attenzione, però, ci sono delle distinzioni:
a) il sacerdozio di Cristo è infinito;
b) il nostro sacerdozio è finito;
c) il sacerdozio dei fedeli inoltre è differente dal sacerdozio ministeriale, cioè l’ordine del presbiterato, perché:
1) il presbitero (prete) è sacerdote oltre che per il Battesimo, anche per il Sacramento proprio che è, l’Ordine.
2) Il presbitero agisce in persona christi.
3) Soltanto i presbiteri (ovviamente soprattutto i vescovi) hanno il potere di fare i sacramenti; governare (guidare) ed educare il popolo di Dio.

Allora i battezzati come esercitano il loro sacerdozio?
È quello che capiremo nella prossima catechesi.

Nota: Abbiamo appena sollevato il velo del mistero della Messa per accorgerci che il mistero è più profondo di quanto possiamo immaginare. Ecco perché, la preghiera per ottenere la fede che c’immerge nella profondità della Messa, rimane ancor più valida.

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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