Cristiani o Pagani? (…quarta parte)


pensiero_domenica241010_3Ci eravamo lasciati con un impegno: capire il significato della dignità sacerdotale ricevuta con il Battesimo.
Per comprendere meglio facciamo una brevissima sintesi.
Dopo la scelta originaria (peccato originale) dell’umanità, all’inizio della storia, la nostra natura (perdendo la grazia divina) si ritrova in una situazione di degrado. L’uomo è sceso così in basso, da non riuscire più ad alzare gli occhi (e lo spirito) al cielo, in modo da stabilire un contatto con Dio. Definisco questo periodo storico come «epoca del paganesimo naturale».
In quel periodo l’umanità viveva una religiosità pagana e gli uomini non avevano la capacità di relazionarsi con Dio, per diversi motivi. Pur avvertendo la necessità di rivolgersi a delle realtà che, idealmente, dovevano essere loro superiori, non avevano alcuna possibilità di giungere alla conoscenza di Dio. Perciò, adoravano idoli che esprimevano divinità immaginarie e ne costruivano i simulacri secondo il proprio arbitrio. L’idealizzazione che i pagani davano alle divinità, nasceva dal bisogno di sentirsi sostenuti. Serviva a spiegare fenomeni naturali o fatti, di cui non si conosceva l’origine. Quindi, effettivamente, più che adorare, essi strumentalizzavano il proprio bisogno religioso trasformandolo in un rapporto di puro interesse.
Ciò nonostante, alcuni pagani, riflettendo sulla natura e sospinti dalla ragione, hanno sentito il bisogno di approfondire la questione della religiosità umana (cf. Rm 1,19-20c). Raccogliendo i semi di luce disseminati da Dio nel mondo, giunsero a capire che la natura, per esistere aveva bisogno di quattro cause: materiale, formale, efficiente e finale. Queste cause non sono proprie dell’umanità, ma risiedono nella volontà di un essere superiore e necessario, dal quale tutta la creazione riceve esistenza, energia e vita.
Questo è il periodo storico in cui nasce la “religione naturale”, cioè la disposizione nell’animo umano a incontrare l’essere soprannaturale che, in quanto tale, sarà chiamato «Dio».
Successivamente, fu Dio (ancora sconosciuto) a fare il primo passo e aprirsi agli uomini. Lo fece comunicando con Abramo, il quale si rese disponibile a credere accogliendo il soprannaturale nella propria vita e sperimentando, attraverso una serie di eventi, tutta la grandezza di Dio. In questo modo nasce la «fede» tra gli uomini. L’esperienza di Abramo (storicamente) si svilupperà attraverso gli ebrei, popolo che ci interessa molto da vicino, perché furono essi a iniziare una relazione con Dio improntata sull’adorazione.
Tuttavia, pur avendo acquistata la capacità di adorare Dio, gli ebrei l’esercitarono in modo imperfetto. Gesù, rivolgendosi alla samaritana, pone l’imperfezione nella parziale conoscenza di Dio e nel rifiuto della rivelazione che Gesù fa di sé e del Padre nel suo ministero pubblico. Ecco le parole di Gesù: «Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (GV 4, 22-24).

L’adorazione nella Bibbia

La Scrittura ci offre alcuni spunti per riflettere sul tema.
Il profeta Ezechiele, posto dinanzi alla gloria di Dio, cade con la faccia a terra (cf. Ez 1,28). Lo stesso accade all’ebreo Saulo, stavolta, però, dinanzi all’apparizione del Cristo risorto (cf. At 9,4). Il ritrovarsi a terra, è spiegato come la naturale reazione dell’uomo che incontra la santità e la grandezza di Dio. Grandezza che, anche se benefica, in qualche modo è schiacciante e mostra alla creatura il suo nulla. Siccome, l’esperienza di Dio pervade tutto l’essere della persona, la fede si traduce in atti esterni con cui il corpo riconosce la sovranità del Signore su tutto il creato. Uno di questi atti, il più eloquente, è la prostrazione: omaggio della creatura a Dio e riconoscimento della sua potenza.
Se i gesti corporei mostrano, dunque, la reazione dell’uomo alla grandezza di Dio, dalla loro interpretazione nasce il termine «adorare». Il popolo d’Israele davanti al Signore «elevato al di sopra di tutto» (1Cr 29,11) si prostrava. A questo gesto univa il bacio, dando una sfumatura di amore al gesto (Es 18,7). Da questi due atteggiamenti, nasce il termine ebraico che traduciamo con l’italiano «adorare» che significa: «prostrarsi portando la mano alla bocca». La spiritualità cristiana dei Padri della Chiesa, trasformò il segno della mano che dà il bacio, nel gesto di chiudere le labbra. Per analogia si giunge al concetto di stare zitti dinanzi alla potenza divina; ciò rimanda al tema dell’obbedienza.

Con l’avvento di Gesù tutto cambia.

Gesù c’insegna un modo nuovo, definitivo, di adorare Dio: «Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (GV 4,23).
La novità cristiana, dunque, non sta soltanto nella rivelazione di un Dio in tre persone, ma anche che questo Dio che è «spirito», trasforma l’adorazione portandola alla sua perfezione. Perciò, tutti coloro che nascono da «acqua e Spirito» (Gv 3,8), devono adorare in «Spirito e verità» (Gv 4,24).
Questa nuova e perfetta adorazione, non consiste, però, in un atto puramente psicologico. Esso ha bisogno di gesti, di forme, e deriva da una consacrazione di tutta la persona umana: spirito, anima e corpo (1Ts 5,23).
Santificati in modo così radicale, i veri adoratori non hanno più bisogno di un luogo. Tutto appartiene loro perché essi appartengono a Cristo e Cristo appartiene a Dio (1Cor 3,22ss). Di fatto, l’adorazione in spirito si compie nell’unico tempio gradito al Padre che è il corpo del Cristo risorto (Gv 2,19-22). Nondimeno, anche Gesù è il Signore, perciò l’adorazione (riservata unicamente a Dio Padre), ora può estendersi a Gesù (Atti 2,36). San Paolo né dà la spiegazione: «Nel suo nome si piega ogni ginocchio in cielo, sulla terra e negli inferi» (Fil 2,9 ss; Ap 15,4). Infine, l’organo con cui l’uomo deve adorare Dio, è il cuore. Questa è la sola adorazione che piace a Dio.
Adorare, dunque, è molto più del pregare. Adorare, esprime il modo con cui una persona si dispone dinanzi a Dio, nella preghiera e nella vita. L’adorazione diventa il modo di vivere del credente che riconosce il primato di Dio nella propria vita. Per questo Gesù dice che lo spazio della vera adorazione è composto da Spirito e verità.

Gesù: la Verità

La sua persona, la sua vita, la comunione con il Padre: questo è Gesù. Lui è il vero luogo dell’incontro tra l’uomo e Dio. Si può adorare Dio solo se inseriti nell’esistenza di Gesù: non la nostra, ma la sua carità; non la nostra, ma la sua vita. Tuttavia, nessuno di noi può fare questo da solo. Occorre lo Spirito Santo, la potenza di Dio che eleva e inserisce la nostra vita nel Figlio Unigenito. Il nostro amore nel suo, mediante il suo corpo (la Chiesa) che ne prolunga la presenza visibile nel tempo: questo avviene nel Battesimo. La vera adorazione perciò è la caratteristica principale del cristianesimo.

Chi può adorare in Spirito e Verità?

Di per sé, l’unico ad averne la capacità è Gesù, in quanto il Padre ha stabilito che a lui solo appartiene il vero e sommo sacerdozio: «Il Signore ha giurato e non si pente: “Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchìsedek”» (Sal 110,4). La lettera agli Ebrei, poi, afferma che: «Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli» (Eb 7,26). Tuttavia, Cristo, ha lasciato la sua eredità alla Chiesa. Il suo Spirito, perciò, fa in modo che l’adorazione a Dio continui nei cristiani inseriti nel Figlio per mezzo del Battesimo. In questo modo essi esercitano il sacerdozio di Cristo, offrendo a Dio Padre il sacrificio perfetto di adorazione che è, la celebrazione eucaristica.

La rilevanza dell’adorazione

Ciò che il mondo ha di più importante per continuare a esistere è «il sacerdozio di Cristo e dei cristiani. Infatti, la salvezza dell’umanità è possibile dalla capacità che i cristiani hanno di adorare Dio Padre, uniti a Cristo nello Spirito Santo».
Possiamo concludere con questa espressione: «Dio Padre ha ritenuto così importante l’adorazione che, non avendo trovato nessun uomo capace di farlo, ha mandato suo Figlio». Lui, ha adorato perfettamente il Padre, formando – nella Chiesa – un popolo di “sacerdoti” adoratori.
Chi salverà il mondo non è l’economia o la scienza, ma solo i veri adoratori in Spirito e verità.

Come adorare?

Innanzitutto si tratta di un atteggiamento spontaneo che il cristiano assume nella propria vita, attraverso sei atteggiamenti.

  1. Il riconoscimento e la consapevolezza della verità assoluta che regge tutto l’universo, cioè: «Il potere appartiene solo a Dio e il potere umano viene da Dio»;
  2. La rinuncia a satana e la professione di fede nella Trinità, vissuta come habitus della propria vita;
  3. L’intima e libera sottomissione a Dio Padre, nel suo amore, per essere disposti a compiere la sua volontà con obbedienza;
  4. La contemplazione dei misteri della nostra fede;
  5. La preghiera e la partecipazione attiva e consapevole alla Santa Messa;
  6. La riconoscenza e la lode a Dio Padre.

Chi pensa che per adorare Dio basta volerlo, ricordi che l’adorazione è il vivificante rapporto filiale con Dio Padre, raggiungibile solo quando il credente è perfettamente inserito in Cristo e mosso dalla potenza dello Spirito Santo.

(…continua…)

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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