Cristiani o Pagani? (…seconda parte)


7234699-bibbia-a-lume-di-candela-con-mani-piegate-in-preghieraIl cristiano è chiamato a vivere “con, in, e per Cristo“.
Vivere all’interno di questa relazione, è la garanzia di un cammino illuminato dalla Verità di Cristo, preludio a un’azione evangelica corrispondente ai suoi insegnamenti. A questo tipo di vita – che è innanzitutto spirituale – si giunge per la Via della «conoscenza di Dio», attraverso il Vangelo.
Ancora oggi, se il Vangelo di Cristo non è stato del tutto assimilato o mal compreso, non è soltanto perché troppo avanti (innovatore), rispetto alla piccolezza della mentalità umana, ma anche (forse soprattutto) perché disprezzato da molti che si dicono cristiani, ma poi non conoscono affatto la Parola di Dio e di conseguenza la loro fede.
Non è sbagliato ciò che dico. In genere, sono proprio i cristiani che preferiscono stare a debita distanza dalle Scritture. Pensate ai vari Augias, Odifreddi, Frey, Veronesi – per citarne alcuni – persone che hanno detto e scritto tanto contro Cristo, la fede e la Chiesa. Pensate a intellettuali cattolici, come Mancuso V. e Bianchi che ci propongono una teologia distorta. Questa, è gente che s’è documentata, ha letto (anche se travisato) pagine e pagine di Scrittura. Hanno – per così dire – dedicato (nel loro caso, perso) tempo per conoscere l’argomento. Al contrario molti cristiani (anche quelli che amano definirsi “adulti”) preferiscono dedicarsi ad altro, per non perdere tempo ad approfondire – non dico (nessuno lo pretende!), tutta la Sacra Scrittura, ma nemmeno – i testi fondamentali su cui si fonda la loro fede. Chiaramente, il frutto di questa latitanza si manifesta, poi, con l’espressione di una religiosità astratta e concettuale che nulla ha a che fare con quanto lo Spirito Santo continua a insegnare attraverso la Chiesa.
San Girolamo, immenso conoscitore della Scrittura, disse: «Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo, “Scrutate le Scritture” (Gv 5, 39) e “Cercate e troverete” (Mt 7, 7). Per non sentirmi dire come ai Giudei: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio” (Mt 22, 29). Se, infatti, al dire dell’apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo» (dal, Prologo al commento del Profeta Isaia).
Dunque, per il credente la conoscenza di Dio – attraverso la sua stessa Parola – è un dovere, un comando. Chi non adempie è ignorante, cioè non può affermare di conoscere. Ora – cercando di esprimere un concetto importante –, mi domando: Si può amare qualcuno senza conoscerlo? Mi sembra molto difficile che ci possa essere amore senza conoscenza. Allora, chi non conosce Cristo, come potrà amarlo? Poi, se qualcuno dice di credere in Gesù, ma non conosce cosa credere (né i suoi insegnamenti) in cosa sta credendo?».
Ricordate, Gesù ci ha detto: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4, 4). Allora, prendiamo in mano il Libro, leggiamolo insieme ai sacerdoti.
Desideriamo davvero giungere a sperimentare l’essenza della fede nella nostra vita? Questi sono i primi passi. Ne seguiranno altri, ma dobbiamo cominciare dalla «conversione» (abbiamo già visto) e dalla «conoscenza di Dio», attraverso Gesù Cristo. Non possiamo fare nulla senza Gesù!
Riguardo poi alla fede: se vogliamo vivere un “cristianesimo pagano” – che la Chiesa di Cristo non può offrire – stiamo sbagliando qualcosa.

(…continua…)

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Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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