Cristiani o Pagani?


commentoNel Vangelo di Giovanni leggiamo che, mentre Gesù invita i discepoli a mangiare il pane di vita eterna (il suo corpo), i giudei dissero: «Questa parola è dura» (Gv 6, 60c), da «quel momento molti discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui» (Gv 6, 66).
Quando, invece, Gesù interroga gli apostoli, se volessero andarsene anche loro, Pietro rispose a nome di tutti: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6, 68).
Questo è uno dei brani dove risulta più chiaro l’invito di Gesù ad aderire alla novità del Vangelo attraverso la conversione. Convertirsi, è un atto umano che porta a cambiare il proprio modo di pensare. Tuttavia, anche se la conversione ha un suo ambito privato che è sempre personale, successivamente – se è una vera conversione – deve trovare la sua attuazione nella dimensione sociale e, per i credenti, in quella ecclesiale.
Attualmente è piuttosto difficile notare delle conversioni sincere. Questo, purtroppo, è tanto vero quanto più si guarda ai cristiani di tutte le confessioni. La secolarizzazione, infatti, ha influenzato il concetto di adesione ai valori proposti dal Vangelo e moltissimi fedeli sono precipitati in una crisi profonda.
Maritain, un filosofo francese del secolo scorso, espresse un concetto che mi sembra profetico per i nostri tempi: La storia ha mostrato una legge naturale che ha visto società “sacrali” divenire “profane”. Sembra che questo passaggio si stia verificando tra i fedeli con un ritorno al paganesimo, mascherato da devozione religiosa.
Ovviamente per gli avversari della fede (e della Chiesa), di qualunque confessione, c’è terreno fertile dove seminare dubbi e attaccare principi evangelici. Cosa, peraltro, che trova seguito tra molti cattolici che giudicano i valori proposti dal Magistero con una superficialità proporzionale solo alla inconsistenza del pensiero dominante. Ciò che sentiamo o leggiamo – espresso da chi è ostile al cristianesimo – non è frutto di conoscenza approfondita o di verifiche serie, ma nasconde dis-informazione e ignoranza sulla fede. Per questo, anche oggi, si ripete la storia narrata nel Vangelo. Ci sono persone per le quali è chiaro che le parole di Gesù sono spirito e vita, perciò lo seguono. Altri invece che, come i discepoli del brano evangelico, cercano altrove il loro dio.
Basta essere attenti ai segni dei tempi per notare il comportamento di quanti si dicono cristiani, ma che in genere esprimono – nell’affanno di ottenere qualcosa – la fede pagana di chi impasta devozione, insieme a riti esoterici e magici.
In chiesa, non è difficile vedere gente che indossa oggetti, amuleti e quant’altro dal “valore” protettivo o portafortuna. Questa è la religione praticata da tanti cattolici. Essi vivono il loro rapporto con Dio secondo la regola umana: «io do a te (preghiere, candele, elemosine) in cambio tu, dai a me ciò che voglio». Saranno pochi direte. Purtroppo no. Basti pensare che nel nostro “bel paese” cattolico si diffonde il ricorso alla magia e ai maghi. Le persone che ogni anno li frequentano, buttando miliardi dalla finestra, sono 15 milioni.
Perché accade questo? Prendo spunto dal numero 31 della Lettera Enciclica di Papa Benedetto XVI, Spe Salvi, per abbozzare una risposta. Dice il Papa: «Noi abbiamo bisogno di speranze – piccole o grandi – che, mantengano vivo il nostro desiderio di vita e il nostro cammino. Senza la Grande Speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano. Questa grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere. Solo il suo amore è per noi la garanzia che esiste la vita che è “veramente”».
Alla riflessione del Papa fanno eco le parole di Gesù. Egli c’invita a fidarci solo di Dio: «Non siate dunque come loro (i pagani), perché il Padre vostro sa di cosa avete bisogno ancor prima che gliele chiediate» (Mt 6, 8). Se è così, dobbiamo pensare che tutti coloro che cercano altrove la Speranza, o non conoscono Dio oppure sono pagani. Sono quelli (tra loro quanti cattolici?) che nell’attuale società desiderano che Dio si faccia da parte, perché solo l’uomo è il fine ultimo del mondo.
La nostra fede non consiste in questo. Noi abbiamo ricevuto una fede attiva, che ci coinvolge e chiede continuamente di spogliarci della mentalità del mondo; di cambiare atteggiamento.
A questo punto, cosa fare per restare uniti a Cristo, da cristiani? Conoscerlo!… (continua…)

Ps: Spero che questa riflessione faccia giungere la mia voce a chi cammina per la via larga e spaziosa che porta a nulla, affinché prenda coraggio e torni indietro.

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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