Nikolaj Berdjaev


berdjajevNikolaj Berdjaev nasce a Kijev nel 1874. Da giovane si appassiona a Marx, lo studia perché convinto che in quel pensiero potrà individuare l’esito del messianismo giudaico-cristiano. Tuttavia, maturando il suo pensiero, soprattutto dopo aver assunto le idee principali di Vladimir Solov´ëv, resterà deluso dal marxismo. Sposta, dunque, l’ambito della sua ricerca verso il mondo dello Spirito, sebbene vedesse nelle Idee l’arena dove disputare una vera e propria lotta tra libertà e determinismo.
Nel 1900 si fa conoscere per lo scritto Soggettivismo e individualismo dove sostiene che il dominio del pensiero materialista mostra la «necessità di un pensiero metafisico ed etico». L’accoglienza positiva del testo da parte dei circoli socialdemocratici moscoviti causerà la sua deportazione nel nord della Russia. Ciò non farà altro, in lui, che trasformare la filosofia in una materia di vitale importanza. Come vivere la vita, su cosa fondarla, come conciliare Dio e mondo, individuo e società, cos’è l’uomo, il senso della Storia e il destino dell’umanità. Berdjaev ha riflettuto e scritto su questi argomenti ed ha dato un notevole contributo al loro approfondimento filosofico. Gli interpreti di questo autore affermano che egli può aiutarci a far luce sulla situazione contemporanea, illuminandone gli errori e i mali, insegnandoci a uscire da essi attraverso la strada (difficile) della libertà e della creatività. Per Berdjaev la Filosofia della Storia insegna che non ci si deve concentrare solo su leggi materialistiche e scientifiche, ma in primo luogo considerare quelle etiche e religiose.
Dopo la Rivoluzione del 1917 e l’instaurazione del nuovo apparato politico, a Berdjaev viene assegnata la cattedra di Filosofia all’Università di Mosca. Nel 1921 tiene dei seminari su Dostoevskij. Nelle lezioni sui romanzi del grande autore russo dimostra il necessario fallimento dell’utopia marxista. Egli vi contrappone una concezione del mondo fondata sulla libertà e non sulla necessità storica. Questi seminari non saranno apprezzati dalle autorità bolsceviche che, infine, nel 1923 lo costringono all’esilio, prima a Berlino poi a Parigi. Qui saranno pubblicati i suoi scritti più importanti, qui morirà nel 1948, lasciando al mondo l’eredità dei suoi pensieri, freschi e appassionati.

«Il sentimento del male diviene più forte e più acuto nel nuovo Medioevo. La forza del male crescerà e assumerà forme nuove per causare nuovi dolori. Ma all’uomo è stata concessa la libertà dello spirito, la libertà di scegliere la propria via».

«Libertà è innanzitutto il diritto alla disuguaglianza».

«La notte non è meno meravigliosa del giorno, non è meno divina; di notte risplendono luminose le stelle, e si hanno rivelazioni che il giorno ignora».

«La libertà è la cosa ultima: non si può derivare da nulla né può essere equiparata ad altro. La libertà è il fondamento incausato dell’essere: è più profonda dell’essere stesso».

«Il problema dell’uomo e del suo destino è prima di tutto il problema della libertà».

«Sarebbe un errore pensare che l’uomo comune ami la libertà. Sarebbe un errore ancora più grande supporre che la libertà sia una facile conquista. La libertà è difficile da ottenere, è più facile rimanere schiavi».

«La verità è il ridestarsi dello spirito nell’uomo, la sua comunione con lo spirito».

«La verità non è del mondo, ma dello spirito: essa si conosce soltanto trascendendo il mondo oggettivo. La verità è la terminazione del mondo oggettivo».

«L’esperienza spirituale è la realtà più alta nella vita dell’uomo: in essa il divino non è dimostrato, ma si mostra di per sé».

«L’anima dell’uomo ha più valore di tutti i regni del mondo: il destino dell’individuo viene prima di qualunque altra cosa».

«Nella religione dello spirito, la religione della libertà, tutto sarà fondato, non sul giudizio o sulla ricompensa, ma sullo sviluppo creativo e sulla trasfigurazione, a immagine di Dio».

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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