Magistero della Chiesa


Magistero-della-Chiesa«Qual è l’accoglienza del Magistero tra il Popolo di Dio?»

Innanzitutto facciamo chiarezza sul termine «Magistero».
Non tutti sanno che si tratta di un termine moderno, ma ciò che esprime risale a Cristo stesso. Infatti, Gesù istituì il Magistero, dando agli apostoli, e successori, il comando di annunciare il Vangelo sino ai confini della terra. Fece anche una promessa agli apostoli: li avrebbe accompagnati con l’assistenza dello Spirito Santo. Questo dono che li avrebbe resi maestri dell’umanità, in relazione alla salvezza.
Gli apostoli trasmisero oralmente (Tradizione) e per iscritto (Sacra Scrittura) la dottrina insegnata da Gesù, il quale volle che questo patrimonio dottrinale fosse insegnato, trasmesso, custodito e spiegato a tutti gli uomini, di tutti i tempi.
Il Magistero dunque è Cristo presente – per opera dello Spirito Santo – nel collegio dei vescovi uniti al Papa. In tal senso il collegio degli apostoli è capacitato ad annunciare infallibilmente la verità che in sé resta sempre la stessa col medesimo significato.
Sperando di essere stato chiaro circa il significato del termine, ora possiamo dire qualcosa riguardo alla domanda.

I cattolici (tutti) devono accogliere gl’insegnamenti della Chiesa con docilità e grande disponibilità di cuore (Cfr. Lumen Gentium, n. 25). Purtroppo, è evidente che oggi la posizione di molti cattolici riguardo al Magistero si fonda sull’etica dell’interesse. In altri termini una specie di “libertà personale” sulla base della quale, in tanti credono di aver acquisto il diritto d’interpretare autonomamente quanto la Chiesa esprime nel suo Magistero.
A costoro, non io, ma San Pietro dice: «Sappiate anzitutto questo: “Nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione”» (2Pt 1, 20). Non bisogna mai dimenticare che la Chiesa possiede il deposito della fede (Scrittura, Tradizione, Magistero) ed è profezia di Cristo. A lei sola il Signore ha affidato il mandato d’insegnare le verità di fede per formare una retta coscienza, capace di far aderire alla proposta di Salvezza che Dio fa all’umanità.
Purtroppo – l’ho già detto – è evidente l’orientamento d’interpretare il Magistero piuttosto che accoglierlo con il dovuto rispetto e obbedienza1.
Allora, l’invito di Gesù agli Apostoli2: «Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 10, 16) deve risuonare come monito per tutti. Solo ascoltando la Chiesa (nei suoi Pastori in comunione con Pietro) noi ascoltiamo Cristo.
La Dei Verbum ricorda, che solo il Magistero della Chiesa può esercitare il mandato d’insegnare nel nome di Gesù Cristo. In virtù di ciò, noi cattolici dovremmo accogliere gli ammaestramenti della Chiesa con spirito di docilità e con grande disponibilità di cuore, poiché la ragione edificante di questo atteggiamento – docile – sta nell’obbedienza a Gesù (come Egli obbedisce al Padre) che affida alla Chiesa il delicato compito d’insegnare in sua vece: «Chi ascolta voi, ascolta me!».
Detto questo e senza scendere nelle profondità magisteriali di difficile lettura per la maggior parte dei fedeli, prendiamo il caso delle norme liturgiche3.
Queste norme sono spesso metodicamente ignorate o più semplicemente interpretate un po’ ovunque e un po’ da tutti.
Per capire, v’invito a riflettere sul comportamento di buona parte dei fedeli e di tanti sacerdoti che, al momento della distribuzione eucaristica, hanno fatto diventare abitudine ciò che, invece, è facoltà opzionale. Mi riferisco alla ricezione della comunione sulle mani.

comunione-nelle-maniQuanti fedeli, oggi, riceverebbero l’Eucaristia in bocca piuttosto che sulle mani, se i sacerdoti avessero insistito nel dire che si tratta di un’opzione che richiede molta attenzione e che, purtroppo, favorisce l’originarsi di diversi abusi?
Sanno i fedeli che le mani sporche profanano il Sacramento, allo stesso modo in cui non facendo la dovuta attenzione ai frammenti eucaristici che restano sulle mani, si lasciano cadere e si calpestano?
Sanno che mangiare al posto (invece che davanti al sacerdote), dopo aver tenuto a lungo in mano il Sacramento, per eccesso di devozione sentimentale, equivale a un’offesa?
Quanti, se informati con decisione, userebbero questa opzione per comunicarsi?
Inoltre, non dimentichiamo che i furti di ostie consacrate (che si usano nei riti satanici) è in forte aumento da quando si è ritornati a distribuire la comunione sulle mani.
In tutto ciò è doveroso spendere una parola in favore di quei sacerdoti che istruiscono i fedeli sul modo più adeguato di ricevere la Santa Comunione, anche se in sede pratica i fedeli poi fanno sempre ciò che gli piace. Chissà come reagirebbero se si rifiutasse loro l’Eucaristia, ogni volta si presentano con mani sporche, sudate, fasciate da tutori. Altrimenti, quando pongono le mani nelle più svariate forme simboliche: a salvadanaio, a pinza, a cucchiaio, a spatola, ecc….
Tuttavia, facile immaginare le accuse di oscurantismo medievale e di chissà quant’altro nei confronti di chi, con tale rifiuto, volesse educare alla corretta ricezione della comunione.

Tornando al discorso iniziale, la libertà con cui s’interpreta comunemente il Magistero porta a tante forme di negligenza e irregolarità. Il quadro, dunque, non è felice, aggravato dal nuovo clima di modernismo; un modo di pensare che spesso diventa dissuasivo verso i fedeli che volessero mettere in pratica il Magistero sic et simpliciter. Ad esempio, la Redemptionis Sacramentum, dice che la Comunione può anche essere presa in ginocchio e non è lecito negarla; ma chi, pur provando questo desiderio, espressione di una volontà di riverenza nei confronti di Colui che si riceve, oserebbe sfidare il nuovo clima mentale e rischiare un invito (più o meno bonario) ad alzarsi, da parte del celebrante?

In conclusione, penso sia urgente da parte dei Pastori, trovare soluzioni a tante contraddizioni e soprattutto arginare lo straripante individualismo ecclesiale che si nota nei fedeli riguardo al Magistero.
A mio parere sono da percorrere due strade, con serietà.
La prima riguarda una maggior formazione ecclesiale in favore dei fedeli.
La seconda, una più profonda formazione dei futuri sacerdoti nei seminari; dove spesso l’insegnamento della Dottrina della Chiesa è assente.
Insomma, bisogna riacquistare un forte senso di appartenenza alla Madre Chiesa e rinnovare l’obbedienza al Magistero che in fin dei conti è obbedienza all’unico Magister che tutti abbiamo: Gesù Cristo.

1 Il termine dovrebbe essere quello di «sottomissione». Esso non esprime la rinuncia alla propria libertà, al proprio spirito critico, ma esprime un atto di fede nella certezza che Cristo in persona, ad opera dello Spirito Santo, per mezzo della Chiesa, educa alle Verità della fede, inclusa la facoltà di esprimersi su tutte le conseguenze pratiche che essa (la verità della Fede) ha nella vita sociale e politica.
2 Essendo gli apostoli le colonne e il fondamento della Chiesa cattolica, ogni insegnamento, ogni comando, ogni invito e quant’altro Gesù abbia rivolto loro, deve essere concepito come rivolto a noi.
3 Ambito questo, dove più è evidente la mancanza di uniformità dovuta, non alla carenza d’istruzioni ecclesiali ma, generalmente, all’interpretazione personale dei fedeli e di molti preti.

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Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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