La zizzania


GVT62128_800_Questa è la riflessione che oggi, 12 maggio 2016, Papa Francesco ha fatto durante la S. Messa mattutina. Si tratta della critica a un modo di fare, purtroppo molto diffuso in ambito ecclesiale. Perciò, data l’importanza la propongo alla vostra meditazione.

Un bel «morso alla lingua» quando ci assale la tentazione di sparlare. Perché proprio «le zizzaniere» — come chiamano in Argentina le persone che mettono in giro le chiacchiere — sono una contro testimonianza cristiana, causando anche divisioni nella Chiesa.
Gesù prega: “Alzati gli occhi al cielo, pregò”, racconta Giovanni nel passo evangelico (17, 20-26) proposto dalla liturgia di oggi. Gesù pregò per tutti, non pregò solo per i discepoli che erano a tavola con lui, ma per tutti. Scrive infatti Giovanni, riportandone le parole: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me, mediante la loro parola”. Cristo prega per noi: ha pregato per me, per te, per te, per te, per ognuno di noi. E non ha smesso: Gesù continua a farlo in cielo, come intercessore. È importante comprendere cosa chiede Gesù in questo momento al Padre: “perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te siano anche essi in noi”. Infatti egli crede e prega per l’unità, l’unità dei credenti, delle comunità cristiane. Ma pensa a un’unità come è quella che ha Lui con il Padre e il Padre con Lui: un’unità perfetta. E finisce così la preghiera, secondo il Vangelo di Giovanni: “Perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. Ecco perché l’unità delle comunità cristiane e delle famiglie cristiane, è la testimonianza del fatto che il Padre abbia inviato Gesù.
Sono consapevole che una delle cose più difficili è forse arrivare all’unità in una comunità cristiana, una parrocchia, una diocesi, una istituzione cristiana, una famiglia cristiana. Purtroppo, la storia nostra, la storia della Chiesa, ci fa vergognare tante volte: abbiamo fatto le guerre contro i nostri fratelli cristiani, pensiamo a una, alla guerra dei Trent’anni. Ma se i cristiani si fanno la guerra fra loro è perché il Padre non ha inviato Gesù, non c’è testimonianza. Da parte nostra, dobbiamo chiedere tanto perdono al Signore per questa storia; una storia tante volte di divisioni e non solo nel passato ma anche oggi, anche oggi. E il mondo vede che siamo divisi e dice: “si mettano d’accordo loro, poi vediamo”, ma come, Gesù è risorto ed è vivo e i suoi discepoli non si mettono d’accordo?.
Neppure nella Pasqua siamo uniti! Tanto che, una volta, un cristiano cattolico chiedeva a un cristiano d’Oriente, anch’egli cattolico: “Il mio Cristo risuscita dopodomani e il tuo quando risuscita?”. Così finisce che il mondo non crede.
Come entrano le divisioni nella Chiesa? Non pensiamo adesso alla grande divisione fra le Chiese cristiane, ma andiamo, per esempio, direttamente nelle nostre parrocchie. Il problema, è che il diavolo è entrato nel mondo per invidia, dice la Bibbia, è stata l’invidia del diavolo a far entrare il peccato nel mondo. Così c’è l’egoismo, perché io voglio essere di più dell’altro e tante volte — io direi che è quasi abituale nelle nostre comunità, parrocchie, istituzioni, diocesi — ci troviamo con divisioni forti che incominciano proprio dalle gelosie, dalle invidie e questo porta a sparlare uno dell’altro, si sparla tanto.
Nella mia terra è molto comune: Una volta ho sentito dire una cosa in un quartiere: “Io non vado in Chiesa perché guarda questa, va tutte le mattine a messa, fa la comunione e poi va di casa in casa sparlando: per essere cristiano così preferisco non andare, come va questa chiacchierona”. Nella mia terra queste persone si chiamano “zizzaniere”: seminano zizzania, dividono e lì le divisioni incominciano con la lingua per invidia, gelosia e anche chiusura. Quella chiusura che porta a sentenziare: “No, la dottrina è questa e ta, ta, ta, ta”.
L’apostolo Giacomo, nel terzo capitolo della sua lettera, dice: “Noi siamo capaci di mettere il morso in bocca al cavallo! Anche una nave con un piccolo timone è capace di essere guidata e noi non possiamo dominare la lingua? Perché la lingua, scrive Giacomo, è un piccolo membro ma si vanta di fare grandi cose. Ed è vero la lingua è capace di distruggere una famiglia, una comunità, una società; di seminare odio e guerre, invidie. Gesù dice: “Padre, prego per quelli che crederanno in me, perché tutti siano una sola cosa, come io e te”. Ma quanta distanza c’è tra la preghiera di Gesù e la vita di una comunità cristiana che è abituata a sparlare. Ed è per questo che Gesù prega il Padre per noi.
Dobbiamo chiedere al Signore la grazia che ci dia la forza che nelle nostre comunità non ci siano queste cose. Gesù ci dice come dobbiamo andare avanti quando non siamo d’accordo o qualcosa non ci piace dell’altro: “Chiamalo, parla!”. E se il tuo interlocutore non capisce o non vuole, chiama un testimone e fagli fare da mediatore. Gesù ci ha insegnato questo stile. Ma è più comodo sparlare e distruggere la fama dell’altro.
Nella vita di san Filippo Neri. Una donna è andata a confessarsi e si è confessata di aver sparlato. Ma il santo, che era allegro, buono, anche di manica larga, le dice: “Signora, come penitenza, prima di darle l’assoluzione, vada a casa sua, prenda una gallina, spenni la gallina e poi vada per il quartiere e semini il quartiere con le piume della gallina e poi torni”. Il giorno dopo, ha proseguito Francesco nel suo racconto, è tornata la signora: “Ho fatto quello, padre, mi dà l’assoluzione? Eloquente la risposta di san Filippo Neri: No, manca un’altra cosa, signora, vada per il quartiere e prenda tutte le piume. Perché lo sparlare è così: sporcare l’altro. Quello che sparla, sporca, distrugge la fama, distrugge la vita e tante volte senza motivo, contro la verità. Ecco che Gesù ha pregato per noi, per tutti noi che stiamo qui e per le nostre comunità, per le nostre parrocchie, per le nostre diocesi “che siano uno”.
Preghiamo il Signore che ci dia la grazia, perché è tanta, tanta la forza del diavolo, del peccato che ci spinge alle divisioni, sempre! Occorre infatti rivolgersi al Signore affinché ci dia la grazia, ci dia il dono che fa l’unità: lo Spirito Santo, ci dia questo dono che fa l’armonia, perché Lui è l’armonia, la gloria nelle nostre comunità. E che ci dia la pace, ma con l’unità. Perciò chiediamo la grazia dell’unità per tutti i cristiani, la grande grazia e la piccola grazia di ogni giorno per le nostre comunità, le nostre famiglie. E anche la grazia di mettere il morso alla lingua!

(…postata dal sito del Vaticano così come è stata pubblicata, ndr)

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Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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