Si è Persa una Croce


taglioAlta_001595Attenzione, attenzione! S’è persa una croce e non si trova.
C’è la possibilità che sia la vostra. Ciascuno cerchi la sua e se la tenga stretta.

Indifferenza e rifiuto, ecco i sentimenti più frequenti sul Crocifisso. Ciò che sconcerta, però, è che questi sentimenti non sono riconducibili solamente a persone contrarie alla fede cristiana, ma in forma sempre crescente anche nei cattolici. Basta entrare nelle case della gente per rendersi conto che il simbolo cristiano della salvezza, è stato fatto accomodare fuori dalla porta di servizio, senza lasciare tracce.
L’orientamento comune è dettato dal multiculturalismo che, nel rispetto delle altre religioni, s’è scagliato contro i simboli cristiani, una volta segni di forte appartenenza culturale. Certamente questa presa di posizione favorisce la società “laica” i cui interessi e le cui intenzioni sono ostili al cristianesimo. La visibilità di queste intenzioni è pubblica e appare nello scontro, a tutto campo, verso il Crocifisso e più in generale alla proposta morale cattolica.
Nel contesto storico odierno, non stupisce che i difensori della fede, siano invece i primi a offrire il fianco alla cultura dominante. Ciò è dovuto al fatto, ormai evidente, che moltissimi cristiani non vivono più la fede, ma un vago senso religioso. Un surrogato farcito dalle più strambe idee religiose che denota una vasta ignoranza del mistero di Dio. Di conseguenza – poiché il passo dall’ignoranza allo sgomento è breve – la Croce e il Crocifisso, sono diventati motivo di scandalo.
Come si può fondare un sincero cammino di conversione basando la propria fede sulla paura? Gesù Cristo esige la Croce, la cerca, la reclama e non ci illude: la sua Croce è la nostra! Chi pensa che basti nascondere il crocifisso agli occhi del mondo e così liberarsi dalla magra esperienza del dolore, è un falsario. Pronto a spacciare un atteggiamento sentimentalista per “buona” fede. Tuttavia, una fede sentimentalista suggerisce un’esperienza cristiana di benevola apertura per tutte le posizioni, capace solo di produrre compromessi confusi e di basso livello che finiscono per snaturare e svuotare il valore del cristianesimo.
La fede è una cosa seria. Nella crocifissione, Cristo, non mise in scena un’opera teatrale. L’unica bellezza di un evento tanto drammatico risiede nel valore intrinseco del gesto d’amore con cui Gesù abbraccia la Croce aderendo al progetto – terribile e al tempo stesso straordinariamente amorevole – del Padre.
Cristo «ha preso su di sé le nostre colpe, si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori» (Cf. Is 53, 4). Per aver compiuto questo estremo gesto di obbedienza all’amore del Padre, Cristo reclama giustizia: «Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui. Per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Cf. Is 53, 4-5). Per questo satana e i suoi seguaci odiano la croce, ne hanno terrore. Per questo, in tutti i modi – attraverso certa arte e filosofia – satana spinge l’uomo ad abituarsi all’assenza del Crocifisso. D’altra parte non è un caso che continuamente siamo bersagliati da immagini che ci distolgono dal senso religioso e mistagogico rappresentato dai segni della nostra fede.
Gesù, in questo mondo, non può vivere senza la sua Croce e chiede ai suoi discepoli di fare altrettanto con la propria. D’altra parte la Croce, è per noi memoria e richiama il senso di appartenenza a Cristo (il Crocifisso) che ci ha comprati a caro prezzo. In risposta, siamo invitati a somigliargli portando la nostra croce di ogni giorno: «chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me» (Mt 10, 38).
A questo punto, se vogliamo valutare le condizioni di salute della nostra fede, chiediamoci: “Sono inchiodato alla croce, avanzo con fatica e silenziosamente verso il Calvario?”. Solo una risposta affermativa dimostra che la fede è viva, altrimenti è il caso di preoccuparsi.
La giustizia romana dei primi secoli vide nella croce lo strumento con cui punire sommariamente, e in modo che a tutti fosse visibile, un reo. Si trattava di una condanna infamante e dolorosa. Sarebbe stata monito a tutti, in modo che eventuali progetti di rivolta fossero soffocati dalla crudezza della pena cui si andava incontro. Dunque, la croce è scandalo, non però per quelli che si salveranno, ossia per noi credenti. Per noi, è potenza di Dio (Cf. 1Cor 1, 18). In altre parole, Dio Padre ha voluto che la Croce diventasse strumento di salvezza per tutti coloro che riconoscono, nella legge divina, la possibilità di rinnovare la propria vita nel sangue che salva, il sangue di Cristo.
Attenzione, però, non una croce qualunque, non un qualunque uomo. A salvarci sarà solo la Croce su cui fu inchiodato l’Uomo, il Figlio di Dio.
Dovremmo avere un senso di profonda ammirazione, venerazione e amore verso il Crocifisso. Purtroppo non è quello che vediamo nel mondo e ad alimentare l’odio alla Croce sono soprattutto gli atteggiamenti farisaici dei cristiani. Essi scandalizzano tanti, i quali finiscono per non accettare la propria croce, restando feriti e immersi in una sofferenza priva di senso. Quante croci inutili, nel mondo, perché vissute in rivolta alla volontà di Dio e separate dal Crocifisso! Questo illumina i tanti accadimenti di violenza nell’attuale società. L’uomo chiamato da Cristo a collaborare alla salvezza comune è diventato sterile, non sa più come agire in un mondo che cambia e lo cambia a vista d’occhio. Tutto il male è conseguente alla fuga dalla croce. Aver nascosto il Crocifisso, togliendolo dai nostri spazi, dalla nostra cultura con giustificazioni irrazionali, sta uccidendo la fede. Questo ci fa perdere il senso della vittoria legata alla croce; vittoria, a condizione che ci sia ancora chi se la carica sulle spalle.
Infine, a chi ha già deciso di non interessarsi al problema, è bene ricordare la realtà delle cose: «Non fuggire la tua croce. Essa ti appartiene e ti segue ovunque. Stai sicuro che, prima o poi, ti raggiungerà.
Se per rabbia o per scelta decidi di sbarazzartene; se desideri spezzarla, sappi che al mondo c’è sempre qualcuno disposto a costruirne una nuova per te.
Non ti servirà nasconderla, perché diventerà la tua ossessione.
La vuoi sotterrare? Darai vita al suo fantasma!
Te ne vuoi staccare? Vedrai le tue carni lacerate nel dolore profondo.
Pensi di addossare la tua croce sugli altri? Ricorda che ritornerà sempre a te.
Se non vuoi portarla, la sentirai pesare il doppio.
Non ti capiti di combatterla, perché Dio stesso la difenderà!
Non pensare di ucciderla, perché risorgerà».
Ci sono tante croci ancora senza proprietari.
Se apparteniamo a Cristo non spaventiamoci, la croce non è bruttura. Portarla insieme a Gesù ci rassicurerà che le nostre sofferenze saranno leggere e il nostro dolore avrà finalmente un senso. La croce è il segno che fa rinascere all’autentica vita. Solo se saremo liberi dinanzi alla croce essa ci renderà liberi.
Portarla pazientemente la renderà leggera anche se caricherà su di sé tutti i nostri difetti e peccati. Coraggio non abbiamo paura, Gesù ce lo ha mostrato: dopo il Calvario c’è solo Resurrezione.

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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