Lettera al Direttore Generale


macbook-336704_1920Autorevole e stimato Signore.

Propongo alla sua attenzione un rapporto – corredato da una personale riflessione – sul lavoro che svolgo nell’Azienda di cui è proprietario e Direttore Generale Unico.
Da qualche tempo, ho impressione che la mia presenza sia causa di fastidio per molti dei suoi dipendenti. Alcuni mi guardano con compassione, altri sembra mi accettino, in realtà mi sopportano.
Esperti in marketing si stupiscono che noi (io e altri colleghi) siamo ancora sulla scena di questo mondo e non riescono a trovarci un’adeguata collocazione. Anzi, pensando a eventuali tagli al personale, verranno a chiederle di rimuovere l’intero settore per cui siamo impiegati. L’opinione comune, è che il settore non produca più niente di utile o quantomeno interessante per la società. Per questo, gli esperti, vorrebbero convertire la nostra “specie” secondo l’attuale domanda di mercato.
Tra colleghi si pensa che ciò sia dovuto all’imbarazzo (per la categoria) causato da alcuni dei nostri che, per condotta e valore morale, sono un modello molto negativo. Penso che questo sia presupposto marginale. Se è vero che i fatti umilino tutti, è anche vero che non siamo tutti così. Si tratta di pochi, anzi pochissimi individui – sempre molti se considera che siamo chiamati a essere i più corretti tra i dipendenti – che agiscono per attirare un gran numero di nemici in odio alla categoria e all’Azienda. Storia antica, considerando che alla concorrenza bastano una manciata di Euro, “30 monete”, per comprare la perversione e la disonestà di chi è disposto a tradire la sua fiducia e screditare l’intera categoria.
Noi, con impegno, mostriamo di esser seri, onesti, disposti a morire per il bene di tutti, ma non interessa. In particolare agli infiltrati di cui conosciamo l’esistenza, ma che agendo nell’ombra, sono difficili da smascherare. Forse anche per questo non riusciamo più a ottenere consensi, nonostante i secoli di esperienza acquisita nel nostro lavoro.
Stia certo che continuerò – insieme a pochi altri di cui mi fido – a occuparmi dei suoi interessi con attenzione ai più deboli. Consapevole di provocare un discreto fastidio e perciò sopportare i soliti esperti che vorranno imbavagliarmi.
Stimato Direttore, meglio di me conosce la necessità che abbiamo di nuove forze. La mancanza di impiegati produce sconforto e stanchezza in prima linea. Qui guardandoci intorno, c’è solo da piangere, c’è solo ingiustizia. Cerchiamo aiuto e troviamo assenteismo. Tocca sempre a noi, anche per chi si defila, facciamo finta di niente quando ci offendono e ingiuriano.
In Azienda, a parte lei, chi ci sostiene? Eppure, nessuno di noi cerca competizione, gloria, successo. Sappiamo bene che carriera e successo sono illusioni della concorrenza, seriamente impegnata a salvare gli Speleomantes di Strinati in via di estinzione. Noi, infondo, ci curiamo solo di un essere inferiore: l’uomo.
Caro Direttore, forse penserà di me che sono un impiegato scomodo. In effetti, chi la stima e le vuol bene, chiunque parli di lei, lo diventa. Solo mi dispiace che – tra tutti – proprio i suoi impiegati sono i più riluttanti. Resistono all’ascolto, rifiutano le sue proposte, ci perseguitano. Spero che presto finisca la tradizionale corsa ai “troni” e che i futuri capi di settore non siano più selezionati tra i “primi della classe” che pensano di sapere tutto, che hanno amicizie (in alto), che sanno fare sempre meglio degli altri. Finalmente i primi siano ultimi!
Egregio Direttore, non dovrei lamentarmi. Infondo se sta bene a lei, sta bene a me. Continuerò, qui al mio posto, anche se mi piace poco stare con gente cui non importa di lei, del suo amore, della necessità che collaborino perché possa cambiare questo mondo che, ultimamente, neanche lei gradisce troppo.
Il fatto è che sono deluso. Quando mi hanno assunto speravo in un rapporto diverso con gli impiegati. Mi illudevo d’incontrare persone vere, serie. Avevo il desiderio di un cammino fatto insieme, per andare più spediti. Speravo di trovare amici in grado di aiutarmi a rendere più credibile il messaggio, più trasparente il segno della nostra fede. Invece, dopo tanti anni di servizio scopro che i veri avversari del suo messaggio sono i suoi stessi impiegati. Molti sono impreparati e non vogliono saperne di formazione, altri sanno tutto e non vogliono essere corretti se sbagliano, alcuni sanno bene come insinuare il dubbio nei più deboli per far vacillare il senso di appartenenza all’Azienda. Venditori di fumo che si nascondono nell’ombra. Quelli che, invece, si nascondono (sono molti) perché si vergognano di essere dell’Azienda. Poi la colpa è sempre della nostra categoria, ma di costoro chi si può fidare? Quando c’invia in un luogo, se non siamo graditi, immediatamente corrono all’ufficio competente per farci licenziare. Non è difficile, trovano sempre chi è disposto a voltarci le spalle per una manciata di Euro, le solite “30 monete”.

Ecco Signore Direttore Generale Unico, ho voluto consegnarle un rapporto diverso dal solito. Tuttavia, non ho nessuna richiesta da fare. Mi fido di lei perché so quanto vuol bene all’Azienda. So che saprà – come e meglio di me – far sì che riacquisti credibilità e produttività.
Confermo la promessa che ho fatto, solennemente e pubblicamente, il giorno della mia assunzione e ribadisco che sono fiero, ed è per me un onore, lavorare per lei.

Con il senso della più profonda riverenza la saluto.

Dal settore multifunzionale
di cura e salvezza delle anime

Un prete scomodo

 

Promemoria. Mi devo ricordare di spedire a:

Signore Gesù Cristo
Proprietario e Direttore Generale Unico
dell’azienda Regno di Dio
c/o Chiesa Cattolica
006163 Terra-Mondo

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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