Dove ci parla, oggi, Gesù?


book-863418_1280Ho ricevuto una mail di cui riporto uno stralcio: «Qualche giorno fa ho discusso con amici, perché dicono che Dio non parla agli uomini. Io sono convinto che Dio parla, ma non so come poterlo fare capire ad altri: potresti aiutarmi?».

“Questi è il mio Figlio, l’eletto, ascoltatelo!” (Lc 9,35b). Queste parole le ha rivolte Dio – il Padre – ai tre apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni che avevano accompagnato Gesù sul monte Tabor.
Nel contesto, risalta subito che Dio elegge Gesù conferendogli l’incarico speciale di «Rivelatore». I tratti distintivi di questo compito, ricevuto da Gesù, sono: l’unicità e la definitività.
In quanto al primo elemento Gesù è l’unigenito che rivela il Padre suo, Dio. In quanto al secondo, Gesù è la parola definitiva offerta all’umanità. Di conseguenza, il Verbo di Dio incarnato diventa Uomo-Parola definitiva con una tale portata che il Padre – rivolgendosi ai discepoli – carica di significato l’ascolto a lui dovuto, usando un imperativo. Da aggiungere che, per la qualità della rivelazione, Gesù in ciò che insegna è Maestro superiore alla Legge e ai Profeti. Ciò indica che l’antica scrittura, rappresentata nella scena evangelica dalla presenza di Mosè ed Elia, è portata a compimento dalla unicamente e definitivamente dalla Parola incarnata.
Stabilita l’importanza della comunicazione di Dio in Gesù, passiamo a vedere i luoghi dove questa Parola risuona.
Essenzialmente i luoghi sono tre, più uno, premettendo che – ovviamente – Dio, nella sua libertà, può donare la Parola come meglio crede e a chi vuole, senza dovermi chiedere il permesso.
Il primo luogo dove Gesù parla è la «coscienza». Essa è come una specie di “ripetitore radiofonico”, uno strumento (collocato nel nostro cuore) che trasmette continuamente la voce di Dio. Tuttavia, la coscienza da sola non riesce – ordinariamente – ad ascoltare Dio, per almeno due motivi.
Primo, poiché la nostra natura è decaduta (a causa della scelta di origine: il “peccato originale”), la coscienza umana ha perso la sua infallibilità. Secondo, ancora a causa della debolezza naturale, le persone umane tendono a modificare le ispirazioni provenienti da Dio – l’ambizione di usare Dio come oracolo in favore dei propri interessi è sempre presente – perciò è necessario che la coscienza riceva un aiuto. In tal senso Dio innalza la coscienza illuminandola con la fede e sorreggendola con il Vangelo, doni che Cristo ha consegnato alla sua Chiesa ed essa trasmette ai battezzati.
Passiamo al secondo luogo dove Gesù parla. È stato appena detto che la coscienza è illuminata dalla fede, ma non potrebbe giungere all’ascolto se non fosse sorretta dal «Vangelo». In esso, il credente che si avvicina con la coscienza retta (tale solo quando illuminata dalla fede) è sicuro d’ascoltare Dio che parla.
Oggi, però, nell’era dell’interpretazione arbitraria del linguaggio, occorre aver presente anche uno strumento capace di garantire la sincerità di quanto ci propone il Vangelo. Questo strumento risiede nell’interpretazione autentica della Chiesa. Istituita da Cristo affinché trasmetta e interpreti con l’aiuto dello Spirito Santo la voce di Dio, la Chiesa ricopre un’importanza vitale nella vita dei credenti. La conoscenza della Rivelazione che la Chiesa ha accumulato nei secoli, è un patrimonio (di prima mano) cui attingere la certezza che l’esperienza personale che il singolo credente fa della Parola di Dio è autentica.
Il terzo luogo dove Gesù parla, è il «silenzio». Il credente che non riscopre l’importanza del silenzio per la vita dello spirito, difficilmente sperimenterà l’incontro con Gesù, Parola vivente.
Il quarto, è un “non luogo”. Si tratta di una serie di situazioni dove è certo che Dio non parli. Bisogna conoscere questi luoghi e starne lontani per non trovarsi in errore.
Vediamo i più noti. Gesù non parla affatto nella magia (maghi), divinazione (indovini), negromanzia (stregoneria), oroscopi, messaggi ultraterreni. Non parla in sedute spiritiche, né occultismo. Chi crede di ascoltare Dio attraverso questi canali è un illuso! La Scrittura ci ammonisce al riguardo: “Non si trovi in mezzo a te chi esercita la divinazione, o il sortilegio, o l’augurio, o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti, o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è odiato dal Signore” (Dt 18, 10-12). Sé già anticamente l’uomo non è giustificato nel compiere culti pagani, con l’avvento di Cristo e della rivelazione com’è possibile continuare in queste aberrazioni? Quale conversione si attende Dio, ora che ci ha indicato la parola da ascoltare?
In conclusione, c’è un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo Parola vivente. Per questo non siamo più costretti a camminare in modo disordinato e chi desidera conoscere il volere divino – che è la giusta «Via» da seguire –, è aiutato dal fatto che in Cristo trova ogni risposta.
San Giovanni della Croce disse: da quando sul Tabor Dio Padre ha detto al mondo, ascoltatelo lui è mio Figlio, ha scelto volontariamente di diventare muto. In Gesù – il Padre – ci ha detto tutto e non ha più nulla da aggiungere. Chi afferma nuove rivelazioni si sbaglia, Dio infatti nel Gesù glorioso ha posto il limite: “Ascoltate lui!
Amici miei, leggete il Vangelo! Vi troverete molto di più (mai di meno) di quel che cercate.

Annunci

Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
Questa voce è stata pubblicata in A domanda rispondo. Contrassegna il permalink.