Blaise Pascal


pascal3Nacque in Francia a Clermont nel 1623 ed è ricordato come un insigne scienziato e filosofo. In realtà fu anche esponente di un movimento spirituale cristiano, in un periodo in cui la chiesa francese viveva una fede piuttosto povera. A ventidue anni, il senso di vuoto lasciatogli dalla vita mondana parigina e il limite che aveva imparato a riconoscere nella ragione davanti al grande mistero dell’uomo pose Pascal in una profonda crisi spirituale. Ritrovato il senso di Dio, il tema della miseria umana divenne per lui centro di contemplazione che alimentava di rievocazioni bibliche e della personale esperienza che il sapere scientifico non soddisfa la ricerca dell’uomo.
Pascal comprese che la ragione non può condurre l’uomo a superare la propria miseria, ma rischia di farlo sprofondare in un abisso di disperazione. Nondimeno, l’uomo può uscirne se conoscerà il Dio personale che guida il corso della sua storia. Scegliendo Dio, si aprirà all’infinito, supererà la sua miseria e sarà salvato.
Dal punto di vista scientifico Pascal ha dato impulso allo studio dei fluidi (idrodinamica e idrostatica); in particolare il principio di fluido idraulico che gli permise d’inventare la pressa idraulica e la siringa. Egli è considerato uno dei precursori dell’informatica poiché progettò e costruì un calcolatore meccanico capace di eseguire addizioni e sottrazioni attraverso un linguaggio matematico. Pascal morì a Parigi nel 1662.

«L’ultimo passo della ragione, è riconoscere che ci sono un’infinità di cose che la sorpassano».

«La felicità è una merce favolosa: più se ne dà e più se ne ha».

«Che cosa vana la pittura, che attira l’ammirazione per la somiglianza di cose di cui non si ammirano affatto gli originali».

«Ciò che misura la virtù di un uomo non sono gli sforzi, ma la normalità».

«Stanco di studiare l’infinitamente grande o l’infinitamente piccolo, lo scienziato si mise a contemplare l’infinitamente medio».

«L’uomo, tornato a considerare se stesso, consideri chi è rispetto a quello che esiste, si veda come perduto in quest’angolo remoto della natura e in questa minuscola prigione in cui si trova a vivere – intendo con ciò l’universo – impari a valutare il suo giusto valore la terra, i reami, le città e se stesso. Che cos’è un uomo nell’infinito?».

«Navighiamo in un immensità, sempre incerti e fluttuanti, sospinti da un estremo all’altro».

«Se l’uomo cominciasse con lo studiare se stesso, capirebbe com’è incapace di spingersi oltre. Come sarebbe mai possibile che una parte conoscesse il tutto?».

«Da dove viene il fatto che lo zoppo non ci irrita, e un intelletto zoppicante ci irrita? La ragione è questa: uno zoppo riconosce che noi camminiamo diritto, mentre un intelletto zoppicante dice che siamo noi a zoppicare; altrimenti proveremo pietà e non collera».

«La vita umana non è che una perpetua illusione: non si fa anche ingannarsi e lusingarsi reciprocamente. Nessuno parla di noi in nostra presenza come ne parla in nostra assenza. L’unione tra gli uomini è fondata su questo reciproco inganno, e poche amicizie durerebbero se ognuno sapesse quello che dice di lui l’amico in sua assenza, sebbene allora ne parli con sincerità e senza passione. L’uomo è dunque soltanto falsità, menzogna e ipocrisia, in se stesso e verso gli altri. Non vuole che gli venga detta la verità, evita di dirla agli altri, e tutti questi atteggiamenti, tanto lontani dalla giustizia dalla ragione, hanno una radice naturale nel suo cuore».

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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