La Parola di Dio, è sempre Parola di Dio


Nazareth, David Roberts, 1842.

Nazareth, David Roberts, 1842.

A me questo basta!

Ricordate l’evangelista Luca? C’informa che Gesù agli inizi del suo ministero pubblico per prima cosa andò a Nazareth, paese dov’era vissuto gran parte della sua vita e dove, ancora, aveva amici e parenti.
Non lo sappiamo dagli evangelisti, ma è lecito immaginare che Gesù andasse con gioia a quest’incontro. Tuttavia, ebbe un’accoglienza fredda e diffidente: “Non è costui il figlio del falegname?”.
Questa sapienza da dove gli viene?”.
Nessun profeta è ben accetto nella sua patria”, risponde Gesù.
Inizio dal testo per passare a considerare il contesto attuale dove Gesù continua a riceve la stessa fredda e diffidente accoglienza. Questo è vergognoso!
Lasciamo da parte la domanda, peraltro sempre lecita, di chi sia Gesù per l’umanità e guardiamo ai cristiani. A essi mi rivolgo, particolarmente a quella categoria che considero la più numerosa nel panorama del cattolicesimo e riconosco per la pratica di una fede “neo-farisaica” e per un “signore” che testimoniano essere un uomo qualunque o – quando va bene – uno dei tanti profeti moderni, un rivoluzionario, un emancipatore sociale o un ecologista.
Tutto questo è facilmente individuabile nei vari contesti culturali e sociali del mondo occidentale, ma soprattutto nella nostra Europa multiculturale, opulenta e laica. Qui si rivela come un fatto certo, dato che ogni riferimento (cattolico) etico e religioso è divenuto superfluo, irritante, discriminante.
Si capisce, allora, come mai la proposta evangelica – l’unica possibile – quella del Gesù «così com’è», senza sofisticazioni né sottomissione ai gusti del momento non è accettata, soprattutto dai “super” cristiani di riferimento. Di conseguenza, sta diventando inutile anche la figura del sacerdote chiamato a incarnare, proporre e predicare la Parola di Dio nel Vangelo; una Parola scomoda per molti.
Un esempio di questa deriva lo diede il compianto Cardinal Tonini, durante un Convegno a Roma in cui riferì di un “ultimatum” imposto dai fedeli tedeschi ai propri vescovi, affinché si decidessero – finalmente – ad alleggerire le restrizioni e la severità nel campo della morale sessuale. Non è (purtroppo) la sola “opzione mondana”. Oggi, dopo le due sessioni del Sinodo per la Famiglia, la musica non è cambiata, anzi, semmai amplificata. Avversioni, contrasti, polemiche sono diventati fatti quotidiani. I laici cattolici – “intelligenti” e “titolati” – discutono e si agitano coinvolgendo preti e vescovi, affinché la Chiesa (finalmente) si “apra” al mondo.
Ricordo che fu aperta una finestra perché entrasse lo Spirito Santo, ma le cose non andarono molto bene. Non per colpa dello Spirito Santo ci mancherebbe, ma perché lo Spirito (sembra) pur ascoltato da molti padri sinodali, fu poi da pochi messo in pratica. Così a cinquant’anni dalla conclusione del Concilio, stiamo ancora sul nastro di partenza a chiederci cosa dobbiamo fare.
Ora, nonostante l’esperienza di quella “finestra” aperta a spifferi malsani, vogliamo aprire pure la porta? Poi a chi! Mica dici: allo Spirito Santo. No, no, al mondo!
Vedete, la Chiesa ha in sé la forza di arginare la cultura atea che da sempre è dominante e contraria alla persona umana, ma se limitiamo questa forza, trasformandola in “buonismo”, faremo entrare nel suo intimo solo nemici. Eppure, nonostante il rischio, all’interno della Chiesa, continua a crescere questa febbre che sta spingendo tutti verso il baratro.
Il Papa Paolo VI ci fece capire che, aprire la porta della Chiesa al mondo, vuol dire fare entrare il “fumo di satana”. Fumo che può solo infettare lo spirito dei credenti: malattia mortale per la cristianità. Nondimeno, ammesso che si voglia proprio aprirla sta porta per cambiare il mondo, non è quella della Chiesa che va aperta, ma quella del cuore umano. Ce lo ha insegnato il grande Giovanni Paolo II, quando disse: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!».
Sì! Solo Cristo sa bene chi è l’uomo. Anche noi dovremmo averne una vaga idea, visto che continuano a esserci accusatori e diffamatori di Gesù che non si placano neanche davanti al sangue dei nostri Martiri. Per questo continuerò a invitare tutti, a dare una risposta alla Parola di Dio che c’interpella giorno dopo giorno. Per questo mi rivolgo agli uomini (maschi e femmine) di buona volontà, quelli che gli angeli, nel Natale del Signore Gesù, affermarono essere «gli amati da Dio». Sempre per questo, a voi (e a me) ricordo che siamo chiamati e inviati a diffondere, nel mondo, la verità del Vangelo e presentare all’uomo così com’è, il Gesù Cristo così com’è.

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Il monte del precipizio a Nazareth

Il compito non è facile e sarà possibile sperimentare l’ansia di Gesù a Nazareth, quando gran parte di coloro che lo ascoltavano, scandalizzati, volevano gettarlo giù dalla rupe. Certo è normale provare disagio (tutti dovremmo) dinanzi alla proposta di Gesù che è «alta», comprensibile solo ai “semplici” (piccoli del Padre) e agli umili. Tuttavia, dovremmo accorgerci dell’urgenza e del bisogno che ha Gesù, di parlare agli uomini del nostro tempo, abituati a sentire ben altro linguaggio. Capisco che può sembrare di parlare ai sordi, ma come non presentare a tutti il perdono cristiano, l’amore al prossimo, in un mondo sempre più consacrato alle armi e alla guerra tra popoli della stessa razza e cultura? Sarebbe irragionevole non farlo!
Capisco che il mondo ci disprezza quando parliamo di Dio all’uomo, ma come non proporre la santità di vita, il matrimonio, la castità del corpo, la rinuncia ai rapporti prematrimoniali, al sesso disordinato, all’uso dei contraccettivi, le unioni civili, il “genere”, a un’umanità sempre più consacrata al piacere sfrenato? Come non condannare l’aborto? Credetemi, diamo più scandalo se non lo facciamo!
Gesù con la sua vita e la sua Parola invita, ancora oggi, la sua Chiesa a difendere i valori importanti (si diceva “non negoziabili”) della persona. Questo suscita disprezzo in chi vive e propone una morale e una fede di comodo. In chi odia la Croce, cercando di cancellare il concetto di rinuncia/sacrificio perfino dal linguaggio comunicativo ed educativo della famiglia.
Detto questo, mi rivolgo a voi cristiani “intelligenti” e “titolati”, per chiedervi di smetterla di offendere Cristo usando la Chiesa come paravento: Non abbiate la pretesa di nascondervi dietro un Gesù non evangelico, inventato “ad hoc” per dare pace alle briciole di coscienza che vi son rimaste. Gesù non si metterà mai al vostro servizio, anche se vi lascerà ancora un po’ di tempo per la conversione.
Invece a voi “semplici” (piccoli del Padre) dico: Non smettete mai d’incarnare, proporre e predicare Gesù «così com’è». Sperimenterete, forse, che nessun profeta è ben accetto tra i suoi e che la Parola di Dio che annunciate sarà ancora più irritante per il mondo, ma la vostra forza sia la consapevolezza che la Parola di Dio è (e resta sempre) Parola di Dio. Non cambia nel tempo; non si conforma a nessuno; non si vende. Siate anche voi questa parola testimoniata e per quanto tutti possono avere timore del mondo, Dio – che vi affida la missione – non mancherà certo d’infondervi coraggio e fiducia, assistendovi e attrezzandovi continuamente. I santi sono coloro che confermano la nostra azione e tra essi San Francesco di Paola. Uomo dolce, mansueto, umile, ben disposto verso tutti, amorevole e solidale, non aveva alcun timore quando denunciava i mali della società e della classe politica del suo tempo: corruzione, lussuria, ricerca del potere e violenza. Non si piegava a nessuno né si vendeva quando c’era da difendere i diritti del popolo oppresso. Lo faceva testimoniando con energia la Parola di Dio e non gli importava se questo deludeva i ricchi, i potenti, i re. Per il Santo, la verità del Vangelo andava sempre detta con coraggio, anche se amara e (per alcuni) deludente. Tutto questo lo insegnava con la vita e a chi gli chiedeva spiegazione, rispondeva: «Perché è la Verità del Vangelo e questo mi basta».

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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