Attenti al lupo!


609-bella-foresta-tranquillaGuarda come son tranquilla io, anche se attraverso il bosco, con l’aiuto del buon Dio, stando sempre attento al lupo…”.

Ascoltando il testo del compianto cantautore bolognese mi è venuto in mente che la storia di Cappuccetto Rosso è stata ispirata da un’esperienza che riguarda tutti gli uomini.
Dante iniziò la Commedia divina, partendo proprio dall’esperienza del camminare umano.
Prima o poi (o spesso), tutti c’inoltriamo nel bosco: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. Il bosco (la scelta, la decisione) che non è facile da affrontare.
Nel bosco la luce è fioca, penetra con difficoltà e vedere il cielo diventa difficile, perciò diventa arduo anche orientarsi, con la conseguenza che facilmente si può smarrire la retta via.
Il bosco, la selva dantesca, è anche un luogo che suscita paura: “Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura!”. Chi di noi al pensiero di doversi inoltrare da solo nel folto del bosco, non sente un brivido percorrergli la mente?
Dunque, il bosco è realtà comune, tanto quanto la consapevolezza che nell’oscurità si nasconda il male che a scapito del lupo (splendido animale) gli è stato attribuito a rappresentanza.
E il buio? Nella vita, dove manca chiarezza c’è dubbio, sentimento che suscita nei “lupi” l’irrefrenabile desiderio del sopravvento a sbranare la preda.
In realtà meglio usare il verbo della fiaba: inghiottire. Sì, perché il “lupo” (quello vero) preferisce inghiottire vive le prede. Il lupo vuole che le sue prede vivano dentro di sé, nella sua tenebra, nella sua menzogna. Presi dal lupo non si è più liberi, ci si muove solo se il lupo si muove. Si diventa complici silenti di chi, nel fitto bosco della menzogna, inghiottirà altri spaventati passanti.
Il problema è che, tra fiaba e realtà, c’è differenza. Nel mondo reale, mica è detto che arrivi sempre il cacciatore a squarciare il ventre del lupo per far uscire il mal capitato di turno. E poi, una volta, di cacciatori capaci ce n’erano, ma con la “maturità” della ragione, sono diventati sempre di meno e spesso anch’essi si lasciano ingoiare.

Perché rischiare, allora? Meglio stare attenti al lupo.
Attento è colui che non dorme. Chi ha i sensi attivi, non sopiti dalle droghe che il mondo offre con le allettanti proposte del “divertimento” che confonde la mente.
Chi è attento è capace, anche s’è impaurito, di vedere il lupo per tempo e cambiar strada.
L’esperienza insegna che tutti camminano e attraversano il bosco, ma non tutti lo affrontano allo stesso modo e la cosa più triste è che, purtroppo, non tutti usciranno dal bosco. Anzi, la maggior parte, per negligenza e imprudenza, finisce nelle fauci del lupo. Peccato!

C’è un modo per essere sicuri di attraversare il bosco senza rischi?
Io ne conosco uno e, come dicevo all’inizio, mi è tornato in mente ascoltando la canzone.
È semplice. Bisogna tener conto che il cammino va affrontato mettendo nella bisaccia l’essenziale: l’aiuto del buon Dio. Con esso ci si sente, e si è, tranquilli in qualunque situazione.
Nell’aiuto di Dio (che va invocato sempre) c’è il dono della prudenza che fa stare svegli e che nella tranquillità ci suggerisce: “Attento al lupo…”.

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Informazioni su donseb

Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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2 risposte a Attenti al lupo!

  1. Elisabetta Nurzia ha detto:

    Ho letto con piacevole interesse quel che hai scritto. Piu volte mi è capitato di entrare in stretto contatto con Dio, e devo dire che ne sono uscita da queste esperienze sempre appagata e serena.Una fra le tante quando ho conosciuto una brava e speciale persona come te.Penso che molti la pensino come me.Forza e coraggio Don Seb. continui così.

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