È inevitabile per un laico essere anticlericale?


È INEVITABILE PER UN LAICO ESSERE ANTICLERICALE?

Rispondo basandomi su quanto è stato scritto da G. Mucci, su Civiltà Cattolica maggio 2008.

L’affermazione: «sono laico», spesso, è intesa come sinonimo di «anticlericalismo». Di per sé, il termine “laicità”, che risale al XIII secolo, è un fenomeno indefinibile. C’è chi lo ha descritto come: processo di secolarizzazione, ossia, progressiva tendenza di emanciparsi dall’influenza religiosa ed ecclesiastica.
Questo processo si è sviluppato intorno ai grandi fenomeni storici: cultura umanistica, ricerca scientifica del ‘500, riforma protestante. In questo conteso si forma il moderno Stato laico che, dopo la Rivoluzione del 1789, prende le distanze dalla Chiesa e talvolta la combatte. L’illuminismo, poi, cominciò a laicizzare tutti quei servizi pubblici fino allora affidati alla Chiesa (istruzione, assistenza, ecc.).
Oggi, quando si dice laicità s’intende dire che lo Stato e le sue leggi non devono essere influenzati dalle convinzioni di una determinata confessione religiosa.
C’è poi un movimento che combatte l’invadenza “vera o presunta” della Chiesa nella società e nella politica. Si tratta di una corrente che usa la copertura della laicità per nascondere un anticlericalismo e un ateismo pratico, anticristiano, tendente a combattere la Chiesa attraverso attacchi alle persone che la rappresentano. Dei nostri giorni, la tendenza a porre il bavaglio al Magistero ogni volta che si esprime, accusandolo di ingerenza. Ma chi può onestamente sostenere che la missione di illuminare le coscienze, che è propria della Chiesa, avvenga mediante una costrizione?
Il problema è che una certa pigrizia intellettuale e anticlericale si ostina a non vedere quanto in realtà sia cambiata la Chiesa e la sua presenza a livello sociale. Sarebbe il caso di smetterla di dire che la Chiesa è intollerante nei confronti dell’umanità, quando essa è la sola che si batte per la difesa della vita e la dignità dell’uomo. Si parla di invadenza del Magistero che, invece, propone la dottrina della fede cattolica senza usare violenza a nessuno, indicando la strada migliore per decidere e scegliere i valori più veri. Si continua a rievocare la solita “tiritera” dell’Inquisizione, le colpe dei membri del clero, come se la Chiesa può essere giudicata dai fatti privati di coloro che hanno «tradito» lo spirito della Chiesa. Non sarebbe più interessante prendere coscienza del cammino che la Chiesa ha percorso degli ultimi cento anni non senza umiltà e fatica? La Chiesa non si richiama alla verità religiosa per difendere propri privilegi, ma difende la verità della fede perché siano difesi i diritti e la dignità dell’uomo. Il tema della Chiesa e la verità, richiamano alla testimonianza che Gesù Cristo ha lasciato ai suoi discepoli: “Siate la coscienza (luce) del mondo”.
Essa difende la vita quando e presente il pericolo dell’onnipotenza tecnologico-scientifica che si arroga il diritto di dominare i segreti della creazione. Eppure, se si discute sull’aborto, alla Chiesa non viene lasciata neanche la possibilità di esprimersi. Se a parlare è un Vescovo o un Cardinale, protetto dal diritto proprio alla libertà di espressione, viene immediatamente accusato d’ingerenza.
Per fortuna, in Italia, non tutti i laici sono anticlericali. Anzi, preparati culturalmente, sanno che occorre guardare alla Chiesa come un’istituzione morale, ed esortano a non respingere il suo pensiero, ma rispettosamente ascoltarne l’opinione. Meno male che qualcuno ancora capisce che la Chiesa è quella forza di equilibrio che mette il freno a certi politici che hanno perso il senso dei diritti fondamentali dell’uomo.
Quindi, è motivo di fondata speranza la presenza, nel mondo, di laici che non accettano l’anticlericalismo; è auspicabile che la laicità sviluppi un convinto riconoscimento dell’apporto positivo della Chiesa alla vita sociale, mentre alla Chiesa il compito di farsi conoscere, avvisando di non lasciarsi ingannare dai trucchi di chi cerca d’ingannare gli uomini.

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Salve! Sono Don Sebastiano, sacerdote della Diocesi di Tivoli.
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