Chiarimenti

Rispondo ad alcune osservazioni ricevute da una lettrice inerenti al contenuto dell’articolo «La Trinità». Potete leggere il suo commento, in fondo all’articolo «In che razza di mondo».

Carissima. Ho notato che nelle tue osservazioni è contenuto molto materiale preso dalla rete. Probabilmente ti è servito per esprimere le tue idee. Approfitto del fatto, per consigliare a tutti di citare, sempre, le fonti utilizzate. Soprattutto, quando il vostro testo sarà pubblicato ma non è originale, oppure quando non si è autori di ciò che si afferma. Citare, serve a rispettare il copyright (proprietà letteraria e/o intellettuale).
Detto questo, sarebbe stato meglio se avessi citato il sito https://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/2009804 – della «Biblioteca online Watchtower» (portale di Torre di Guardia dei Testimoni di Geova) – da cui proviene un’ampia parte del tuo commento e di cui, immagino, non sia tu l’autrice.
Ora, poiché ho difficoltà a trovare una linearità nel commento, mi si è reso necessario dividere per punti le tue osservazioni e, quindi, per punti risponderò.

  1. Circa la prima osservazione in cui mi chiedi d’indicarti nella Bibbia il versetto che conferma una mia affermazione, ti rimando alla lettura dell’articolo «Ma la Bibbia lo dice, oppure no?», archiviato su «Questioni teologiche», tra le pagine di questo Blog.
  2. Sono andato a leggere pagina 299, del IV volume di New Catholic Encyclopedia. Immagino che tu non l’abbia fatto, poiché se l’avessi letta, ti saresti accorta che affermo gli stessi concetti. D’altra parte, entrambi, attingiamo (com’è dovere per ogni cattolico) alla Tradizione, alla Dottrina della chiesa e al Magistero.
  3. Ti ringrazio per aver riportato il testo, dalla «Biblioteca online Watchtower», perché mi permette di obiettarne la veridicità. Di fatto, lo ritengo falso e tendenzioso. Innanzitutto, preciso che i cattolici come unico testo di riferimento, ufficiale e autorevole, riguardo i Concili e i Documenti della Chiesa, utilizzano solo e sempre il: «Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum», comunemente chiamato con il nome degli ideatori: Denzinger-Schönmetz. C’è poi da dire che l’autore dell’articolo apparso sulla biblioteca della Torre di Guardia, afferma arbitrariamente qualcosa senza citare la fonte. Ti assicuro che ho cercato un documento ufficiale a conferma di quanto si dice dell’imperatore Costantino, ma non ho trovato nulla. Ciò che risulta, è che al Concilio di Nicea del 325, l’imperatore Costantino non era presente. Forse nella tua osservazione volevi dire che è stato da lui convocato. Inoltre, c’è da aggiungere che è errato asserire che fu quel Concilio ad adottare il dogma trinitario; ciò avvenne soltanto a conclusione del Primo Concilio Costantinopolitano del 381, convocato dall’imperatore Teodosio I. Infine, pur con buona volontà, non sono riuscito a trovare nessuna fonte che confermi l’affermazione che i Padri conciliari siano stati in qualche modo vessati dall’imperatore o da chissà chi altri per accettare la formula dogmatica sulla Trinità. Pertanto ritengo anche questa un’interpretazione arbitraria.
  4. Dici che il dogma trinitario è un’invenzione del IV secolo. Hai ragione! Ricorda, però, che «inventio» non è una parola a valenza negativa come a dire che una cosa “inventata” sia di secondo ordine o di qualità scadente. Inventare, nella sua etimologia originaria (e attuale), significa scoprire qualcosa. La scoperta, poi, rimanda sempre a studi seri e approfonditi. Questo, è accaduto anche per il dogma trinitario. D’altra parte Gesù lo aveva predetto è previsto: «Disse Gesù ai suoi discepoli: “molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
    Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future”» (Gv 16, 1213).
  5. Hai riportato delle citazioni, interpretandole in senso negativo per negare la Trinità. Eppure se le leggi in sintonia e in continuità con Tradizione e Magistero della Chiesa esse, non negano, ma affermano. Di seguito riporto alcuni dei molti brani in cui è più evidente il tema trinitario: «Il Figlio non può far nulla da se stesso, se non ciò che ha veduto fare dal Padre; perché tutte le cose che fa lui, le fa, allo stesso modo, anche il Figlio» (Gv 5,19). Filippo chiede: «Mostraci il Padre e ci basta». Il Maestro pazientemente dice al discepolo: «Da tanto tempo sono con voi e non mi hai conosciuto? Chi vede me, vede il Padre. E come puoi dire: mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre in me?» (cf. Gv 14, 6-8). «Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Gv 14,11). «Tu sei in me Padre ed io in te» (Gv 17,21). «Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà» (Gv 16,13-15).
  6. Non ho mai affermato che Padre e Figlio e Spirito Santo, siano un’unica persona, perché non sarebbe vero. Inoltre, ribadisco che la Trinità resta, comunque, un «mistero», dove (in questo caso), mistero significa «rivelazione». Infine, credimi, non basta leggere la Bibbia per comprendere il mistero di Dio. Occorre saperla leggere, e senza il dono illuminante dello Spirito Santo, insieme a un’adeguata preparazione filosofico teologica, alla Bibbia possiamo far dire tutto e il contrario di tutto ne abbiamo esperienza con alcune sette religiose e protestanti.

Grazie.

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Peccato e Riconciliazione (seconda parte)

technology-3243375_1920C’è un progetto
Dio ha un progetto e lo chiamiamo «creativo» (da creazione).

Nel momento in cui inizia la vita umana (all’interno del progetto), avviene ciò di cui abbiamo già parlato: Dio sceglie una creatura al vertice di tutto ciò che è creato. Una creatura superiore a tutti gli altri esseri. Questa superiorità risiede in un dato unico, la creatura porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio: «E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina lo creò» (Gn 1,27).

Cosa significa immagine e somiglianza di Dio?

L’immagine e la somiglianza risiede nella Trinità. Quali sono, nella Trinità, gli elementi essenziali? La potenza di Dio risiede nella sua relazione trinitaria e nella comunione. Tanto è vero che la scienza psicologica moderna l’ha capito, infatti giunge ad affermare che l’uomo è un essere in relazione. L’uomo non può essere un individuo, inteso come singolo ente in quanto distinto da altri della stessa specie. La parola individuo non è adatta a esprimere la persona umana. L’uomo non è individuo, perché non è un singolo (isolato) nel suo genere. Egli è persona, proprio in virtù della sua capacità di relazionarsi. Senza relazione la persona non può vivere. Dunque, l’uomo è un essere in relazione perché porta l’immagine di Colui che è «relazione».
Il nostro Dio, è un Dio trinitario e la sua potenza risiede nella relazione proprio perché non è uno e basta, ma è trino. Però questa relazione può essere di diversi tipi, può essere una relazione positiva o negativa. Qui subentra l’altro elemento che ci contraddistingue: la «somiglianza», cioè la «comunione». Se non c’è comunione, tra soggetti, la relazione non porta da nessuna parte. Anche due potenze nemiche hanno relazioni (diplomatiche) ma sono relazioni che possono portare alla distruzione, qualora non si raggiunga quel minimo di comunione negli intenti. Tornando a Dio, se fosse soltanto relazione la sua potenza rimarrebbe al suo interno, mentre è la comunione a far sì che la potenza fuoriesca e diventi generatrice. Ecco allora che Dio nel suo progetto ha scelto, fra tutte le creature, l’unico essere che porta, in sé, la sua immagine e la sua somiglianza. Si capisce allora, perché si tratta di un essere responsabile, perché è in grado di relazione e comunione. Questo lo renderà capace di dialogo: la «parola».
Non è un caso che solo l’essere umano parli. Si può dire che gli animali hanno il loro linguaggio, ma non sono capaci di dialogare. Nel linguaggio animale sono trasmessi degli istinti che vengono espressi attraverso dei suoni. L’uomo, no! Egli ha il dono della parola, perché è l’unico essere che porta, in sé, l’immagine la somiglianza di Dio e, per questo, è responsabile, cioè uno che risponde a un “Altro”.

Progetto creativo. Dunque, Dio sceglie colui che sta al vertice della creazione: l’uomo, «Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato» (Gn 2,8). Lo sceglie per se stesso, lo vuole per sé, lo vuole trasformare da qualcuno (creatura) a figlio suo. Infatti, nel progetto, inizio della sua storia, l’uomo non è ancora figlio.
La Bibbia, di questa relazione uomo-Dio, ci suggerisce una certa intimità: «Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno […] il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse» (Gn ,8-9). Dio, cerca l’uomo per dialogare con lui. Di cosa parlano? Nei versetti sopra riportati si tratta del giudizio di Dio dopo il peccato originale, ma si può senz’altro ipotizzare che il Signore comunichi con la sua creatura spesso e voglia rivelare, a colui scelto per rappresentarlo dinanzi al creato, il progetto creativo. Quando Dio parla, svela sempre qualcosa del suo progetto su te, sulla comunità, sulla famiglia, sui figli, sul mondo, su tua moglie su tuo marito: ci svela qualcosa. Cioè ci mette in condizione di capire, di approfondire quello che da soli non riusciremmo mai a comprendere. Quindi, Dio con l’uomo ci parlava, gli svelava, gli spiegava, tutto il suo progetto: «Guarda che bello il creato, l’ho fatto per te, ma per poterlo portare avanti conto su di te e tu devi fare in questo modo». Dio insegna all’uomo ad essere uomo, a rappresentarlo su tutte le creature. Però, ecco all’orizzonte, l’avvenimento che fa uscire l’uomo dal progetto creativo e lo pone al livello di decadenza e corruzione, privandolo della grazia preternaturale. L’uomo da una posizione privilegiata viene posto in una situazione di semi abbandono e deve costruire un’altra storia, la sua. Dunque, non più il progetto creativo, ma una storia umana che, per mezzo degli interventi che Dio disporrà in favore dell’umanità, diverrà «Storia della Salvezza»; vedi schema sotto.IMG_20180320_0001_NEW

 

…Continua.

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In che razza di mondo

downloadLettera di Albino Luciani a Gilbert K. Chesterton*

Caro Chesterton, sul video della televisione italiana è apparso nei passati mesi padre Brown, imprevedibile prete-poliziotto, creatura tipicamente tua. Peccato che non siano anche apparsi il professor lucifero e il monaco Michele. Li avrei visti volentieri, come tu li hai descritti ne La sfera e la croce, viaggianti in aeroplano, seduti l’uno di fronte all’altro, quaresima davanti a carnevale. Quando l’aereo è sopra la cattedrale di Londra, il professore scaglia una bestemmia all’indirizzo della croce. «Sto pensando se questa bestemmia ti giovi – gli dice il monaco –. Senti questa storia: io ho conosciuto un uomo come te; anche lui odiava il crocifisso; lo bandì da casa sua, dal collo della sua donna, perfino dai quadri; diceva che era brutto, simbolo di barbarie, contrario alla gioia e alla vita. Diventò più furioso ancora: un giorno s’arrampicò sul campanile di una chiesa, ne strappò la croce e la scagliò dall’alto. Andò a finire che questo odio si trasformò in delirio prima e poi in furiosa pazzia. Una sera d’estate s’era fermato, fumando la pipa, davanti ad una lunghissima palizzata; non brillava una luce, non si muoveva una foglia, ma egli credette di vedere la lunga palizzata tramutata in un esercito di croci, legate l’una all’altra su per la collina, giù per la valle. Allora, roteando il bastone, mosse contro la palizzata, come contro una schiera di nemici; per quanto era lunga la strada, strappò, spezzò, sradicò tutti i pali che incontrava. Odiava la croce e ogni palo era per lui una croce. Arrivato a casa, continuò a veder croci dappertutto, pestò i mobili, appiccò il fuoco e l’indomani lo trovarono cadavere nel fiume». A questo punto, il professor lucifero guarda il vecchio monaco mordendosi le labbra e dice: «Questa storia te la sei inventata!». «Sì, risponde Michele, l’ho inventata adesso; ma essa esprime bene quello che state facendo tu e i tuoi amici increduli. Voi cominciate con lo spezzare la croce e finite col distruggere il mondo abitabile». La conclusione del monaco, che è poi la tua, caro Chesterton, è giusta. Togliete Dio, cosa resta, cosa diventano gli uomini? In che razza di mondo ci riduciamo a vivere? «Ma è il mondo del progresso, senti dire, il mondo del benessere!». Sì, ma questo famoso progresso non è tutto quel che si sperava: esso porta con sé anche i missili, le armi batteriologiche e atomiche, l’attuale processo di inquinamento, tutte cose che, se non si provvede in tempo, minacciano di portare l’umanità intera a una catastrofe. In altre parole il progresso con uomini che si amino, ritenendosi fratelli e figli dell’unico Padre Dio, può essere una cosa magnifica. Il progresso con uomini che non riconoscono in Dio un unico Padre, diventa un pericolo continuo: senza un parallelo processo morale, interiore e personale, esso – quel progresso – sviluppa, infatti, i più selvaggi fondacci dell’uomo, fa di lui una macchina posseduta da macchine, un numero maneggiatore di numeri, «un barbaro in delirio – direbbe Papini – che invece della clava può servirsi delle immense forze della natura e della meccanica per soddisfare i suoi istinti predaci, distruttori ed orgiastici». Lo so: molti pensano a rovescio di te e di me. Pensano che la religione sia un sogno consolatore: l’avrebbero inventata gli oppressi, immaginando un altro mondo inesistente, dove trovare più tardi ciò che oggi rubano loro gli oppressori; l’avrebbero organizzata, tutta a loro favore, gli oppressori, per tenere ancora sotto i piedi gli oppressi e addormentare in essi quell’istinto di classe, che, senza la religione, li spingerebbe alla lotta. Inutile ricordare che proprio la religione cristiana ha favorito il risveglio della coscienza proletaria, esaltando i poveri e annunciando una giustizia futura. «Sì – rispondono – il cristianesimo risveglia la coscienza dei poveri ma poi li paralizza, predicando la pazienza e sostituendo alla lotta classista la fiducia in Dio e le riforme graduali della società!». Molti pensano anche che Dio e la religione, incanalando speranze e sforzi verso un paradiso futuro e lontano, alienino l’uomo, lo distolgano dall’impegnarsi per un paradiso vicino, da realizzare qui in terra. Inutile ricordar loro che, secondo il recente concilio, un cristiano, proprio perché cristiano, deve sentirsi più che mai impegnato nel favorire un progresso, che è bene per tutti e una promozione sociale, che sia di tutti. Resta, dicono, che voi pensate al progresso per un mondo transitorio, in attesa di un paradiso definitivo, che non verrà. Noi, il paradiso lo vogliamo qui, sbocco di tutte le nostre lotte. Di esso già intravediamo il sorgere, mentre il vostro Dio dai teologi della secolarizzazione viene chiamato «morto». Noi siamo con Heine, che scrisse: «Senti la campanella? In ginocchio! Portano gli ultimi sacramenti a Dio che muore!». Caro Chesterton, tu e io ci mettiamo bensì in ginocchio, ma davanti a un Dio più attuale che mai. Lui solo, infatti, può dare una risposta soddisfacente a questi tre problemi, che sono per tutti i più importanti: «chi sono io? Donde vengo? Dove vado?». Quanto al paradiso, che si godrà sulla terra e sulla terra soltanto, e in un futuro prossimo a conclusione delle famose «lotte», vorrei fosse sentito uno che è più bravo di me e – senza offuscare i tuoi meriti – anche di te: Dostoevskij. Tu ricordi il dostoevskijano Ivan Karamazov. È un ateo, pur amico del diavolo. Ebbene, egli protesta, con tutta la sua veemenza di ateo, contro un paradiso ottenuto mercé gli sforzi, le fatiche, i patimenti, il martirio di innumerevoli generazioni. I nostri posteri felici grazie all’infelicità dei loro antecessori! Questi antecessori che «lottano» senza ricevere il loro acconto di gioia, senza, spesso, neppure il conforto d’intravedere il paradiso uscito dall’inferno che attraversano! Sterminate moltitudini di piagati, di sacrificati che sono, semplicemente, il terriccio che serve a far crescere i futuri alberi della vita! È impossibile!, dice Ivan, sarebbe un’ingiustizia spietata e mostruosa. E ha ragione. Il senso di giustizia che è in ogni uomo, di qualunque fede, esige che il bene fatto, il male sofferto siano premiati, che la fame di vita in tutti insita sia soddisfatta. Dove e come, se non in un’altra vita? E da chi se non da Dio? E da quale Dio, se non da quello, di cui Francesco di Sales scriveva: «non temete punto Dio, che non vuole farvi male, ma amatelo molto, perché vi vuol fare molto bene»? Quello che molti combattono non è il vero Dio, ma la falsa idea che di Dio si sono fatta: un Dio che protegga i ricchi, che solo chieda e pretenda, che sia invidioso del nostro avanzamento nel benessere, che dall’alto spii continuamente i nostri peccati per procurarsi il piacere di castigarli! Caro Chesterton, tu lo sai, Dio non è così: ma giusto e buono insieme; padre anche dei figli prodighi, che vuole non meschini e miseri, ma grandi, liberi, creatori del proprio destino. Il nostro Dio è talmente poco rivale dell’uomo che l’ha voluto suo amico, chiamandolo a partecipare alla propria natura divina e alla propria eterna felicità. E non è vero che egli pretenda da noi esageratamente: si contenta invece di poco, perché sa bene che non abbiamo molto. Caro Chesterton, io sono convinto con te: questo Dio si farà conoscere e amare sempre più, da tutti, compresi coloro che oggi lo respingono non perché siano cattivi (sono forse più buoni di noi due!), ma perché lo guardano da un punto di vista sbagliato! Essi continuano a non credere in lui? E lui risponde: «Sono ben io che credo in voi!».

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* Gilbert Keith Chesterton, scrittore inglese (1874-1936). Convertito al cattolicesimo nel 1922, romanziere fecondo e polemista brillante, vagheggiò un ideale di società senza contrasti sociali, ancorata al buon senso, alla religione e allo humour. Tra i suoi numerosi scritti ricordiamo: Ortodossia, La sfera e la croce, Storie di padre Brown e L’uomo che fu Giovedì.

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