Conosci i tuoi doni

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La nostra vita, è immersa nella vita di Dio. In essa, siamo anche colmati di doni. Lo sapevi che il primo dono di Dio siamo noi a noi stessi? Dio ci ha pensati dall’eternità! Volesse il cielo che fossimo consapevoli di essere uno straordinario dono di Dio!
Risuoni, nel cuore, la parola del Salmo: «Ti lodo, Signore, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo» (Sal 138,14).
Siamo un prodigio, un miracolo e il merito è di Dio. Dio fa le cose per bene! Dio li sa fare i miracoli!
In noi tutto è dono e siamo fatti per diventare dono. Siamo stati concepiti così!
Amaro è, incontrare persone con doni meravigliosi che vivono nella persuasione di essere niente.
Quando nasce un bambino, tutti si chiedono a chi assomiglia. Alla mamma? Al papà? Nessuno pensa che in realtà egli, per primo, assomiglia a Dio.
Dio disse: «facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza». Nel nostro volto, dunque, c’è il riflesso del volto di Dio. Tutto è un riflesso del mistero di Dio. Assomigliamo a Dio molto più di quanto possiamo somigliare ai nostri padri o alle nostre madri. E anche loro somigliano a Dio! Tutti somigliamo a Dio, eppure ognuno di noi è unico; ognuno è un miracolo, un prodigio. Dio li sa fare i miracoli!

Vi sono altri doni che Dio ha posto in noi e costituiscono una grande responsabilità. Essi, chiedono di essere scoperti, conosciuti e usati. Devono spingerci alla riconoscenza e al lavoro impegnativo per farli fruttificare.
Chi inizia il cammino di fede sente il bisogno di fissare lo sguardo sulle proprie miserie. Dio usa questa tecnica per farci scoprire le nostre debolezze e correggerle. Tuttavia, guai a pensare che tutto in noi sia miseria. Attenzione alle false umiltà! Certo, non dobbiamo evitare di guardare in faccia le tenebre che sono in noi se vogliamo davvero convertirci. Nondimeno, siamo chiamati a scoprire i doni e le energie positive che Dio ha messo in noi!
Immaginate se negli istituti per geometri s’insegnasse solo a demolire le costruzioni e non anche a costruirle!

Scoprire i doni di Dio è importante, anzi è fondamentale per:

  • Non sprecare la nostra vita. Altrimenti rischiamo di lasciar dormire (inutilizzate) una quantità enorme di risorse.
  • Onestà verso Dio. Dio non crea spazzatura. Il nostro corpo, la nostra mente, l’affettività, sono una catena infinità di anelli, misteriosamente legati. Ogni anello è un dono, un miracolo.
  • Chiedere perdono a Dio. Per noi e per tutti gli uomini che vivono immersi nel pessimismo. Dobbiamo diventare specialisti nello scoprire il positivo di ciascuno.
  • La nostra crescita e la nostra maturazione. Non maturiamo se ci limitiamo solo a lottare contro il negativo che è in noi, senza tirar fuori i doni.

Attenzione, però, chi vuole iniziare la ricerca dei doni, dovrà guardarsi dal pericolo del confronto con gli altri. Se chiediamo a qualcuno chi vorrebbe essere, l’80% risponderà che vorrebbe essere qualcun altro. Insomma, l’80% della gente vorrebbe essere qualcun altro? Ma come si fa! Noi dobbiamo essere entusiasti di quello che siamo: noi stessi! Non sprechiamo energie a confrontarci con gli altri.

Cosa sono, in definitiva, i doni?

Sono responsabilità nell’amore, potenzialità nel servire, energia di amore che Dio ha deposto nel nostro cuore e che attende che porti frutto.
Non possiamo tenerli nell’armadio. Dobbiamo tirarli fuori, coscienti che non è roba nostra, ma per il servizio a tutti. Dobbiamo dire con il cuore: «Venite, servitevi, prendete liberamente. Dio me l’ha dato per voi».
Abbiamo il compito di seminare i nostri doni. Guai se perdessimo tempo ad ammirarli. Saremmo come il proprietario di una splendida automobile che passa tutto il tempo a lucidarla, ma non la usa e non vi fa entrare nessuno.
Guai, poi, a chi (preso dal pessimismo) non trova in se stesso doni da mettere a servizio. In questo modo, egli, manda all’aria tutti i piani di Dio per lui.

Lo Spirito ci attende per illuminarci sui doni di Dio. Invochiamolo con fede così: «Spirito Santo, i doni di Dio sono un richiamo. Dio, aprimi alla gratitudine, rendimi creativo, aiutami a capire che sono un prodigio del tuo amore».
Nella preghiera a Cristo mettiamoci in ascolto, interrogandolo sui nostri doni. L’intelligenza, ad esempio, la tua volontà, l’amore. A ogni dono esprimiamo la nostra gratitudine: «Grazie per il dono della vita; dell’intelligenza; della fede, ecc.». Proviamo a chiedere a Cristo sui doni più grandi della nostra esistenza, qual è la risposta che si attende di fronte ai tuoi doni.
Nella preghiera al Padre, cerchiamo il silenzio e amiamolo, dicendo solo: «Padre, aiutami a ringraziare».

Preghiera dai Salmi

«Ti lodo, Signore, perché mi hai fatto come un prodigio.
La mia sorte, ho detto, Signore, è custodire le tue parole.
Del tuo amore, Signore, è piena la terra; insegnami il tuo volere.
Le tue mani mi hanno fatto e plasmato;
fammi capire e imparerò i tuoi comandi. La tua legge è la mia gioia.
Mai dimenticherò i tuoi precetti: per essi mi fai vivere.
Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: più del miele per la mia bocca.
Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.
Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, in essi è la mia ricompensa per sempre».

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Bisogni ingannevoli

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Ormai non si parla più della illiceità dei rapporti pre-matrimoniali nelle coppie di fidanzati; si danno per scontati!
Un certo tipo di cultura (che forse è riuscita a sopraffare il pensiero cattolico sul tema) li fa passare come necessità.
Ascoltando una giovane e venuta fuori questa domanda: «Il mio fidanzato dice, che “fisicamente”, ha proprio bisogno di avere relazioni sessuali con me. Può esserci questa necessità?».

Primo punto

«Può esserci questa necessità? No! Certo che no!».
La scelta che si fa dinanzi a questo tema/problema farà dipendere la felicità del matrimonio.
Nel matrimonio il sesso è molto importante; però non è la cosa «più importante!». Non è l’unica cosa importante.
Per questo, tra le altre cose, il fidanzamento è ordinato a insegnare una realtà con cui farà i conti la coppia, una volta sposati. Ci si può (ci si deve) voler bene e amare anche quando non si può fare sesso. Questo accade, non di rado, in alcuni momenti della vita dei coniugi. Sì, perché – soprattutto i giovani – mica ci pensano (e nessuno glielo dice) che nel matrimonio vi sono molte circostanze in cui non si possono avere relazioni sessuali. Ad esempio: uno dei due non può, perché è in un certo periodo della gravidanza; dopo il parto; in caso di alcune malattie, ecc. Si chiedano, i fidanzati, se saranno capaci di amarsi effettivamente: affettivamente e spiritualmente, senza mancare alla fedeltà. Sarà l’unica donna, l’unico uomo della sua vita anche se non potranno avere relazioni in molti momenti? A queste e altre domande bisogna rispondere nel fidanzamento, dimostrando che ci si ama senza esigere ciò che non può ancora darsi, non essendo sposati.
Tutto ciò non è qualcosa che i fidanzati possano ignorare. Da come ci si educa nel fidanzamento, dipende in gran parte il comportamento, dell’uno o dell’altra, quando si è sposati.
Cari giovani, non abbiate paura a conservarvi casti per il matrimonio. Siate virtuosi ed esigete virtù dal vostro ragazzo, dalla vostra ragazza. Se fate così non potrà mancarvi un bravo sposo, una brava sposa.

Secondo punto

Non esiste nessun uomo, nessuna donna, che abbia tale prorompente necessità di esercitare la propria sessualità in modo da non potersi contenere. Solo una persona psichicamente malata può pensare ad “impulsi irresistibili”.
Nel fidanzamento occorre dimostrare che si è capaci di mantenere la castità (che poi è la normalità). Al contrario, quando i due saranno sposati, sorgeranno seri problemi. L’inganno sarà sempre davanti casa, per non dire dentro.
Chi non è abituato a vivere il fidanzamento nella castità, vive come se fosse già sposato/a. Questa è la più evidente “tecnica” proposta dalla cultura moderna, che toglie valore e magia al matrimonio. Si crede (ed è un inganno) che una volta che ci si ama tutto è concesso. Nel rapporto di chi la pensa così, non ci sono due momenti (fidanzamento e dopo, matrimonio), ma un unico tempo. Questo atteggiamento finisce per togliere sacralità al dono del corpo. Esso, cioè (il dono) diventa pura materialità, oggettualità, cosificazione. Allora, la sessualità ad occasione, può viversi con altri/e (anche dopo sposati). D’altra parte cosa cambia? In fondo si sta soddisfacendo un bisogno del momento; tale nel fidanzamento, tale nel matrimonio, tale nell’adulterio.
Chi si ama offre ed esige rispetto e non gl’importa di quello che pensano o fanno gli altri.

Infine, voglio ribadire che la Chiesa non permette il sesso fuori dal matrimonio né per i maschi, né per le femmine. Fuori dal matrimonio ogni atto sessuale è illecito come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2348-2349): «Ogni battezzato è chiamato alla castità. Il cristiano si è rivestito di Cristo (Gal 3,27), modello di ogni castità. Tutti i fedeli di Cristo sono chiamati a una vita casta secondo il proprio stato particolare. Nel momento del suo Battesimo, il cristiano s’impegna a dirigere la sua affettività nella castità. La castità deve qualificare le persone secondo i differenti stati di vita: per alcuni nella verginità o nel celibato consacrato, modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio con cuore indiviso; per altri nel modo che determina la legge morale, a seconda si è celibi o sposati. Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; gli altri praticano la castità nella continenza. Esistono tre forme della virtù della castità: una è quella degli sposi, un’altra è quella delle vedove, la terza è la verginità. Non lodiamo una escludendo le altre, perché in questo e “nella disciplina della Chiesa che le regola vi è la sua ricchezza” (Sant’Ambrogio)».

Pubblicato in Questioni Teologiche

Distrazioni

caricature-1295910_1280Quando si partecipa alla celebrazione della Santa Messa e non si ha idea di ciò che si sta facendo, oppure ci si lascia distrarre da tante cose, succede che:

  • Alla comunione il sacerdote presenta l’ostia consacrata con queste parole: «…il corpo di cristo» e il fedele risponde «grazie».
  • Una volta, alla distribuzione dell’Eucaristia, è capitato che una signora mi dice: «Posso averne una anche per mio marito? Gli chiedo, dov’è suo marito e lei: fuori, in macchina, che mi aspetta».
  • Un’altra volta, distribuendo la comunione sotto le due specie (per intinzione, cioè immergendo parte dell’ostia consacrata nel calice del vino consacrato) una vecchina, mi dice: «A me padre non la intinga, la voglio senza latte».
  • Lettera di San Paolo apostolo ai Romani riuscì a trasformarsi in: Lettera ai Rumeni.
  • Durante la messa un sacerdote nell’omelia afferma: «C’erano dunque i figli di Zebedeo. Ecco, proprio loro, gli zibidei».
  • Durante la lettura del Passio (la Passione di Gesù) il lettore (un giovane intraprendente), in un clima raccolto, al rinnegamento di Pietro, invece di dire: «…e in quell’istante un gallo cantò», disse: «…e in quell’istante un canto gallò». Lascio immaginare le risate, altro che Passio.
  • A un bambino del catechismo chiesi: «Come morì Gesù?». Mi rispose: «Con le frecce». Ma no!, gli faccio io, e lui: «Sì, sì, me lo ha detto mio padre». Beh, allora!
  • Lettera di San Paolo apostolo ai Corinti, diventò: Lettera ai Cuorinti.
  • Salmo 22: «Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla» diventò, «Il Signore è il mio Bastone, non manco di nulla».
  • Salmo 139: «Signore tu mi scruti e mi conosci» diventò, «Signore tu discuti e mi conosci».
  • Giovanni capitolo 2: «Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea» divenne, «Vi fu una fetsa di nozze a Canna di Galiela».
Pubblicato in Scherzi da Prete