Ratzinger su, magia, occultismo e altro

Vi trasmetto un bellissimo articolo-intervista, tratto dal un Blog che ho aggiunto tra i miei preferiti e che riporto in calce.

Eminenza, cosa è la magia?
E’ l’uso di forze apparentemente misteriose per avere un dominio sulla realtà fisica e anche psicologica. Il tentativo, cioè, di strumentalizzare le potenze soprannaturali per il proprio uso. Con la magia si esce dal campo della razionalità e dell’utilizzo delle forze fisiche insegnate dalla scienza. Si cerca – e a volte anche si trova – un modo di impadronirsi della realtà con forze sconosciute. Può essere in molti casi una truffa, ma può anche darsi che con elementi che si sottraggono alla razionalità si possa entrare in un certo dominio della realtà.

Sia il Nuovo che l’Antico Testamento condannano in modo ferreo ogni pratica magica, così come il ricorso all’occultismo in tutte le sue forme. Come commenta questo dal punto di vista teologico?
Vediamo intanto l’origine più profonda delle superstizioni, della magia e dell’occultismo per capire meglio la condanna nei loro confronti. Direi che ci sono due elementi: da una parte nell’uomo, creato ad immagine di Dio, esiste la sete del divino. L’uomo non può limitarsi al finito, all’empirico: avrà sempre il desiderio di allargare la prospettiva del suo essere e di entrare nella sfera divina, di uscire dalla pura realtà fisica e toccare una realtà più profonda, Questo desiderio, di per sé innato nell’uomo – immagine di Dio – è smarrito perché sembra troppo difficile andare realmente alla ricerca di Dio, elevarsi e lasciarsi elevare dall’Amore Divino e arrivare così ad un vero incontro del Dio personale che mi ha creato e mi ama. Allora accade un po’ come nel mondo umano: le avventure passeggere sono più facili di un amore profondo, di una vita. E così come in questa vita umana un amore fedele, un vero amore, che va fino alle profondità del nostro essere, esige un impegno ben diverso dalle facili avventure, così anche le realtà spirituali esigono un impegno profondo, una fedeltà, una disciplina interiore, l’umiltà di impostare la propria vita alla sequela di Dio. Allora l’uomo cerca le cose più facili, un esperimento immediato della profondità dell’essere.
Possiamo anche dire che qui si verifica una dottrina fondamentale della Chiesa, cioè che nell’uomo da una parte troviamo la natura creata da Dio, dall’altra anche questa tendenza opposta: lo smarrimento e il peccato originale che lo deviano dalla sua origine e trasformano in una caricatura il suo desiderio innato di amare Dio e di entrare nella unione con Lui. Ecco, questa seconda tendenza si realizza nel cercare un cammino più facile, un contatto più immediato e soprattutto un modo per non sottomettersi all’amore e al potere divino. Allora l’uomo comincia a farsi dominatore della realtà sfruttando questa presunta possibilità del suo essere. E ciò mi pare una profonda inversione e perversione della relazione più profonda del nostro essere: invece di adorare Dio, di sottomettersi a Dio, l’uomo intende farsi dominatore della realtà usando queste potenze occulte, e si sente il vero dominatore.
E’ la tendenza che troviamo nel capitolo 3 della Genesi: io stesso divento Dio e ho il potere divino e non mi sottometto alla realtà. “Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio conoscendo il bene e il male. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture” (Gn 3,4-7).

San Paolo, a Cipro, definisce pubblicamente il mago Elimas “figlio dei diavolo”. Possiamo dunque affermare con certezza che dietro la magia e il mondo dell’occulto c’è sempre il demonio?
Si. Io direi che senza il demonio, che provoca questa perversione della creazione, non sarebbe possibile tutto questo mondo dell’occultismo e della magia. Entra in gioco un elemento che va oltre le realtà della ragione e le realtà riconoscibili con la scienza unita ad una ragione sincera. Si offre un elemento apparentemente divino, cioè delle forze che possono prestare dei successi, esperienze che appaiono come soprannaturali e spesso come divine. Sono invece una parodia del divino. Poteri, ma poteri di caduta, che in realtà sono ironie contro Dio.

E’ questa la radice della ferma condanna espressa anche dalla Chiesa nei confronti della magia e dell’occultismo?
Si. Ciò comincia nell’Antico Testamento: pensiamo al conflitto tra Samuele e Saul. E’ proprio la caratteristica della religione del Dio rivelato: non si fa uso di queste pratiche, che sono caratteristiche delle religioni di questa terra, e perciò pagane, perché pervertono la relazione tra Dio e l’uomo. Questa condanna continua in tutta la storia della Rivelazione e riceve la sua ultima chiarezza nel Nuovo Testamento. Non è – sia chiaro – un positivismo che vuole escludere qualcosa della ricchezza dell’essere o delle esperienze possibili, ma la verità di Dio che si oppone alla menzogna fondamentale.
Il nome del diavolo nella Sacra Scrittura, “padre della menzogna”, diventa comprensibile in modo nuovo se consideriamo tutti questi fenomeni, perché qui troviamo realmente la menzogna nella sua purezza totale.
 
In quale forma?
L’uomo si fa dominatore del mondo sfruttando ciò che appare come Dio e quindi usa il potere per dominare il mondo in sé stesso, entrando così in una menzogna radicale. Questa menzogna appare in un primo momento come un allargamento del potere, delle esperienze, come una cosa bellissima: io divento Dio. Ma alla fine la menzogna è sempre una realtà che distrugge. Vivere nella menzogna vuol dire vivere contro la realtà e quindi vivere nella autodistruzione. In questo senso possiamo vedere due aspetti di questa proibizione. Da una parte, semplicemente, le pratiche occulte e magiche sono da escludere perché pervertono la realtà, sono menzogne nel senso più profondo.
Il secondo aspetto, quello morale dopo quello ontologico, è che, opposte alla verità, esse sono distruttive e distruggono l’essere umano cominciando dal suo nucleo.

I figli della menzogna

Quali sono dunque i pericoli per chi ha a che fare con la magia e l’occulto?
Cominciamo anche qui dal fenomenologico. Il tranello viene teso con cose promettenti, con una esperienza di potere, di allegria, di soddisfazione. Ma poi una persona entra in una rete demoniaca che diventa dopo poco tempo molto più forte di lui. Non è più l’uomo padrone di casa
Poniamo che una persona entri a fare parte di una setta o di un gruppo magico. Diventerà schiavo non solo del gruppo, il che sarebbe già gravissimo, dato che queste sette possono alienare totalmente una persona. Ma sarà schiavo della realtà che sta dietro il gruppo, cioè una realtà realmente diabolica. E cosi va verso una autodistruzione sempre più profonda, peggiore di quella della droga.

Quali sono le radici di questa sete di occulto?
Mi sembra questa mescolanza di una tendenza verso il divino e lo smarrimento che chiude l’uomo in sé stesso.
 
Nessuno degli occultisti dichiara apertamente di operare con il concorso dei demonio. Anzi, quasi tutti affermano di essere credenti e di fare il bene. Usano immagini sacre, crocifissi…
Si. La menzogna profonda poi si concretizza in menzogne più evidenti. Il mago, nel suo orientamento personale, è arrivato alla menzogna. Poi, diventa naturale usare tutti i modi concreti per esprimere e fare agire la menzogna. Naturalmente il sincretismo è uno degli elementi fondamentali del mondo magico e occultista, che si serve delle religioni, e soprattutto degli elementi cristiani, pervertendoli sia allo scopo di attirare la gente e rendersi credibile, sia anche nella speranza di usare la forza nascosta della realtà cristiana. Lo vediamo negli Atti degli Apostoli con Simone mago, che vorrebbe comprare la forza degli apostoli. “Simone, vedendo che lo Spirito veniva conferito con l’imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro dicendo: “Date anche a me questo potere perché a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo”. Ma Pietro gli rispose: “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio. Non v’è parte né sorte alcuna per te in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. Pentiti dunque di questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonato questo pensiero. Ti vedo infatti chiuso in fiele amaro e in lacci di iniquità” (At 8,18-23).

Si afferma che esistono forme di magia e divinazione innocue e “leggere”, come la lettura della mano, le carte e gli oroscopi. E si ironizza sul Nuovo Catechismo, che le ha condannate. Esiste una scala di gravità o sono tutte dello stesso ceppo, e quindi tutto gravi?
Esiste forse un uso più leggero, ma comunque non accettabile, perché apre la porta all’occulto. Se uno comincia a muoversi in questa direzione c’è il pericolo di cadere nella trappola più profonda. Ma il fatto che si scivola facilmente, e spesso inevitabilmente, una volta entrati in questo cammino, non deve portarci ad un rigorismo che non distingue più tra comportamenti che sono simbolo di una certa leggerezza di vita e il modo di agire di coloro che sono entrati nel pieno di queste situazioni. Una certa distinzione esiste senza dubbio, ma si deve tenere presente che un gradino guida facilmente all’altro, perché il terreno è scivoloso.

Cosa direbbe a chi frequente la Chiesa e anche gli occultisti, o pratica egli stesso l’occultismo, credendo che l’una cosa non debba escludere l’altra?
Gli direi che deve cominciare a capire meglio la fede e inserirsi profondamente nel cammino cristiano, per capire che sono cose del tutto diverse. Se ascolto la Parola del Signore, con la mano nella mano del Signore, mi lascio guidare dall’amore di Cristo, mi inserisco nella grande comunione della Chiesa, andando insieme con la Chiesa sulla strada di Cristo. Ben diverso è se io comincio a entrare nella realtà grave dell’occultismo. I due atteggiamenti sono dall’inizio profondamente diversi. Capire questa distinzione è una decisione fondamentale dell’uomo, è il passo iniziale del cammino della fede.
Pensiamo al rito del Battesimo, dove abbiamo da una parte il “si” al Signore e alla sua legge, e dall’altra il “no” a satana. In tempi passati ci si voltava verso l’oriente per dire “si” al Signore e verso l’occidente per dire “no” alle seduzioni del diavolo. Con questo rito, nato in tempi in cui, come accade oggi, la Chiesa era circondata e attaccata dalle pratiche occulte, si capisce la diversità inconciliabile di questi due comportamenti. Io dico “si” al cammino del Signore e questo implica che dica il mio “no” alle pratiche magiche. Dobbiamo rinnovare in senso molto concreto e realistico questa duplice decisione. Dire “si” a Cristo implica che non posso “servire due padroni”, come dice il Signore stesso, e se dico “si” al Signore non posso nello stesso momento dire “si” a questi poteri nascosti, ma devo dire: “no, non accetto la seduzione del diavolo “. E forse, in occasione del rinnovamento dei voti battesimali che facciamo prima della Pasqua, si dovrebbe spiegare che ciò che pronunciamo non è un antico rituale, ma una decisione importante per la nostra vita oggi, un atto concreto e realistico.

Spezzare le catene
 
Esiste un punto di non-ritorno per chi ha dato la propria vita alla magia?
E’ difficile rispondere. Se uno è entrato in ciò che il Signore chiama “peccato contro lo Spirito Santo”, come avversione a Dio e maledizione dello Spirito di Dio, pervertendo il suo spirito, aprendolo alla azione del demonio, qui si realizza forse quello che il Signore indica come il punto del non ritorno. Ma da parte nostra non possiamo giudicare questo. Noi dobbiamo dire sempre: c’è la speranza di conversione. Naturalmente, se uno è entrato in questo mondo, una conversione radicale diventa necessaria, ed è una conversione che si fa sempre più difficile, realizzabile solo con l’aiuto forte dello Spirito Santo implorato dalla Comunità della Chiesa che intende aiutare queste persone a tornare a Dio. Quindi dobbiamo sempre avere la speranza, e fare il possibile per implorare il perdono di Dio e per illuminare queste persone e renderle aperte ad una conversione profonda. Occorre poi la espulsione del demonio. Un rito la cui importanza, per un certo tempo, non è stata più capita dai cristiani, ma che ora riceve di nuovo un senso e un significato molto concreto. Perché si tratta di liberare le persone dal demonio che, a causa del contatto con la magia e l’occultismo, si è realmente impossessato di loro.

Quindi sono necessari gli esorcismi?
Certamente.

Talvolta la gente recepisce questo discorso, ma lamenta una scarsa informazione da parte degli stessi uomini di Chiesa. Cosa fare di più per informare gli sprovveduti?
Dobbiamo trovare nuove forme di apostolato. Il dilagare dell’occultismo nelle forme attuali è un fenomeno abbastanza recente. Ancora 10 anni fa ci mancava anche l’informazione in proposito. Forse non eravamo preparati a questo attacco, e non abbiamo preparato sufficientemente i fedeli. Mi sembra che dovremmo predisporre brevi informazioni che dicano l’essenziale in modo comprensibile. Dobbiamo inserire questo discorso anche nelle catechesi per gli adulti e nella formazione permanente di ogni cristiano,

Eminenza, le cito alcuni dati. In Italia, al numero dell’oroscopo telefonico arrivano oltre 10 milioni di chiamate all’anno. Sempre in Italia, ci sono almeno 100 mila maghi e meno di 38 mila sacerdoti cattolici. Cosa prova meditando questa realtà?
E’ il segno che siamo in una minaccia di paganizzazione profonda. Questo è paganesimo, è perversione del destino religioso dell’uomo. In questa religione artefatta, nella quale come ho detto l’uomo sfrutta o cerca di sfruttare le forze soprannaturali, c’è una sfida fondamentale per la nostra opera di evangelizzazione. Davanti alla paganizzazione si deve annunciare la realtà liberante di Dio. Queste pratiche si presentano con il pretesto e la pretesa di offrire all’uomo una liberazione. Offrono potere, soddisfazione, la promessa di fare vivere con tutte le possibilità dell’essere. In realtà sono una schiavitù terribile, che può realmente disumanizzare. Lo sappiamo anche dalle religioni precristiane, che hanno creato un mondo di timore. Quando è arrivato l’annuncio cristiano, non ha portato una liberazione politica, come diremmo oggi, ma la liberazione dalla paura dei demoni. C’è un solo Dio che è più forte di tutti: questo è l’annuncio che ha liberato realmente il mondo. E anche oggi, in certe parti del mondo non ancora evangelizzate, si vede come la paura dei demoni e dei maghi crea un clima di paura e di immobilità. Non si può agire perché ad ogni passo si può cadere nelle mani di un demone. Dobbiamo quindi proclamare la forza liberatrice dell’annuncio che c’è un solo Dio, e che questo Dio è Amore e ci ama e ha la forza di guidarci e di darci la vera libertà, e che con potenza invincibile ci libera da questa schiavitù. Ma si vede che, purtroppo, questo non è più presente nella mentalità delle persone. Molti vedono solo il cammino arduo della religione, come è lontano Dio, come non ne facciamo esperienza, e cercano l’esperienza veloce e la soddisfazione rapida, e cosi cadono nella schiavitù. In questa ora di tentazione pagana profonda, credo che dobbiamo annunciare il Vangelo in tutta la sua semplicità e grandezza come la vera e l’unica liberazione.

Nella sua vita di sacerdote, Vescovo e Cardinale, le è mai capitato di avere a che fare con persone danneggiate dalla magia?
Nell’ambiente in cui sono vissuto non era presente questa realtà. Ho sentito diverse volte parlare di questi casi. E oggi sento ormai da più parti come la magia deteriora e distrugge le vite umane.

La magia tradizionale, folcloristica, tipica dei paesi mediterranei è ancora radicata nelle regioni italiane. E una pratica innocente o l’ingrediente principale resta sempre il concorso dei demonio?
Anche agli albori del Cristianesimo restavano tra la gente elementi magici, ridotti nella loro presenza, direi ridimensionati dalla fede che si diffondeva, sempre, però, con il pericolo di un rigurgito della magia. Era una presenza pericolosa e inaccettabile, ma dominata dalla vita di fede dei più. Ma adesso vediamo che questi piccoli “residui” che apparivano innocenti non sono affatto innocenti, e possono diventate oggi l’aggancio per una nuova irruzione dell’occultismo nel mondo.

È un valido metro di valutazione che l’occultista richieda denaro o meno?
Dipende dalla sua decisione precedente di essere mago. Se il suo fosse un lavoro moralmente giusto, potrebbe anche richiedere di essere pagato. Ma dato che già il suo mestiere in quanto tale implica la menzogna e la perversione della realtà, la presenza del denaro non serve ad altro che a continuare la menzogna fondamentale che sta alla base. In questo senso, nel commercio di magia e di “poteri”, si rende visibile una perversione ancora più profonda. Le cose spirituali non possono essere pagate, e la vera esperienza spirituale, che è quella che Cristo mi regala, la posso ottenere solo con la mia conversione, il mio “esodo” spirituale. Occorre dunque aiutate le persone cadute nella rete dell’occulto a ritrovare la via della conversione, offrendo loro una comunità, accompagnarle verso la fede e aiutarle a mettersi in cammino verso la verità, oltre che ovviamente aiutarle ad accedere – se le condizioni sono adempiute – all’esorcismo effettuato da sacerdoti autorizzati dal proprio Vescovo.

Uno yoga cristiano?
 
Anche la meditazione trascendentale e lo yoga, in particolare lo yoga, hanno come substrato l’occultismo. Anzi, l’ultimo grado dello yoga, il più elevato, comporta – affermano gli stessi libri sacri di questa “filosofia” – un contatto con il mondo degli spiriti e la acquisizione di poteri magici. Ritiene che vi sia un legame di fondo, anche se poco apparente, tra la diffusione delle religioni orientali e l’attuale rigurgito di occultismo?
Nel fondo è presente, senza dubbio. Diciamo che l’offerta di queste religioni orientali si muove su diversi livelli. C’è uno yoga ridotto ad una specie di ginnastica: si offre qualche elemento che può dare un aiuto per il rilassamento del corpo. Bene, se lo yoga è ridotto realmente ad una ginnastica si può anche accettare, nel caso di movimenti che hanno un senso esclusivamente fisico. Ma deve essere realmente ridotto, ripeto, a un puro esercizio di rilassamento fisico, liberato da ogni elemento ideologico. Su questo punto si deve essere molto attenti per non introdurre in una preparazione fisica una determinata visione dell’uomo, del mondo, della relazione tra uomo e Dio. Questa purificazione di un metodo in sé logico di idee incompatibili con la vita cristiana, potrebbe essere paragonata per esempio con la “demitizzazione” delle tradizioni pagane sulla creazione del mondo, realizzata nel primo capitolo della Genesi, dove il sole e la luna, le grandi divinità del mito sono ridotte a “lampade” create da Dio, lampade che riflettono la luce di Dio, e ci fanno immaginare la vera Luce, che è il Creatore della luce. E cosi, anche nel caso dello yoga e delle altre tecniche orientali, sarebbe necessaria una trasformazione e uno spostamento radicale che realmente tolgano di mezzo ogni pretesa ideologica. Nel momento in cui compaiono elementi che pretendono di guidare ad una “mistica”, diventano già strumenti che conducono in una direzione sbagliata.

Questa trasformazione, o chiarimento, c’è stato?
Generalmente no. Può darsi comunque che alcune persone abbiano cercato di escludere gli elementi religiosi e ideologici, mantenendo queste pratiche su un piano di puro esercizio fisico. Questo non si può escludere.

Può esistere uno “yoga cristiano”?
Nel momento in cui lo si chiama “yoga cristiano” è già ideologizzato e appare come una religione, e questo non mi piace tanto. Mentre sul piano puramente fisico, ripeto, alcuni elementi potrebbero anche sussistere. Occorre stare molto attenti riguardo al contesto ideologico, che lo rende parte di un potere quasi mistico. Il rischio è che lo yoga diventi un metodo autonomo di “redenzione”, priva di un vero incontro tra Dio e la persona umana. E in quel caso, siamo già nel trascendente. E’ vero che anche nella preghiera e nella meditazione cristiana la posizione del corpo ha la sua importanza, e sta a significare un atteggiamento interiore che si esprime anche nella liturgia. Ma nello yoga i movimenti del corpo hanno una diversa implicazione di rapporto con Dio, che non è quella della liturgia cristiana. Occorre la massima prudenza perché dietro questi elementi corporali si nasconde una concezione dell’essere come tale, della relazione tra corpo e anima, tra uomo, mondo e Dio.

Ritiene legittimo l’insegnamento della meditazione trascendentale e dello yoga nelle Chiese Cattoliche e nelle comunità religiose da parte di sacerdoti?
Mi sembra molto pericoloso perché in questo contesto queste pratiche sono già offerte come un qualcosa, appunto, di religioso.

È possibile coniugare il mantra con la preghiera cristiana?
Il mantra è una preghiera rivolta non a Dio, ma ad altre divinità che sono idoli.

Perché questo deprezzamento di Cristo e della Chiesa?
Questa è una questione profonda legata alla situazione attuale del mondo. Le radici di questo comportamento che oggi noi vediamo sono tante e si sono sviluppate nel corso di un’epoca, anche se solo oggi emergono in tutta la loro forza. Mi sembra che l’elemento ultimo sia quello, ancora una volta, del capitolo 3 della Genesi: la superbia dell’uomo che intende fare di sé stesso Dio e non accetta di sottomettersi a Lui. C’è dietro la volontà di prendere nelle proprie mani Dio e non di mettersi nelle sue mani.

Una fede da amare, non da tradire
 
Urs Von Balthasar definisce la meditazione trascendentale un tradimento nei confronti della fede cristiana. E’ d’accordo con questa affermazione?
Si. Perché il Dio Trascendente, la persona che mi ha chiamato e mi ama, viene deformato in una dimensione trascendentale dell’essere. Credo che sia necessario distinguere bene tra il Dio Trascendente e la trascendentalità. Mentre il Trascendente è una Persona che mi ha creato, il trascendentale è una dimensione dell’essere e quindi implica una filosofia di identità. Il cammino della Meditazione Trascendentale, preso nelle sue intenzioni ultime, ha questa tendenza di guidare ad immergersi nella identità, e quindi è esattamente opposto alla visione cristiana, che conosce anche una unione di identità. Cristo si è identificato con noi e così ci inserisce nel suo Corpo, ma è una identificazione diversa, operata nell’amore, nella quale rimane sempre una identità personale distinta, mentre la Meditazione Trascendentale comporta l’immergersi, il lasciarsi “sciogliere” nella identità dell’essere supremo.

Qual è, in termini spirituali, il prezzo di queste pratiche?
La perdita della fede e la perversione della relazione uomo – Dio, e un disorientamento profondo dell’essere umano, cosicché alla fine l’uomo si sposa con la menzogna.

Come deve realizzarsi concretamente il rispetto verso questi culti non cristiani, fermo restando anche il rispetto verso i valori imprescindibili della fede cristiano?
Il rispetto è dovuto soprattutto alle persone. Come dice S. Agostino dobbiamo avere amore per il peccatore e non per il peccato. Dobbiamo sempre vedere nell’uomo che è caduto in questi errori una persona creata e chiamata da Dio e che ha cercato anche, in un certo senso, di arrivare alla realtà divina per trovare le risposte al suo desiderio di elevarsi. Dobbiamo inoltre rispettare gli elementi ai quali ho accennato, chiarendo molto bene, però, quelle realtà che sono distruttive e che sono opposte non solo alla fede cristiana ma anche alla verità dell’essere umano stesso.

Veggenti o spiritisti?
 
Il mondo pullula oggi di veggenti che affermano di ricevere rivelazioni da parte di Dio e della Madonna. Divulgano libri che contengono messaggi apparentemente buoni e conformi con la fede cristiana e la dottrina della Chiesa. Ma dietro questi messaggi c’è – in molti casi – una tecnica medianica, come la “scrittura automatica”, o altre forme di spiritismo. Quale atteggiamento deve avere il cristiano verso questi fenomeni?
Mi sembra che l’origine di questa inflazione di messaggi sia quella alla quale abbiamo accennato, e cioè di una desiderio di “accaparrarsi” una esperienza diretta del divino, di non restare nella sobrietà della fede ma di toccare più da vicino la realtà di Dio. Il primo punto essenziale è quello di affidarsi al Signore che si è rivelalo nella sua parola e che è presente nella Chiesa e nei Sacramenti, e di vivere in questo cammino fondamentale che da una sua esperienza diversa dalle altre, ed è un po’ più ardua, ma alla fine molto più reale e gratificante perché molto più vera. L’atteggiamento fondamentale deve essere quello di vivere realmente la fede nella vita della Chiesa e convincersi che Dio, come ha detto San Giovanni della Croce, dandoci suo Figlio ci ha dato tutto, perché Gesù è la sua Parola, e non c’è da aggiungere altro, Dio non può dare di più che Se Stesso nel suo Figlio. Occorre mettersi davvero nelle mani del Figlio e vivere la vita della Chiesa, che è anche immensamente ricca, perché il Signore è circondato dai Santi, ad iniziare dalla Madonna. E questa esperienza è possibile per tutti. Credendo in Dio, non cammino solo, ma sono accompagnato da questa grande schiera dei Santi e dei credenti di tutti i tempi, e così ricevo anche tutte le risposte, perché la Chiesa vive e ha una voce viva per parlare e annunciare oggi la Parola del Signore come Parola presente per me e per il nostro tempo. E se uno vive questa realtà con convinzione e con gioia, non in senso purista, ma con tutta la ricchezza e la bellezza che questo comporta, non ha più bisogno di altro, e può stabilire con il proprio discernimento quali cose possono essere a lui utili senza diventare dipendente di questi fenomeni.

Alcuni affermano di possedere il testo del “segreto di Fatima”. E’ possibile? (n.d.r. l’articolo è del 1999 il terzo segreto è stato svelato nel 2000 da G.P.II)
No.

Se dietro apparizioni e messaggi c’è il fenomeno medianico della scrittura automatica o altre forme di medianità -oggi si diffondono nel mondo vari libri di “messaggi” -possiamo credere con certezza che ci si trova davanti ad un fenomeno da scartare?
Si tratta di fenomeni medianici che non hanno a che vedere con la mistica cristiana.

La pranoterapia non è un dono di Dio
 
Tra le varie ramificazioni della New Age c’è la cosiddetta “medicina alternativa”, nella quale ha un posto importante la pranoterapia. Alcune persone affermano di possedere un fluido nelle mani che può curare i malati, e lo confondono con il carisma delle guarigioni…
Il carisma delle guarigioni si manifesta in primo luogo nella assenza totale di elementi di magia e si realizza in uno spirito di preghiera. Le guarigioni operate dal Signore e su suo mandato dagli apostoli sono espressione di preghiera. Non si usano mezzi e contesti spirituali alieni dalla fede e dalla ragione. I carismi, a differenza dei poteri e dei fluidi vantati da queste persone, si sottomettono alla verità e al potere di Dio e non introducono altri elementi. Gli altri casi sono espressione di un terribile mondo sotterraneo, che – molto tempo piuttosto nascosto – oggi di nuovo, in una fase di ripaganizzazione, viene allo scoperto.

(Tratto dal Blog: https://benedettoxviblog.wordpress.com)

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Pubblicato in Peperoncino

Il fidanzamento, è tempo di grazia

Cari giovani al momento di scegliere il/la fidanzato/a non basta solo l’innamoramento, occorre anche un’alta dose di buon senso. 

Fidanzati: è possibile riuscire a capire quale sia la scelta giusta?
Incontrare l’uomo e la donna “perfetti”, su questa terra non è possibile. Tuttavia, è possibile aggiungere, al cuore, una goccia di buon senso, affinché la scelta non sia dettata dalla superficialità.
Certo non c’è una formula magistrale per la scelta giusta. Nondimeno, è una questione fondamentale che va affrontata con serietà – e per tempo –, per non trovarsi (dopo il matrimonio) a dover fare i conti con i problemi dovuti a un eventuale fallimento.
Per la riuscita di un buon matrimonio, occorre iniziare a lavorare, su se stessi e sul rapporto di coppia, sin dal fidanzamento che la Dottrina cattolica definisce «tempo di grazia». Lavorare sodo, significa costruire la propria e altrui felicità.
Ciò che conta – al momento della scelta della persona, con cui si spera di poter condividere il resto della propria vita –, sono le «buone ragioni». Infatti, nel fidanzamento, lasciarsi condurre dal colpo di fulmine e dal cieco innamoramento non sembra essere l’atteggiamento più sensato. Anzi, seguire questo sentimentalismo, spesso conduce al fallimento.
In questo breve articolo, offrirò alcuni spunti di riflessione per i fidanzati. Se queste proposte saranno meditate e praticate, diventeranno un investimento ad alto tasso di rendimento per il futuro.

Progetto di vita
Prima di prendere qualsiasi decisione, meglio soffermarsi un momento a pensare se i vostri progetti di vita coincidono realmente. Vale la pena chiedersi e dialogare su questi temi.

  • Pensate le stesse cose sul matrimonio e la famiglia?
  • Siete entrambi d’accordo che la famiglia ha priorità su tutto o vi lasciate ossessionare dal lavoro, magari dedicando il 100% del vostro tempo alla professione?

Questi o altri argomenti segneranno il cammino del vostro futuro matrimonio, perciò bisogna chiarirli prima di dare il passo definitivo verso l’altare. Anche il numero dei figli che vi piacerebbe avere e la loro educazione, sono temi importanti. Se a uno dei due piacerebbe una famiglia numerosa, ma l’altro/a è di quelli/e che preferiscono non collaborare alla crescita demografica, può darsi che dopo le nozze non ci sia più nessun tipo di soluzione. Si capisce, allora, quanto sia importante affrontare il tema della famiglia che si desidera formare. Datemi retta, tra gli argomenti fate entrare anche un bel chiarimento sul concetto di sessualità che avete e il modo in cui desiderate viverla.

Ogni cosa al suo posto
Divergenze su un qualsiasi punto fondamentale che riguarda il matrimonio e la famiglia potrebbero creare un autentico abisso nella vostra futura relazione. Una casa senza bambini; un marito che non dà importanza all’educazione dei figli; una sposa troppo centrata sulla professione che dà le spalle alla casa. A prima vista, possono sembrare situazioni da serie TV più che di vita reale, invece (nella maggior parte delle famiglie), sono problemi che si producono in pratica tutti i giorni.
Un altro punto fermo da tenere in considerazione, perché importantissimo, è la fede della persona che state scegliendo. Il tipo di fede (e il modo di viverla), è intimamente relazionata a questioni tanto importanti quali il ruolo nell’educazione dei figli, la fedeltà, l’indissolubilità del matrimonio, la famiglia, il lavoro, i soldi, i figli, ecc. Pertanto, accertatevi che nella vostra relazione non ci siano dissonanze in proposito.
Ricordate che la fedeltà ha il suo ruolo imprescindibile. Se la fedeltà, è solo un dettaglio senza importanza, le possibilità di finire in tre (o più), dove si deve stare in due, sono tanto maggiori quanto meno si crede in Dio. Vale la pena pensarci prima delle nozze, eviterete così di trovarvi in mezzo a un’autentica battaglia campale.
L’educazione dei figli. Se una persona non è decisa a impegnarsi in un’autentica educazione cristiana dei figli, sta piantando il seme di discordie future.

Un/una grande coniuge
Nella scelta del/della futuro/a coniuge, acquista grande importanza la sua generosità. Non solo con le cose, ma anche con il proprio tempo. Scoprirlo non è difficile, c’è sempre un segnale in ogni relazione.
Un ragazzo impegnato che si dedica agli altri ed è attento a chi lo circonda, avrà sicuramente le carte in regola per convertirsi, in futuro, in padre di famiglia, eccellente e marito sempre disposto a dare il meglio di sé. Attenzione, però, non confondete mai generosità con spreco: sono due concetti diversi. Una persona può invitare due giorni su tre i propri amici, fare piccoli o grandi regali, senza però essere capace di dedicare il suo tempo a chi veramente ha bisogno di lui, cioè, la famiglia.
Occorre valutare anche quale spirito di lavoro possiede il/la futuro/a coniuge. Il prototipo di “fidanzato comodo“, per non dire approssimativo, potrebbe rendervi la vita impossibile una volta sposati. Attenti a non cadere nella falsa idea che la famiglia possa costruirsi più in là, è solo pura follia. Dopo sposati, certe cose non si aggiustano più.

L’impegno nel matrimonio è importante
Sin dal fidanzamento imparate che il matrimonio implica un impegno come una società al 50%. Entrambi devono mettere la propria parte, senza ozio né stanchezza. Abituatevi fin da ora a quest’idea.

Differenze culturali
Oggigiorno, le distanze socioculturali si sono ridotte e le differenze non sembrano essere un grande problema. Non è così, riguardo alla formazione di una famiglia stabile e unita.
Prima di giungere all’altare conviene analizzare anche quest’aspetto della relazione, al fine di scoprire se potrà diventare un problema dopo il matrimonio. Certo, in una relazione dovrebbero pesare aspetti quali, affinità di progetti di vita, fede, comunicazione e rispetto. Tuttavia, le differenze culturali possono diventare un muro insormontabile. Poi, se tutto è chiaro nel fidanzamento e funziona bene, nazionalità e colore della pelle non dovrebbero divenire un ostacolo, ma intanto fate uno sforzo e valutate ogni cosa.

La suocera?
Sembra una battuta e fa sorridere, eppure questo tema ricopre grande importanza nella coppia. Perché non parlare prima anche di questo? In fin dei conti dovete essere coscienti che con il matrimonio acquistate un’altra famiglia con le sue qualità e i suoi difetti. In generale, un dialogo in questo senso, se impostato con un po’ di tatto, raggiunge il suo effetto almeno nei casi di “mammitis” meno acuta.

Moglie /marito, madre /padre o amici?
Come in tutte le cose occorre equilibrio, perciò nessuna di queste categorie, se presa nella sua individualità, può essere l’obiettivo di una coppia. È consigliabile almeno una sintesi tra le tre categorie. Inoltre, chiariamo subito una cosa: un giorno sarete marito e moglie. Evitate di trasformarvi in altro. Cerco di farvi capire cosa intendo attraverso questo ragionamento. Nel Vangelo a Gesù si chiede un giudizio sul ripudio. Egli riprende le parole della Genesi affermando che: «Il Creatore, fin da principio, creò l’uomo maschio e femmina, benedicendone l’unione. Poi comandò che l’uomo (leggi, maschio e femmina, n.d.a.) lasciasse il padre e la madre e unendosi alla moglie con lei divenisse una sola carne» (Cfr. Mt 19, 5-6). Questo brano è interpretato da più parti come la costituzione di un nuovo nucleo familiare. Tuttavia, con riferimento a vari problemi di relazione nelle coppie, consiglio di assumere anche quest’altra interpretazione: «lasciare padre e madre riferito a una forma caratteriale presente e insidiosa per la coppia». Per questo, il fidanzamento, è tempo di grazia divina in cui formare anche il carattere sponsale. Conoscersi e formarsi, per non trasformarsi, poi, in madre/padre per lui/lei. Ricordate anche questo, il ruolo di padre e madre sono esclusivi nel rapporto con i figli. Convertirsi in madre o padre e dimenticarsi del ruolo importante di essere moglie e marito, sarà un buon inizio per la fine di un matrimonio.
Per ultimo, se un domani sarete marito e moglie, ricordatevi che vi sarete scelti per reciproco amore, ciò comporta una relazione di parità di diritti e doveri. La condivisione di lacrime e gioie, vacanze e lavoro, amore e incomprensioni, decisioni o svago. Essere veramente una coppia porta a condividere la vita.

Queste non sono ragioni…
Può accadere che, in qualche momento, si ricevano delle pressioni da parte di persone esterne al vostro rapporto. Può avvenire che vi sentiate obbligati da qualche ragione nel momento di prendere la decisione di convolare verso le nozze.
Questioni come, pena per l’altro: «vi siete accorti che non provate più alcun moto d’amore nei suoi confronti (può capitare se si scopre che l’altro/a non è fedele, sincero, onesto). Fermatevi, prendete tempo, non sposatevi».
La preferenza dei genitori: «Ma a noi lui/lei piace tanto! Questo non significa niente. Non basate le vostre decisioni sui loro gusti. In fin dei conti chi dovrà convivere ventiquattro ore al giorno con lui/lei siete voi. Se oggi quest’amore non è già possibile, sarà difficile che lo sia domani».
Un fidanzamento tanto lungo e ora non andate per niente d’accordo: «Come faccio, ora non lo/la posso lasciare; come faccio a dirglielo?». Pensieri come: «Poveraccio, si ritroverà solo; Che cosa dirà di lei la gente?». Queste, come altre cose del genere, non sono buone ragioni per legarsi definitivamente e per sempre, a un’altra persona. Prima di prendere una decisione, cercate di essere sicuri dei vostri sentimenti. Solo così sarete capaci di trovare la soluzione più giusta. Ricordate, a volte la fuga in avanti, è peggio della ritirata per tempo. Considerate che, nella storia, ci sono stati generali che ritirandosi in tempo hanno poi vinto la battaglia.

L’amore
In modo sintetico ho cercato di presentarvi molte cose, per stimolarvi a trovarne altre. Una cosa, però, manca tra gli aspetti da considerare, è la più importante: l’amore. Quello con le lettere maiuscole, quello serio! Amare l’altro/a, così come egli/ella è, senza immaginazioni, senza riflettere se stessi. Se esiste qualche aspetto che credete necessario riconsiderare, per essere certi che l’amore coincida fra voi, diventa imprescindibile rammendare gli strappi prima delle nozze. Credere che la gente dopo il matrimonio metta la testa a posto, è falso. Dopo il «sì, lo voglio» sarà tardi per tornare indietro.

Riflessioni e consigli per fidanzati intelligenti
Parlate pure di frivolezze, del film che vi piacerebbe vedere, ecc., ma anche di cose più profonde. Chiarire i dubbi prima del “sì”, senza che ovviamente ciò si converta in ossessione, è fondamentale per il vostro futuro.
Il mutuo rispetto è il principio di base su cui impostare ogni relazione. Se il rispetto, nella vostra relazione non esiste, c’è da rivedere quel possibile matrimonio e se non si riesce a risolvere il problema quanto prima, non c’è niente da rivedere: lasciatevi!
Non isolatevi mai dagli amici, però dedicate anche il giusto tempo per uscire da soli, in questo modo vi conoscerete meglio.
Quando siete da soli, a parte progettare il cinema o la cena, riservatevi del tempo semplicemente per parlare, parlare, parlare e ancora parlare. Davanti a una bibita e patatine, in un parco o in una caffetteria, ma parlate!
Se una persona che vi conosce e vi vuol bene, vi fa notare (con rispetto) che qualcosa non va nel vostro rapporto di coppia, non vi chiudete a riccio, ma ascoltate serenamente le sue ragioni, anche se poi sarete solo voi a prendere la decisione.
La famosa “prova d’amore” prima del matrimonio! Eh, mannaggia, mannaggia! Chi ci cade è proprio cretino/a. Si tratta dell’invenzione più subdola che la cultura contemporanea sia riuscita a trasmettere ai giovani. Si provano le scarpe, i jeans, prima di comprarli. L’amore non è una cosa, ma una persona con la sua dignità da rispettare. Se vi amate davvero la relazione fisica, ne sarà il completamento, ma solo dopo aver consacrato il vostro rapporto. La verginità, purtroppo tanto bistrattata oggi, è una potente lente d’ingrandimento che fa capire chi si ha davanti e il tipo di rispetto che ha per noi.
Un’idea divertente e interessante: immaginatevi fra 10/20 anni e soffermatevi a pensare sul perché lei/lui vi piace tanto. Se vi viene in mente il suo profumo, il suo essere macho, probabilmente state insieme per equivoco. Se, invece, pensate alla sua personalità, al suo modo di essere, la delicatezza verso chi gli sta intorno, l’onestà con cui vi ama, la fedeltà. Allora, la vostra relazione sta andando per il verso giusto.

Pubblicato in Catechesi

Politica e politicanti

Etimologicamente, il termine deriva dal greco polis e vuol dire «città». Questo suggerisce il significato generale di “politica”, mettendo in evidenza il concetto che essa riguarda la vita pubblica di una determinata società, città o stato che sia, circa l’attività di governo. In questa parola è incluso il senso della convivenza tra gli esseri umani. Dal piccolo e fondamentale nucleo della famiglia (prima cellula della società) alla comunità sociale di un paese. Ancor di più, le città e le regioni che convergono nello Stato, dove la politica serve a coordinare il progetto generale e i singoli elementi come: scuola, lavoro, sanità, previdenza, fisco, trasporti, dai quali risulta il benessere sociale.
Per tutti, è questo il senso della politica?
Se prendiamo un insieme di persone eterogenee e chiediamo di esprimere cos’è per loro la “politica” noteremmo che non tutti hanno un concetto univoco del tema. Questo dipende non dall’idea che ciascuno ha della politica ma dall’idea che ciascuno ha della persona umana. Ad esempio, se uno pensa che l’uomo non ha bisogno di Dio e che basta a se stesso, per lui la politica non ha bisogno di regolarsi secondo una legge morale superiore. Mentre per i credenti che riflettono sulla politica, con la visione positiva della persona, essa non può fare a meno di un “fondamento etico”. Questo dipende dal fatto che la politica è al servizio della persona umana con le sue leggi morali impresse nella coscienza dei singoli e nella società, cioè nella coscienza comune. In questo sta la ricchezza dell’antropologia cristiana. Per il cristianesimo la politica è illuminata dalla sua ragione d’essere e dal suo fine. Esse risiedono nel servire l’uomo in quanto persona che vive in società. Difatti, a causa dei suoi limiti, egli, ha bisogno dei suoi simili per raggiungere il pieno sviluppo. Allo stesso modo anche lui può offrire aiuto ai suoi simili.
L’uomo dev’essere sempre il vero protagonista della politica. Solo chi conosce la dignità della persona può stare al timone della nave sociale e valutare la bontà morale delle iniziative che vengono prese in favore di altri uomini. In altre parole, per capire cosa realizzare in politica bisogna avere ben chiaro chi è l’uomo, quali diritti abbia, quale sia il suo destino. Ad esempio, se si pensa che la crescita del consumo di beni materiali sia il fine della convivenza sociale, è chiaro che non stiamo parlando dell’uomo ma d’industria, la quale tende a strumentalizzare la persona con la logica del profitto di una parte della società. Pertanto, il credente deve riuscire a vedere i limiti di questa concezione e quindi rifiutare questa logica disumana. Per questo motivo la Chiesa riconosce come “vera” politica, quella che si può definire «politica umana» che nasce dall’uomo e ha come fine l’uomo e il suo vero bene. Questo significa avere riguardo per l’uomo, cioè rispetto per la persona umana creata da Dio. Sbagliano quei credenti che non hanno stima della politica. Certo, a guardare il nostro panorama stiamo molto, molto lontani, dalla «politica umana». Per questo i credenti che hanno la capacità devono impegnarsi «prendendo sul serio la politica, perché essa è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri» (Paolo VI, Octogesima adveniens, 1971).
Il cristiano, dunque, deve anche occuparsi di politica. San Giovanni Paolo II, nel 1988 scrisse un’Esortazione dal titolo Christifideles Laici, un documento che si rivolge direttamente ai laici. Al titolo: «Tutti destinatari e protagonisti della politica», il numero 42 afferma: «I fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla “politica”, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune» (CL, n° 42).
Contro questa affermazione c’è un’obiezione ricorrente nei “politicanti”: «i cristiani non sono in grado d’impegnarsi nelle cose del mondo, perché hanno la testa (si spera anche il cuore) altrove, nella vita futura. Perciò, le “cose” terrene (laiche) non sono da loro comprese».
Vorrei poter chiedere a questi “politicanti”, se sono al corrente che la cultura occidentale è stata costruita, quasi esclusivamente, solo dai cristiani.
Il Vangelo, poi, sottolinea che il credente deve trovare il suo tesoro (anche se eterno), proprio nel pezzo di terra che Dio gli ha affidato. Il servo è chiamato dal padrone a far rendere i suoi talenti, ricavando da pochi spiccioli (di anni terreni) la massima rendita.
Proprio il cristiano, dunque, sa (più di altri) quanto vale quest’unica vita terrena, questo pezzo di terra, che nasconde un tesoro eterno meritevole di tutto l’impegno possibile.
Insomma, in quest’epoca che spinge all’esasperazione il progresso (ormai quasi solo in senso tecnologico) e, soprattutto, l’economia a discapito della dignità umana, il credente diventa il custode di un’idea geniale nata dalla speranza che non inganna.
Per questo chi ha una personalità cristiana e ha ricevuto da Dio la capacità d’impegnarsi coerentemente per il bene comune, deve vivere tra impegno spirituale e temporale. Si occupi di politica contro l’illusione dei rimedi facili, e degli espedienti da palcoscenico, per uscire dalla perenne crisi laicista. Sostenga con audacia la comunità dei credenti in quel “disagio sociale” che i nostri “politicanti” ci stanno imponendo. Difendano la fede per cui la società attuale ci fa sentire diversi in un ambiente che sta invadendo la nostra libertà esaltando costumi e facili libertinismi. Portino la luce dove si fa “politica” per ottenebrare la mente e convincere che la maggioranza ha ragione.
Forza, dunque, che i cristiani comincino a fare veramente «politica umana», prendano le distanze dai “falsi cristiani” che non ci hanno mai rappresentato nei governi. Ci aiutino ad affrontare il contrasto e la disapprovazione sociale, soprattutto quando sono in gioco i valori che la nostra fede non può tradire.
«Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10, 26.32-33).

Pubblicato in Peperoncino

Prevenzione dall’Aids all’interno del matrimonio

In un dialogo mi è stata posta questa domanda: «Cosa dice la Chiesa sull’uso del preservativo come mezzo anti-Aids in un matrimonio cattolico con l’unica intenzione di evitare il contagio dall’Aids, quando uno dei coniugi è certamente infettato dal virus?». Rispondo, utilizzando un vecchio articolo, sempre molto attuale, di un Professore di morale Padre Miguel Ángel Fuentes, I.V.E. che traduco dallo spagnolo.

Su questa domanda mi vedo obbligato a rispondere a due livelli:

  1. Dal punto di vista scientifico

Dal punto di vista medico, credere di combattere l’Aids attraverso l’uso del preservativo, è una sciocchezza. In una conferenza, tenuta a Sidney, il Dottor J. Billings, specialista nei metodi di regolazione delle nascite, ha detto: “Il profilattico non è una garanzia sufficiente per prevenire il contagio da Aids. Gli esperti si rendano conto, una volta di più, che sul tema la verità già è stata detta“. Infatti, è ormai certo che gli spermatozoi possono passare dai microscopici buchi del preservativo (la loro misura è quella di 5 micron). Ragione, questa, che dimostra il margine di inefficacia del preservativo anche quando è usato per evitare la gravidanza. Nel 15,7 % dei casi, infatti, non si riesce a prevenirla. Questi dati fanno riferimento a un’indagine tenuta, nell’arco di un anno, su coppie stabili. L’inefficacia giunge al 36,3% quando si tratta di giovani, single o coppie casuali. Se questo accade per le gravidanze, si tenga conto che:

  1. l’inefficacia contraccettiva (dal 15,7 al 36,3%) si produce nonostante nella donna l’ovulazione avvenga una sola volta durante il suo ciclo e che, pertanto, il tempo fertile in ogni ciclo è molto limitato, mentre nel caso dell’Aids la persona può contagiarsi in qualsiasi momento della vita (1).
  2. Gli spermatozoi possono risultare inefficaci a causa dell’alta o bassa temperatura che si crea nello stoccaggio e immagazzinamento dei preservativi e nella loro distribuzione.
  3. I pori di lattice dei preservativi di miglior qualità, sono disegnati per impedire il passaggio degli spermatozoi, ma il virus che trasmette l’Aids è, secondo dati scientifici, 3 volte più piccolo del virus che trasmette l’herpes; 6 volte più piccolo della spiralina che causa la sifilide; e (leggi bene) 450 volte più piccolo dello spermatozoo. Altri studiosi, senza giungere a questi estremi affermano che “è stabilito che il lattice contiene normali difetti delle pareti che sono almeno 50 volte più grandi del virus dell’Aids” (2).
  4. I preservativi vengono venduti molto spesso con difetti, per cui si rompono durante l’uso, ecc… (3).
  5. Anche se un preservativo di ottima qualità impedisse il passaggio del virus, è possibile che, nel metterlo, l’uomo o la donna, lo tocchino con mani inumidite di secrezioni uretrali e bulbo uretrali pre-eiaculatorie (segmenti che appaiono molto prima dell’erezione), perciò la parete esterna del preservativo può contaminarsi con questi fluidi. E se consideriamo che ogni secrezione pre-eiaculatoria (dell’ordine di 0,2/0,5 ml) di un portatore contiene il virus dell’Aids, identico a quello che s’incontra nello sperma, il soggetto sieropositivo potrebbe contagiare la/il sua/o compagna/o anche quando il preservativo non lasciasse passare niente (4).
  6. Il bollettino dell’ONU-AIDS (principale diffusore di preservativi per combattere l’Aids) ha dichiarato, nella propria analisi del 1998 che: “…pur distribuendo, o vendendo, preservativi allo scopo di controllare il contagio da Aids; pur inviando materiale educativo, non vi sono considerevoli variazioni nel contagio da HIV nella popolazione” (5), ciò significa che distribuire preservativi non diminuisce la quantità di infetti. Nel 1998 il numero delle persone infette è aumentato del 10% (quasi 6 milioni di persone) (6); proprio per questo il Dottor Peter Piot, Direttore di ONU-AIDS, ha recentemente affermato che l’epidemia di Aids è fuori controllo: “D’accordo con le evidenze scientifiche attuali, non c’è dubbio che le raccomandazioni sul ‘sesso sicuro’ o ‘a minor rischio’ hanno contribuito alla sua espansione“. Per questa ragione nessuno degli 800 sessuologi che hanno assistito al National Conference on HIV (Washington DC, 15-18 del Novembre del 1991), alzò la mano quando si chiese chi di loro affiderebbe la propria vita a un preservativo durante la relazione sessuale con qualcuno, sapendo che è un portatore di Aids (7). 
  1. Dal punto di vista morale

Dal punto di vista morale si consideri questa notizia dell’ANFA (Servizio Internazionale Informativo sulla Vita umana), riportato sul Bollettino “Lega per la Decenza” n° 134, maggio 1988: “Ponendo fine a un’interminabile controversia nell’episcopato statunitense, l’Osservatore Romano afferma che l’uso dei preservativi come mezzo per combattere l’Aids, è moralmente inaccettabile“.
La Chiesa Cattolica, in un articolo titolato: Prevenzione dall’Aids, aspetti dell’etica cristiana, sottolineò che: “Cercare la soluzione al problema del contagio promovendo l’uso del preservativo, significa prendere una direzione che non solo non è molto efficace dal punto di vista tecnico, bensì e soprattutto, è inaccettabile dal punto di vista morale“. Aggiunge: “La proposizione che una sessualità di questo tipo sia sicura, ignora le cause reali del problema, come la permissività che, nella sfera sessuale corrode la fibra morale della gente. L’unica maniera effettiva di prevenzione è – nel 95% dei casi – astenersi dalla pratica sessuale fuori dal matrimonio e del consumo di droghe“.

Vediamo i principi che si usano per giustificare l’uso del preservativo nel matrimonio.

  • Principio Di intenzionalità: “È lecito usare il preservativo quando l’intenzione non è quella di ricorrere a mezzi contraccettivi, ma solo per evitare il contagio?“. Bisogna rispondere che le fonti della moralità sono tre: oggetto, fine e circostanze. Per rigore scientifico la prima che si analizza è l’oggetto (ossia, la moralità dell’atto stesso scelto dalla volontà), mai l’intenzione (che è la seconda nell’analisi, anche se talvolta non è la più importante). Ebbene, in questo caso, il dubbio ricade precisamente sull’oggetto dell’atto e non sull’intenzione dell’agente.
  • Principio terapeutico. Si pretende applicare quello che dice la Humanae vitae, 15: “La Chiesa, invece, non ritiene in alcun modo illecito l’uso di mezzi terapeutici veramente necessari alla cura di malattie dell’organismo, anche se ne derivasse un impedimento, anche previsto, alla procreazione, certamente nel caso che quest’impedimento non sia, per qualsiasi motivo direttamente voluto“. Questo principio non può applicarsi al caso in questione perché:
    1. L’uso del preservativo non costituisce alcuna terapia.
    2. Non è un’autentica prevenzione.
    3. Anche nel caso lo si voglia considerare terapeutico non può applicarsi in questo caso perché il principio terapeutico esige che il mezzo impiegato sia “veramente necessario” (HV 15), e questo la morale lo intende quando: non c’è nessun’altra alternativa più sicura per evitare il male; qui, precisamente, c’è un’altra alternativa più sicura: l’astinenza sessuale (8). 
  • Principio del doppio effetto. Si afferma che dall’uso del preservativo seguono due effetti: uno cattivo (la contraccezione) e uno buono (l’amore coniugale senza mettere a rischio la vita del coniuge). Ma anche questo principio ha un vizio di forma, perché nel compiere la prima delle condizioni, per la lecita applicazione del principio, si dovrebbe trattare di un atto in quanto posto come buono o al limite indifferente, però l’uso del preservativo non è indifferente nella suo primo effetto, infatti, separa in sé le due dimensioni dell’atto coniugale che sono l’aspetto unitivo e quello procreativo (9). 
  • Principio del male minore. C’è chi dice che “…si può permettere e persino consigliare quando i coniugi sono disposti a fare qualcosa di peggiore (come separarsi, ricorrere a relazioni extramatrimoniali)“. Il principio non si applica in questo caso perché bisogna tener in conto:
    1. Il principio del male minore è un principio ristretto a un campo particolare dell’agire umano, quello che versa sugli atti indifferenti e sui mali puramente fisici.
    2. Non vale mai quando una delle alternative è un atto intrinsecamente cattivo, cioè, un peccato formale. Non si applica, quindi, al caso in cui si deve scegliere tra due peccati (prendere contraccettivi o abortire?), giacché non si può scegliere nessuno dei due; oppure tra un peccato e un male puramente fisico (usare il preservativo o tollerare che il marito abbandoni sua moglie?). Perché davanti al male morale regge il principio anteriore e superiore: “Bisogna fare il bene ed evitare il male” e sui primi principi non c’è nessuna possibilità di eccezioni. Giammai, può scegliersi il male morale, per quanto sia il minore di due mali morali: ciò che è immorale nel suo oggetto, non diventa buono perché esiste la possibilità che avvengano mali peggiori. E mentre continua ad essere male, mai potrà essere oggetto di scelta di un atto buono e lecito (10).
    3. Quando si tratta di atti intrinsecamente cattivi, il principio del male minore autorizza a “tollerare”, a volte, il male che altri fanno o ci fanno. In altre parole, non c’è sempre l’obbligo d’impedire che altri facciano il male. Ma questo non è altro che “consentire che la volontà altrui agisca in una forma determinata, cadendo solo su lui ogni responsabilità della cattiva azione” (11). Questo vale anche per la cooperazione formale oggettiva e materiale immediata.
    4. Non è questo il caso. Infatti, non è sicuro che la contraccezione sia il male minore tra i due esempi dati. In realtà, tra alterare volontariamente il piano di Dio sull’atto matrimoniale e tollerare il male di entrambi (per esempio, che il marito abbandoni la famiglia), il male maggiore è sempre il peccato personale di chi si pone il problema (in questo caso, quello della sposa che si chiede se deve cooperare con il marito).

Quanto a consigliare il male minore:

1° Mai si può consigliare positivamente di compiere un male minore, perché oltre ad essere una cattiva intelligenza del principio, si incorre in uno scandalo teologico. “Trattandosi di un male, anche se minore, il consiglio o la persuasione mai saranno buoni, quindi, essendo essenzialmente una causa motrice dell’azione, si qualifica, per necessità, secondo il fine obiettivo a cui è ordinato, è questo è cattivo” (12).
2° Non si può tentare di “dissuadere” chi è convinto nel fare il male morale, consigliandogli di farlo solo in parte.

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(1). Cfr. Family Planning Perspectives (21). Maggio/giugno 1989, 103, 105.
(2). C.M. Roland, United States Naval Research Laboratory, Rubber World, citato da John Kelly, Ostetrico consultore e Ginecologo del Birmingham Maternity Hospital (Inghilterra), in The Tablet, 16/12/1995, p. 1620.
(3). Cfr. Questi dati in: Nature 335, 01/9/1988; American Journal of Nursing, 10/1987; Social Science and Medicine, Vol. 36, nº 113, 06/1993.
(4). Cfr. Dott.ssa María Isabel Pérez de Pío, El preservativo masculino no es seguro para la mujer, in: Boletín de Noticias dell’ONU, nº 99, 16/99. Buenos Aires, 22/03/1999. Si basa su dati del Prof. Henri Lestradet, membro della Accademia di Medicina di Francia. Cfr. Le Figaro, 22/06/1994.
(5). Cfr. ONU-AIDS, Analisi dell’efficacia del costo e VIH/AIDS: Attuazione tecnica dell’ONU-AIDS, 08/1998, p. 5.
(6). Sono dati dell’ONU-AIDS.
(7). Citato da Theresa Crenshaw, in Defense of a Little Virginity, USA Today, 04/1992.
(8). Cfr. E. Sgreccia, Manuale di Bioetica, Vita e Pensiero, Milano 1991, Tomo II, p. 265.
(9). Ibid.
(10). Cfr. HV, n° 14.
(11). Peinador, Moral Profesional, nº 385.
(12). Ibid., nº 258.

Pubblicato in Questioni Teologiche

Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù».

Chi muove i fili di quest’umanità alla deriva divenuta burattino? L’uomo – cioè l’umanità: “Dio creò l’uomo a sua immagine… maschio e femmina lo creò” (Gn 1,27) –, incapace di vedere oltre il proprio naso, sarà in grado di fare qualcosa per difendersi da chi sta distruggendo i valori della vita e i suoi sentimenti?

I greci avevano capito che l’uomo, il fondamento della verità lo porta dentro sé. Perciò concepirono il monito: «Uomo, conosci te stesso». Tuttavia, in quest’epoca, l’umanità – incapace di usare la ragione – si rende conto del proprio vuoto interiore. Di conseguenza, il desiderio di verità (che porta dentro), è soffocato dalla paura. D’altra parte che soluzioni offre la nostra cultura? Riempire il vuoto, con surrogati che portano alla dipendenza. In modo da cambiare la saggezza antica con un nuovo imperativo che segnerà la nostra condanna: «Uomo, dimentica te stesso». L’oblio, però, ha un prezzo. L’intelletto è sospinto a occuparsi solo delle apparenze (ecco l’ossessiva cura per la bellezza esteriore), cosicché il mondo si pervade da un’indicibile superficialità.
Creata libera da Dio, l’umanità è stata educata a vedere in Dio un pericolo. Per tanto tempo, ci è stato insegnato che Dio ci rende schiavi. Perciò, i governi, le società e le culture hanno deciso che è un bene per tutti liberarsi di questo Dio inutile. Certo, il credente capisce che solo Dio è in grado di mantenere la libertà dell’uomo, vera libertà, ma il credente è ormai una “specie” in via di estinzione.
La conseguenza dell’attentato alla libertà umana, è quella di aver sostituito la fede con il concetto di “emancipazione”.  Una sorta di “liberazione” da tutto e da tutti (purtroppo anche da se stessi).
Visti i risultati, sono certo che l’umanità ha imboccato la peggior via possibile che approderà presto a nuove schiavitù. Di fatto, ormai è lampante che la ragione sia sottomessa al pensiero debole e a certe “mode” che lentamente conducono il mondo alla miseria (non solo economica) e al collasso.
In questo progetto distruttivo chi pagherà il prezzo più alto, sarà la donna. Ovviamente, nel contesto del discorso, devo generalizzare, ma quante donne si rendono conto di essere nel mirino dell’attenzione e delle proposte di una cultura distruttiva? Voi, dell’umanità, siete la parte più sensibile (eccezion fatta). Dio vi ha fatto dono del far crescere in voi la vita. Non solo quella biologica, ma soprattutto quella che impreziosisce la forma biologica, cioè: anima e spirito, che da Lui ricevete in grembo. Voi, grazie alla maternità, riuscite a capire in modo particolare i bisogni dell’umanità e della vita. Per questo vi stanno sfruttando, per distruggervi. Dispiace dirlo, ma nell’epoca dello stress e della depressione, gli esseri più colpiti siete voi, destinatarie delle attenzioni di “mode e messaggi”, in cui satanasso ci mette la coda. Voleva distruggere Eva, c’è quasi riuscito. Voleva distruggere Maria è fu abbattuto, ora ce l’ha con voi: stirpe dalla donna.
L’opinione pubblica, ci educa a vedere le culture orientali come retrograde verso le femmine, ma non rivela affatto che la nostra “sana” cultura occidentale le femmine le rende merce. Donne comprate e vendute, soggiogate sempre in nuove schiavitù. Voi impeccabili, belle e magre. Vi vestono in un certo modo, vi fanno camminare in un altro. Guai se non avete certe forme e parlare in un certo modo. Tutto dettato da regole assurde e immorali. Qual è il prezzo che dovete pagare per avere successo? Qual è il prezzo per apparire? Lo sappiamo bene voi e io!
Il vero problema, però, è che non stando al gioco siete fuori. Voi, spremute come limoni e gettate via.
L’essere umano ha bisogno di sicurezze per vivere. L’equilibrio psico-spirituale, sorgente della vera sicurezza si raggiunge solo con la cura interiore (spirituale), costa fatica, crescita e tempo. Ci vuole fede, ci vuole la grazia. Diversamente, viviamo di mode che passano con molta, troppa, facilità (come l’onda nel mare in tempesta), producendo instabilità. Sulla sabbia non si riesce a costruire proprio niente, tutto è fragile e frana miseramente.
Da qualche parte ho letto: «Non fai in tempo a sentirti sicura che già c’è una nuova proposta e devi ricominciare da capo». Vero! Guardate che nessuno vi obbliga a seguire le mode e la massa. Inoltre, c’è da considerare che ogni cambiamento spaventa e questo porta uno stato di ansia incontrollabile che a lungo andare distrugge. A quel punto la società, potrà offrirvi solo pilloline contro la depressione, non soluzioni.
Si fa presto a parlare di oriente e non vedere che la cultura occidentale vi offende. Non è un bene “blindare” le donne, ma non lo è neanche spogliarle, è questa l’emancipazione? Il demonio porta più donne all’inferno con l’impurità che con altri peccati. Satanasso, offre nuovi e sottili modi per prostituirsi nel corpo e nella mente (situazione molto più pericolosa perché non è facile accorgersene). Gran parte dell’economia e del commercio per qualsiasi cosa da vendere mette il corpo femminile in bella mostra e c’è di peggio. Altri modi, meno sottili, di vendersi sono nascosti nel desiderio del successo. Qualcuno sostiene che per la donna è più “facile”. Così tante ragazze con grandi progetti e illusioni si sentono dire: «Non c’è problema, conosciamo le persone giuste, tutto è sicuro e ti pagano bene». Quale sicurezza? Sempre la stessa! Qualcuno disse: «mostra il corpo nella sua nudità e finirai per disprezzarlo». Insomma, una donna sfruttata, bistrattata, infangata. Sentite il monito del grande Apostolo: «Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6,15.19).
Che dire degli aborti in aumento? Qualcuno pensa che le femmine non hanno problemi ad abortire? Altra menzogna di satanasso! Lo sapete voi (e lo so io) che nessuna è capace di rinunciare al “proprio” figlio, ma se ti convincono che si puoi fare, se ti annebbiano la coscienza, allora… «Offuscate la mente dell’uomo e farà ciò che volete!».
Quando poi, una donna si scopre nuda davanti a Dio, nel peccato e sola, nella profonda disperazione, tutti si dileguano. In quel momento: dove sono i politici, promotori della “legge del massacro”? Dove le associazioni pro aborto, dove i medici, gli scienziati, i giornalisti? Ancora una volta, solo Cristo le accoglie a braccia aperte, se vogliono riconciliarsi con Dio nella Chiesa, ma per noi è difficile capire certe cose. La Chiesa, siamo abituati più a criticarla che ad amarla.
Sento dire che l’occidente ha reso la donna “libera”. Scusate non lo era già? Sì, però ora è più libera! Davvero? Chi c’è dietro tutto questo? I maschi, risponde un eco lontano. Se vi fa piacere pensatelo pure. Personalmente so bene che, dietro questo progetto per delegittimare la dignità femminile, c’è lui. Sempre lui, satanasso! Lui, sempre pronto a strumentalizzare quella parte di umanità (maschi e femmine) che continua a rifiutare Dio, per seminare il male nel cuore dell’uomo e distruggere il creato. “Peccato originale” sempre presente. Serpente antico, sempre presente. Noi, però, possiamo vincere. Cristo ci ha lasciato la speranza di Cristo, perché lui ha vinto il mondo, lui ha stabilito il regno di Dio sulla terra.
Capite che il discorso è certamente più ampio, perciò: chi ha “orecchi per intendere” saprà cosa fare, mentre “altri” avranno occasione per fra-intendere quanto ho scritto. Non importa, scegliete pure.
Alle sorelle credenti, però, chiedo nel Signore Gesù Cristo: «Vivete nel mondo con umiltà evangelica. Non lasciatevi sfruttare, siete già adornate, profumate, abbellite dell’amore di Dio, non vi lasciate rubare tutto ciò!». Chiediamo a Dio che susciti difensori dei diritti e della dignità d’ogni donna nel mondo, perché possa finalmente terminare lo sfruttamento.
Termino con alcuni spunti di riflessione presi dalla Parola di Dio: «Le donne seguivano Gesù, lo stavano a osservare e lo servivano». Esse meritarono le rassicurazioni dell’angelo al sepolcro (non temete!) e anche la prima apparizione di Gesù Risorto. Le donne corsero a dare l’annunzio ai discepoli, sconvolgendoli: Cristo è vivo! Sempre loro, dice S. Paolo, vestivano (cristianamente) con abiti decenti, adornandosi di pudore e riservatezza, non di ornamenti d’oro, di perle o di vesti sontuose ed erano dignitose, fedeli in tutto.
Dio, l’onnipotente, per portare a compimento la Storia della Salvezza ha scelto una Donna. Essa, unica tra tutti gli esseri umani, sta nei Cieli allo stesso modo che suo Figlio (l’Unigenito di Dio) in anima e corpo. Non sarà che Dio vuole tanto bene alle donne? Voi, ve ne volete?
«O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme».

Pubblicato in Peperoncino